From Celtics vs Lakers 84-91, del 8.6

'Come farei senza il tuo sorriso?'


Derek Fisher ha gli occhi buoni, grandi e comunicativi. Parla di fede, si emoziona per un’intervista del dopo gara. Ha sofferto tanto a causa di un malanno che stava per portargli via la piccolissima figliola, mentre era disperso a Utah, e vivrà sempre col ricordo di quella indicibile angoscia che avrà causato laceranti ferite poi rimarginate.

In campo non è mai bello da vedere, sia per una tecnica e dei fondamentali non sempre sopraffini ed un talento complessivamente sotto standard, sia per quel baricentro basso e la forma tarchiata che lo accomunano proprio alla raffigurazione del personaggio delle leggende di Re Artù e della Tavola rotonda.

Ma il suo ineffabile ghigno dopo l’ennesimo canestro decisivo nelle gare decisive delle serie decisive contraddistingue le vittorie dei Lakers contemporanei più ancora delle giocate di Kobe e Shaq, e ci riporta al più folgorante sorriso della storia di questo sport che ha rispleso negli anni ’80 con la stessa maglia e nello stesso ruolo.

Negli ultimi minuti di gara 3 Los Angeles stava attaccando male, sia perché la pressione dei Celtics era diventata quella che celebriamo da qualche settimana, sia perché Kobe fiutando l’arrivo del suo personalissimo momento di gloria non appariva particolarmente in ritmo nelle sue libere interpretazioni del triangolo (0/4 nel quarto).

Boston non si aspettava di dover rendere conto a colui che già castigò San Antonio e Orlando sui loro campi e che ha deciso di lasciare la sua griffe anche al Garden: 11 punti nell’ultimo quarto, alcune soluzioni tanto avventurose quanto vincenti, non meno di 3 conigli fatti apparire dal cilindro nel nulla dei giochi offensivi dei Lakers.

E soprattutto il capolavoro misterioso ed abbondantemente guidato dal destino dell’ultimo minuto, quando in contropiede si è fatto beffe di tre Celtics in disperato e tardivo recupero con tanto di mazzata annessa, trovando il decisivo gioco da 3 punti che ha portato Los Angeles sul 2-1.

La storia e la leggenda, che si fondono per il bene di tutti.

Il Re Pescatore del ciclo arturiano ha una menomazione ai genitali che ne inficia la libertà di movimento: lascio a voi cogliere ed esprimere la comoda relazione con la stessa peculiare caratteristica di Da Fish, ma con utilità opposta.

E’ l’unico gialloviola che non deve chiedere il permesso a Kobe per prendersi certi tiri in certe fasi della gara; ma come quelli di Paxson e Kerr per sua maestà MJ, i canestri di Fisher saranno i primi che verranno in mente nei prossimi 50 anni pensando a questa dinastia dei Lakers e di Bryant.

He loves this game, he loves this team, he loves these guys.
Leggendario Derek. Regale.

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