Continua da Che noia che barba…

Disastroso coach Woodson.


Tutto facile per Los Angeles nei tabellini che dicono 3-0 contro Utah, ma onore al merito a questi Jazz che in una configurazione improvvisata sono riusciti ad esaltare quella componente operaia tanto cara a coach Sloan, andando vicinissimi ad aggiudicarsi almeno due partite della serie.

Ad inizio anno mi ero sbilanciato sostenendo l’incompatibilità tecnica ed attitudinale di Boozer, Kirilenko e Okur con i principi di Sloan, auspicando una rapida ed indolore separazione addirittura di tutti e 3 da Salt Lake City.

Paradossalmente l’assenza di Andrei e Memo ha permesso al coach di lavorare su un gruppo più aderente alla sua cultura, ottenendo da Millsap rotazioni difensive storicamente aliene al turco, da Miles e Matthews due evidenti candidati al premio di Most Improved Player 2011 e persino dall’impresentabile idolo Fesenko un tipo di corpo che più si adatta alla filosofia di Jerry (si pensi all’Ostertag decisivo negli anni ’90).

La sfilacciata Denver del primo turno ha perso la serie proprio per il diverso approccio complessivo al gioco rispetto a Utah, non certo per il talento ed il personale a disposizione.

Ad Est, in attesa di sapere quando Rondo avrà finito il suo personalissimo show, si aggirano nell’altra semifinale due mostri inquietanti, uno in senso positivo ed uno in negativo.

Se Orlando fa paura ed allo stato attuale è la squadra più forte o almeno quella che oggettivamente ha mandato i segnali più rassicuranti, per Atlanta è difficile non rivolgersi ad una terminologia brusca nell’onere di definire degnamente la più fragorosa delusione dei playoff: sta facendo schifo.

Sta facendo schifo non solo in funzione del presente, con l’inaccettabile sofferenza del primo turno contro i generosi e poco altro Bucks e gli 85 inverecondi punti di scarto nelle prime 3 gare contro i Magic, ma anche e soprattutto in funzione del futuro e della delicatissima estate che li attende.

L’ulteriore aggravante è il ripresentarsi puntuale dei soliti conclamati difetti di questo gruppo:
la leadership sospetta di Joe Johnson, mai in grado di elevare il suo gioco variando adeguatamente le soluzioni;
il ridimensionamento di Josh Smith da All Star di stagione regolare a Quasar Player (sembra una stella ma non lo è) dei playoff;
una panchina non all’altezza in cui persino il sesto uomo dell’anno Crawford ha fatto più volte cilecca;
i soliti palesi limiti di coach Woodson, sia per l’assenza di creatività nello strutturare qualcosa di alternativo ad un attacco di soli isolamenti che nella scarsa capacità di lettura della gara, testimoniata dalla pessima scelta di cambiare sempre in difesa contro Orlando, che si è trovata gratuitamente tutti gli adeguamenti che meglio si adattano al suo gioco.

Vero che i Magic non ammettono constatazione amichevole a prescindere in questa fase e che alla luce di questo secondo turno merita di essere riconsiderato il 4-0 subito da Charlotte, almeno in grado di impensierire coach Van Gundy più di quanto stia facendo Atlanta.

Ma in questo clima da ultimi giorni di scuola, coach Woodson potrebbe essersi definitivamente giocato il posto nonostante il numero di vittorie in costante ascesa nei suoi 5 anni di permanenza interlocutoria su quella panchina e Joe Johnson è chiamato ad una scelta delicatissima sul rinnovo del suo contratto, sempre meno scontato.

La colpa più grave degli Hawks per noi appassionati è un’altra: come Spurs e Jazz ma con più responsabilità di Spurs e Jazz, non sono riusciti nemmeno a regalarci il progetto di una serie.

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