Possibile che da qualche tempo a questa parte in questo blog si parli sempre di LeBron James o della fiammata di ritorno dei Celtics?

Ieri sul campo dei campioni in carica della Lega si è disputata la quinta partita delle Western Finals. Pivotal game, rimonta clamorosa, colpi di scena a go-go, quasi overtime… e buzzer-beater eroico di Ron Artest. Insomma non è forse il momento di parlarne?
Los Angeles sogna il titolo.

Il suo primo titolo.
È il loro momento, è il tempo di parlare dei Los Angeles Clippers.
Quelli con LeBron James!

Mentre voi ridete, i tifosi della seconda squadra della città degli angeli hanno organizzato una marcia in onore del free-agent più ambito della storia del basket professionistico americano. È accaduto ieri e la parata si è conclusa proprio allo Staples Center, teatro di quelle finali di Conference che l’altra Los Angeles ha sfiorato solo una volta, con Elton Brand e Sam Cassell.

Quanti cori di scherno avranno ricevuto dai tifosi gialloviola accorsi all’Arena per assistere a gara-5? Ma d’altra parte, come biasimare la ClipperNation? In quale altro modo dare una svolta a quella storia di costante mediocrità che tutti associano ai Clippers?

Alcuni sport-writers americani hanno definito la marcia una buffonata. Altri invece si sono fermati ad immaginare lo scenario. J.A. Adande, per esempio, che ha esaminato quello che i Clippers possono offrire al Prescelto, in confronto agli altri spasimanti.

Quello che nessuno degli altri può mettere sul piatto è un lineup profondo e ricco di talento come quello dei Clippers. In occasione della prima palla a due sul parquet, insieme a LeBron, ci sarebbero Baron Davis, Chris Kaman, Eric Gordon e Blake Griffin. Ci sarebbero dunque All-Stars, ex All-Stars e potenziali All-Stars in ogni posizione.

Già si ride meno.

Ma la guida tecnica? Perché il licenziamento di Mike Brown significa qualcosa. LeBron si ritiene (ad onor del vero lo è) l’MVP della Lega e per riuscire a vincere il titolo ha bisogno sia del giusto supporting cast che di un coach che sappia come impedirgli di perdere. Non un caso che Phil Jackson e LeBron James finiscano così spesso nella stessa frase nei rumors dell’ultima settimana.

I Clippers cosa possono mettere sul piatto, dopo aver (finalmente) dato il ben servito a Mike Dunleavy?

What if.. Larry Brown?

'No aspetta... avete detto LeBron?'

La voce circola già da mesi. L’attuale coach dei Bobcats per ragioni familiari non disdegnerebbe un ritorno in California. Aggiungendo l’eventuale presenza nel roster di LeBron, come immaginare che Brown resti in North Carolina?
Ed è stato proprio Brown a regalare a Sterling la prima post-season da owner della franchigia. Era il 1992 e Brown, subentrato a metà stagione, condusse i Velieri alla prima stagione vincente dall’approdo a Los Angeles. Con Danny Manning, Ron Harper ed un trentenne Doc Rivers vinse più partite di regular season dei Lakers e fu eliminato dai Jazz solo a gara-5 del First Round. Anche l’anno seguente furono playoff, ancora fuori al primo turno (3-2 dai Rockets) ma ancora con più vittorie dei rivali cittadini.

Per i Clippers Brown rappresenterebbe dunque un ritorno ai bei tempi in cui il primato cittadino era in discussione.
Ma può succedere, Brown e James ai Clippers?

Prima obiezione: Donald Sterling ha il braccino corto.

Vero, ma sono convinto che questo non sia il vero problema. Spazio salariale sotto il cap ce n’è come da (quasi) nessun’altra parte e non sarebbe difficile liberarne ulteriore. Sarebbe dunque solo una questione di volere spendere. Nei due anni in cui ho fatto da team reporter dei Clippers per Play It Usa mi sono fatto un’idea precisa su Sterling: se non intravede prospettive di titolo, non apre il portafoglio. Ma se crede di avere una chance, anche lui cerca le sue rivincite.
Solo una volta ci ha creduto, nell’estate 2006, e non ha badato a spese. Il fallimento successivo lo ha reso ancor più restio a firmare contratti onerosi, ma qui si parla di LeBron James!

Seconda obiezione: i Clippers sono un ambiente perdente.

Questo è il vero limite. Perché LeBron è ancora a secco di titoli, ha una discreta fretta di infilare il primo anello e vuole andare dove sanno come si fa a vincere. Andare ai Clippers e restare un re senza corona lo farebbe diventare il principale oggetto di scherno di ogni comico che si rispetti, con Chris Rock capofila.

Rovesciando la frittata, c’è chi sostiene che un titolo con i Clippers ne valga tre con i Lakers.
Vero. Ma sempre uno resta! E da questo punto James ha già dato, trascorrendo i suoi primi 7 anni di NBA alla periferia dell’Impero, in una città soprannominata Sbaglio. Ragion per cui fare leva sul “diventerai il più grande di tutti, perché qui non ha mai vinto nessuno” potrebbe provocare nel Prescelto una reazione simile a quella di Alvin Gentry durante gara-5.

LeBron ai Clippers: tecnicamente, si può fare. Ma non succederà.

Ma dovesse succedere sarebbe l’apoteosi della democrazia sportiva americana, quella che vorrebbe garantire pari opportunità a tutti, che impone un tetto salariale uguale per ogni franchigia e che ha introdotto l’ordine di scelta inverso per riequilibrare i valori.
Sarebbe la teoria che diventa pratica, il sogno che diventa realtà.

E chi di voi ha il coraggio di negare a quei poveri disgraziati che hanno sfilato fra le risate dei Lakers fans di poter almeno sognare?

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