Ma che gli passa per la testa?

Ma che gli passa per la testa?

Lo stiamo perdendo, o lo abbiamo già perso?

Iverson ha detto che preferisce ritirarsi piuttosto che partire dalla panchina. […]
Il proprietario dei Grizzlies, Michael Heisley, ha spiegato: “Mi aspetto che ritorni. Se davvero si ritirasse, sarebbe una tremenda delusione. Mi ferisce perché non ritengo che questo sia il modo in cui dovrebbe lasciare“.
– estratto da un articolo di oggi del Memphis Commercial Appeal.

Ufficialmente Allen Iverson ha ottenuto il permesso di lasciare la squadra (per un tempo non determinato) per dedicarsi ad una vicenda personale i cui dettagli non sono noti. Se a questo si aggiungono le sue recenti lamentale, è lecito che molti non ritengano affatto provvisorio questo abbandono.

Lo stesso articolo sopra citato propone un sondaggio in cui si domanda se si ritengono vere le giustificazioni della versione ufficiale. Non solo i “No” superano i “Sì”, ma su entrambi prevale un eloquente “I don’t care”.

Non mi importa è una risposta davvero clamorosa se pensiamo che si tratta del parere dei tifosi riguardo una delle stelle meno vincenti ma più osannate dell’ultimo decennio.

Forse Iverson dovrebbe leggere questo sondaggio, anziché proseguire nelle sue dichiarazioni, tutte sulla linea del “non ho nulla da dimostrare, sono 14 anni che gioco a basket e tutti sanno cosa posso fare”.

Non ha accettato di essere il sesto uomo ai Pistons e Dumars non ha sprecato un secondo per valutare l’ipotesi di rifirmarlo. Doveva essere un (difficile) tentativo di giocare per il titolo con quel che restava dello storico gruppo che ha riportato il titolo nel Michigan dopo i fasti del periodo di Chuck Daly. Si è rivelato un terribile flop.
È bene però fare una distinzione.

Appena conclusa la trade Iverson-Billups, John Thompson intervistò le due star che si giocavano l’ultima chance a Detroit: The Answer e Rasheed Wallace. Entrambi parlarono di una grande occasione, di dare il massimo per conquistare l’anello e dell’importanza di farlo in fretta, perché il passare degli anni stringe sempre più la finestra delle opportunità.

Non che Sheed non sia, come Iverson, un giocatore problematico. Ma a differenza della guardia, l’ala centro già campione NBA nel 2004 si è guadagnato la chiamata dei Boston Celtics. In una squadra che ha fatto dell’Ubuntu una propria regola, Sheed è stato ritenuto un talento in grado di dare un contributo determinante per tornare a vincere, e non una testa calda in grado di compromettere gli equilibri dello spogliatoio.

Nel mercato estivo dei free-agent Allen Iverson è stato corteggiato seriamente solo da Memphis.

Per la franchigia del Tennessee ha firmato un contratto annuale da 3,1 milioni di dollari. Una cifra ridicola per un giocatore del suo livello, eppure nessuna contender ha visto in lui l’elemento chiave per il salto di qualità, o quel giocatore in grado di cambiare la partita con il suo ingresso in campo.

Ricordo sempre con piacere la conferenza stampa in cui Iverson obiettò ai giornalisti di parlare troppo del suo atteggiamento durante gli allenamenti. Aveva ragione nel dire che quel che conta è quel che fa in campo, durante le partite. E che per quello andava giudicato.

Purtroppo ora la sua incapacità di adattarsi alle esigenze di un gruppo e la sua testardaggine nel voler imporre il proprio ruolo nella squadra sono le ragioni che gli impediscono perfino di scendere in campo e farsi apprezzare per quel che sa fare.

Sta perdendo drammaticamente popolarità, non solo tra i giornalisti, ma tra i GM della Lega e tra gli appassionati di basket. E pur non essendo mai stato un suo grande ammiratore, il rammarico per una uscita di scena così imbarazzante (la peggiore dai tempi di Latrelle Sprewell) sarebbe grande.

Concordo con l’owner dei Grizzlies quando sostiene che non è così che deve finire la sua carriera.
Almeno, non è così che la dovrebbe finire un campione.

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2 Comments to “Iverson verso un triste epilogo”

  1. jay jay okocha says:

    Gran bel blog, innanzitutto..

    Che dire, era nell’aria già dalla firma di Iverson con Memphis un epilogo un pò spiacevole, la mia impressione era stata di un contratto fatto con poca convinzione. Purtroppo le mie peggiori idee sembrano essere confermate.
    Non sono un esperto di contratti e regole Nba su questo tema, ma una volta che ci si ritira dopo quanto tempo si può tornare ( vedi Jason Williams) a giocare con un’altra divisa?

  2. Mookie says:

    Grazie Jay Jay!
    Ho avuto esattamente la tua stessa impressione sulla firma di Iverson a Memphis. Poco da aggiungere.
    Non sono un fine conoscitore del CBA neanch’io, infatti andando a consultare ho verificato che non se ne parla affatto! Non in modo accurato almeno.
    Il caso Jason Williams però ci da una probabile risposta.

    L’anno scorso White Chocolate comunica la decisione di lasciare i Clippers prima del Training Camp. Anche se di fatto sottoscrive il modulo di ritiro volontario, il cosidetto Retirement Paper, solo in febbraio.
    Già la scorsa stagione Jason ci ripensa e vuole rientrare durante la stessa regular season. A quel punto il veterano deve aspettare 365 giorni prima di tornare a giocare (per chi vuole, non per la sua ultima squadra) oppure rientrare subito solo a patto di approvazione unanime di tutte le franchigie della Lega. Ma 6 (Clippers compresi) votarono contro.
    E Jason ha aspettato…

    Il fatto che abbia già iniziato la regular season lascia intendere che il conto alla rovescia parta dall’ultima partita giocata e non dalla data di consegna del Retirement Paper.

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