From Spurs vs Raptors 131-124, del 9.11
Siamo la coppia più bella del mondo. Meglio in squadre diverse però.

Siamo la coppia più bella del mondo. Meglio in squadre diverse però.


Pallacanestro offensiva di stampo FIBA; partite ai 120 punti; talento individuale echeggiante; possessi brevi e tiri nei primi secondi dell’azione; imbattibili in giornata singola.
Dogma di quest’anno a Toronto: fare un punto più degli altri. Ovvero la strada maestra per perdere le partite che si decidono nel finale.

Ma questo attacco spumeggiante è causa o effetto dei limiti capitali in difesa dei Raptors? L’ intruglio di almeno quattro magagne onestamente irrimediabili mi fanno temere per le loro prospettive a breve termine.

1 – Bosh & Bargnani incompatibili

Che tendano a pestarsi i piedi in attacco è aspetto tutto sommato anche trascurabile, alla luce dell’incontestato talento che contraddistingue entrambi.
Ma se quello che ti danno palla in mano ti viene tolto non appena si cambia lato del campo, la scappatoia può essere solo una e pure da affrettare alla luce della situazione contrattuale di Bosh: Chris ed Andrea vanno divisi quanto prima.

L’uno non fa il bene dell’altro. Nella più ottimistica delle illazioni la loro convivenza non permette ad entrambi di esprimere il massimo del loro potenziale.
E’ insomma un classico esempio di insanabile problema chimico nell’edificazione di una squadra, che ha legato le mani a Toronto da quel diabolico draft 2006 in cui Colangelo e Gherardini fecero spallucce allo scetticismo dello stesso Bosh nei confronti del lungo ex Benetton.

Bosh non solo non crea opposizione tra l’attaccante ed il ferro (specie in situazione di aiuto), ma quando fa finta di provarci risulta estremamente dannoso perché, tra linguaggio del corpo interlocutorio e poca credibilità nel tentativo, rischia solo falli banali, giochi da tre punti e disorientamento dei compagni che a domino si trovano in difficoltà nel reagire alle scelte dell’attacco.

Il Mago migliora di anno in anno, ma in situazioni dinamiche esce sempre con baricentro alto, passo di arretramento non reattivo ed ancata laterale d’ordinanza per ostruire la strada all’avversario che l’ha già battuto sul tempo. Fallo sempre a portata di fischio pure per lui, che a sua volta non recepisce il contatto come una situazione che può tramutarsi in un vantaggio; fatico per esempio a ricordare un suo sfondamento subito in carriera.

2 – Contenimento del palleggio

E’ atavico: i piccoli non tengono le penetrazioni degli avversari.

Calderon è un caso patologico;

Belinelli è un modernista, nel senso che cerca costantemente la palla con tempi tanto personali quanto imprevedibili e rivoluzionari, ma deleteri per i compagni che ci devono capire qualcosa;

DeRozan è in difficoltà nel contenere gli avversari in palleggio, a dimostrazione che spesso il teorema grande atleta e gambe esplosive = buon difensore sulla palla è quanto di più lontano dalla realtà ci sia;

Antoine Wright non sta dando segnali distensivi, come testimoniato da quel Bonner (sì, Matt) che lo batte in palleggio dal perimetro e va a schiacciare per nulla infastidito dal tardivo aiuto di Bargnani;

Weems è acerbo e selvaggio, ma non sarebbe una sorpresa il suo ingresso in rotazione sfruttando energia, intensità ed istinti per la palla;

Jack avrebbe gambe veloci e sarebbe forse il meno peggio del gruppo (non a caso il coach lo spende frequentemente in coppia con Calderon nei finali), ma se persino lui viene pizzicato a muovere i piedi in ritardo forse c’è qualcosa che va al di là dell’argomento individuale.

Ad ulteriore dimostrazione che una buona difesa di squadra può (non necessariamente) cancellare i limiti del singolo, mentre una pessima difesa di squadra riesce (quasi sicuramente) ad evidenziarne i difetti.

3 – Pigrizia nei close-out, negli aiuti e nei giochi a due

Bargnani, Bosh, Turkoglu: nessuno di loro ha la predisposizione per uscire sul perimetro ad ostacolare il tiratore avversario.

Per altro nelle situazioni di giochi a due la scelta di coach Triano è quasi sempre di cambiare, esponendo quindi il lungo a brutte figure in marcatura su un piccolo che regolarmente ha libero accesso verso il ferro.

In alternativa, raddoppiando il portatore di palla come accaduto contro San Antonio, il bloccante si ritrova metri di spazio sia nel caso di apertura fuori per il tiro (pick and pop) sia nel caso di taglio verso canestro (pick and roll).

Sono troppo statici, troppo lenti e troppo pigri per difendere su squadre che allargano il campo ed hanno 4-5 giocatori perimetrali, moda per altro ormai diffusissima nella lega.

Paradossale che proprio il vantaggio dei Raptors in attacco (l’utilizzo sul perimetro del Mago e tanto lavoro efficace di penetra e scarica) si rivolti contro di loro in difesa, con annesso pagamento degli interessi. Eppure in teoria più incontri una situazione tecnica in allenamento, più dovresti essere pronto a riconoscerla e contrastarla in partita quando ti viene proposta dagli avversari…

4 – Bluff a rimbalzo?

Bosh ed Andrea non adeguano il corpo in base al saltatore avversario a rimbalzo. Basta un superficiale report delle loro carambole per notare che la palla cade spesso tra le loro mani da indisturbati o senza lotta per la posizione con l’attaccante. Non prendono insomma i rimbalzi fuori dalla loro portata, quelli per cui non basta esserci con atletismo e centimetri, ma sono ingredienti essenziali anche tempismo, voglia, intuito e forza.

Se per il Mago anche i numeri vengono in soccorso di questa impressione, per Chris in realtà le statistiche non dovrebbero ammettere appello: 12 rimbalzi a sera. Però non dovrebbe nemmeno mancare la percezione di quello che c’è scritto dietro ai numeri.

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One Comment to “Raptors e difesa: convivenza impossibile”

  1. ze says:

    Effettivamente quando vedi Bonner battere un piccolo in palleggio, prendere il centro dell’area e andare a schiacciare… beh qualcosa di sicuro non va per il verso giusto

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