Phil Jackson intimamente vuole allenare e vincere con LeBron.



La ricerca sfrenata ed ideologica della libertà e la voglia di sorprendere di coach Zen unite al suo amore per la pallacanestro possono solamente portare a questa conclusione, tanto più dopo l’imminente e scontato back to back coi Lakers.

Ma vado oltre: tutte le squadre che vogliono o possono permettersi LeBron cercano Phil Jackson come coach per convincere il Re a firmare per loro.

Triangolo di Jackson e LeBron insieme sarebbero un duopolio illegale. Lo sa il giocatore e lo sa l’allenatore. La frase di esordio che il primo si sentirà dire dal secondo sarà: non chiederti ciò che il Triangolo può fare per te, ma ciò che tu puoi fare per il Triangolo.

E sarà subito scintilla, rivelazione, amore e dinastia, ancora prima della verifica sul campo e del supporting cast.

Phil Jackson alzerà definitivamente l’asticella degli onori e dei titoli fino all’irraggiungibile, all’utopia, al metafisico, oltre il Mourinhesco; LeBron James sarà trascinato d’inerzia a vincere il primo della lunga serie di agognati anelli, giocando il sistema più democratico di pallacanestro collettiva.

Sul piano tecnico succederebbe banalmente quello che è successo con Shaq, così riassunto dal pensiero di Steve Kerr all’epoca:

Una volta era facile raddoppiare Shaq. Oggi che gioca nel Triangolo, però, tutti gli attaccanti sono in continuo movimento, così la difesa non è più in grado di utilizzare un difensore designato e muoversi in anticipo. E’ impossibile fermarli.

Ovvero esattamente tutto ciò che è mancato alla Cleveland di coach Mike Brown.

Phil entrerebbe nella storia pure come colui che ha preso a zeru tituli, allenato e portato al successo Jordan, Bryant e James, in un’ideale staffetta trentennale. Il delitto perfetto, il capolavoro dei capolavori, il triangolo dei triangoli, la letteratura sacra che incontra quella profana.

Ma dove potrebbe materializzarsi il clamoroso connubio?

Jackson a Cleveland, intesa come città, proprio non ce lo vedo. Lago, freddo, cinema e centri commerciali: scenario da immediato ritorno in Montana. Ciò non toglie che sicuramente il proprietario dei Cavs Gilbert proverà a fare un tentativo.

Jackson a Chicago ha già vinto. Non potrebbe così Mourinhizzarsi per poter dire che ha vinto in tre squadre diverse ed ovunque è andato, ma soprattutto in parte rischierebbe di compromettere quel codice etico non scritto per cui non si deve tornare dove si è già vinto senza gli stessi giocatori.
Dovrebbe insomma prima chiamare MJ, per rispetto, e chiedergli: Hey Michael, posso? Che ne dici? E per la grande stima che intercorre tra Jordan e LeBron, la risposta sarebbe affermativa.

Jackson ai Clippers non ha né arte né parte. Intanto perché non avrebbe senso il tradimento tecnico e spirituale ai Lakers.
Inoltre Phil e la sua anca sbilenca non solo si spostano unicamente col trono pontificio allegorico, che in panchina lo fa sembrare più possente e più grande di chiunque altro, ma anche per una doverosa quantità di presidenti spirati, 12 milioni per la precisione. E Sterling non ce li mette di sicuro.

Il problema è che non sembra intenzionato a metterceli pure Jerry Buss, proprietario gialloviola…

C’è allora una soluzione improponibile e fiabesca, ma proprio per questo suggestiva ed affascinante, della quale mi assumo la più totale responsabilità visto che persino oltreoceano nessuno l’azzarda: Jackson a New York.

Jackson ha giocato a New York per più di 10 anni, sa cosa vuol dire essere un Knicks e vincere per quella maglia ed in quella città, che per lui è il simbolo stesso dell’Est liberale. Anzi, è proprio Knicks dentro, forse più ancora che Bulls e Lakers.
Riportare alla vittoria una franchigia storica all’asciutto dal 1973 sarebbe l’unico modo di sorprendere ulteriormente il mondo intero. Una Mourinhata perfetta, per capirci.

C’è un piccolo grande ostacolo, che di nome fa Mike e di cognome D’Antoni. Per quanto il suo sistema ad alti ritmi ed i suoi risultati siano sotto il mirino dei feroci osservatori della Grande Mela e non, gode ancora della fiducia del front office Newyorkese.

Ma se l’accantonamento dell’ex Milano fosse il prezzo da pagare per arrivare a LeBron ed al duopolio triangolare, c’è davvero qualcuno che esiterebbe di fronte alla riscrittura della storia?

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3 Comments to “Duopolio triangolare”

  1. tika says:

    ma anche no! (al rifiuto si intende).
    Qualcuno alzi il telefono e dia il là a questa cosa, la statua della libertà è là da troppo tempo, il post basso tanto caro a buffa va cambiato.^^

  2. Luca 8 says:

    Maddai!! Ipotesi a dir poco suggestiva!
    Però sono scettico sulla possibilità che coach Zen e LBJ vadano nella grande mela..
    Ok che sarebbero un duopolio illegale ma il nulla che troverebbero ad accoglierli penso che sia un valido deterrente per chiunque abbia voglia di vincere qualcosa.
    Il mio credo cestistico mi porta a sperare ad un connubio tra i due nella Windy City e credo che sia l’unica vera possibilità per vedere James e Jackson lottare insieme per l’anello.
    Per il resto sono d’accordo con te che qualsiasi altra franchigia che potrebbe “permettersi” il re non sarebbe una meta congeniale per l’allenatore dei 10 anelli.
    In sintesi il mio pronostico è il seguente: se le strade dei due si incroceranno sarà a Chicago, ma trovo più probabile che Phil Jackson resti a LA sponda gialloviola, magari per tentare l’ennesimo three-peat nel caso in cui lacustri dovessero vincere anche quest’anno.

  3. Bro says:

    “tanto più dopo l’imminente e scontato back to back coi Lakers”
    Questa gufata? 😀

    Comunque questo dupolio come dici te sarebbe interessantissimo, peccato che appunto non ci sia verso di farlo coincidere con una squadra, ostacolo grandissimo al momento.

    E NY è da scartare a priori, non solo per la bravura di D’Antoni ma proprio perchè questa squadra è modellata da lui e Walsh e non credo che sia possibile un divorzio a meno di eventi catastrofici, per così dire.

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