From Lakers vs Celtics 102-89, del 3.6


Spesso si commette l’errore di affidare ogni giudizio su una partita di basket o buona parte di essi ad una precisa dietrologia tattica, come se playbook e disegnini sulla lavagna avessero il potere di decretare le gerarchie tra due squadre.

In realtà essi non sono la causa e lo scopo di una vittoria o di una sconfitta, ma semplicemente un affascinante e variegato mezzo per arrivare ad esse.

E’ vero, ho sempre ritenuto gli adattamenti e la cura dei dettagli come gli elementi più suggestivi e talvolta decisivi di una serie playoff sulla carta equilibrata, ma questo non deve comunque far dimenticare la regola più importante del gioco che ne esalta l’essenza, la semplicità e la veridicità: alla fine vince il più forte.

Vince chi segna e non fa segnare, chi tira con percentuali migliori, chi difende meglio, chi prende i rimbalzi, chi passa bene la palla, chi ha più chili e centimetri, chi ha più voglia ed intensità.
Ed è questa la grande differenza che ravviso tra basket e soccer, scavando tra i due sport un solco spesso incolmabile: nella pallacanestro vince sempre chi merita, nel calcio quasi sempre.

Non solo: nel calcio la tattica può sovvertire i valori individuali, perché l’episodicità che determina un risultato è accentuatissima e le variabili sono più incisive; un punto può bastare per vincere, un calcio d’angolo può essere decisivo in qualsiasi momento.

Nella pallacanestro servono un centinaio di gol ed una rimessa è fondamentale solo nell’ultimo minuto.

Phil Jackson è uno dei più grandi adepti dell’elemento tattico e del sistema, non solo grazie alla storica applicazione della Triple Post Offense di Tex Winter, ma anche come metodologia di lavoro a tutti i livelli potenzialmente esistenti nel gioco.
Il concetto di sistema per coach Zen è essenziale perché:

1.fornisce un chiaro scopo e una direzione, cioè degli obiettivi;
2.educa e addestra i nuovi, che in cambio imparano come possono dare un contributo;
3.ricompensa un atteggiamento altruista, che in cambio mantiene sempre vivo il sistema;
4.rende più facile apportare delle modifiche, quando sono necessarie;
5.fornisce un contesto all’interno del quale un leader può integrare le qualità della squadra.

L'arte di indicare la strada per la vittoria.

Eppure Phil Jackson è il primo a sapere che per vincere non basta il sistema:

La gara mette alla prova il giocatore e lo svela; il Triangolo è solo lo strumento per svelare la gara, ma è sempre il giocatore che decide quest’ultima. Quello che separa le squadre vincenti da quelle mediocri è il carattere.

Come ogni religione è imperfetta solo perché l’uomo è imperfetto, così ogni sistema è inadeguato se gli interpreti non sono all’altezza.

La tattica ha un limite banale ma ancestrale: è umana.
Se lo schema è perfetto ed eseguito bene ma ti tremano le gambe, vincono gli altri.

Se Garnett è al posto giusto al momento giusto ma gioca con un decimo del suo celeberrimo agonismo, vincono Gasol, Odom e Bynum.

Se i Lakers saltano e corrono di più, prendono più rimbalzi ed hanno più fisicità, per i Celtics è durissima ma si resta nel canovaccio tecnico facilmente previsto di questa finale.

Se però Los Angeles, oltre ai vantaggi acquisiti ed assodati, difende anche con maggiore intensità, tiene meglio le penetrazioni avversarie, esce meglio dai timeout ed ha un approccio alla gara mentalmente superiore, per Boston il copione diventa un dramma inatteso e lacerante, come il lapidario Doc Rivers non esita a rimarcare:

Loro hanno giocato una partita fisica, ci hanno attaccato, erano aggressivi e la squadra più aggressiva alla fine ha le chiamate arbitrali a proprio favore. Ci hanno dominato a rimbalzo, giocando con la giusta cattiveria; sono eccezionali sotto i tabelloni grazie ai centimetri di cui dispongono. E’ impossibile vincere in trasferta nei playoff quando si gioca così. La nostra difesa è stata orribile.

E non ci sono Big Four, Big Three, Big Rondo, riesumazione del Garnett perduto, arbitri, Packline Defense di Tom Thibodeau e help the helper che tengano.
Vince semplicemente il più forte.

1-0 Lakers, palla al centro. Ma questo non è calcio…

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One Comment to “Oltre la lavagna”

  1. Fraccu says:

    Condivido.
    Credo che il concetto di “intangibles”, di ciò che non può essere tradotto in numeri, valga non solo per l’aspetto statistico ma anche per quello tattico: nell’eseguire (oltre che nel decidere leggendo la situazione) il fattore umano fa la differenza e non può essere preimpostato sulla lavagnetta; questo è il confine invalicabile tra una partita alla playstation ed una reale.

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