Senza un mefistofelico Rondo da leggenda, le 4 semifinali di conference avrebbero già conosciuto i rispettivi vincitori dopo sole 3 partite.

C'è qualcuno che di sicuro non si annoia: eccellente coach Gentry.

Questa serie va almeno a gara 6, non posso pensare che ne vengano giocate meno; ma molto probabilmente ci sarà anche gara 7.

Certo è risaputo, solo chi fa i pronostici li sbaglia, ma per una volta la cantonata presa da Federico Buffa su Suns-Spurs ha proporzioni bibliche e merita di essere registrata, ovviamente con immutata ammirazione.
A difesa dell’Avvocato sfido infatti chiunque a presentarsi sostenendo di aver previsto lo sweep ai danni di San Antonio.

In una semplicistica ma non scorretta definizione tanto di moda in queste ore, coach Alvin Gentry è considerato un Mike D’Antoni che in più usa la panchina e fa difendere i suoi.

Nel trovare la vera differenza tra la versione incompiuta dei Suns del coach ex Milano e questa io mi concentrerei particolarmente sul primo aspetto: la diversa qualità ma soprattutto la diversa fiducia assegnata alle seconde linee.

D’Antoni ne considera 7, ne fa giocare 6, ne farebbe giocare 5 e si fida di 4; è una regola che ha trovato conferma anche a New York, non senza polemiche dei reietti scaricati altrove (Robinson e Jordan Hill su tutti).
Gentry trova risorse clamorose in nuovi protagonisti della lega come Dragic e Dudley, splendidamente confermati anche nei finali superando così le odiose gerarchie prestabilite che spesso assimilano un allenatore ad un capo stazione, il cui unico compito è quello di guardare il cronometro per decretare i cambi.

Coach Gentry invece guarda il campo: vede che Dragic è a dir poco posseduto e lo cavalca sacrificando un non meno sontuoso e sorprendente Jason Richardson; vede che Dudley è un’arma tattica totale contro gli Spurs e rinuncia persino alla stupefacente difesa di Lazzaro Hill; vede che l’adattamento trovato in corsa coi 4 piccoli funziona e manda in scacco coach Popovich, che inizierà forse a capirci qualcosa verso Settembre.

Lo stesso quadrumvirato anomalo chiamato in qualche modo a coprire il minutaggio teorico dei centri si sente fondamentale oltre le personali aspettative, ed ognuno dei componenti contribuisce in base alle proprie peculiarità: lavoro sporco Amundson, piazzato da 3 tattico che allarga il campo Frye, legnate assortite Collins in quintetto, presenza e centimetri Lopez, quando e se tornerà.

Bisogna semplicemente prenderne atto: coach Gentry sta allenando alla grande.

Ora la sfida coi Lakers si preannuncia lo stesso proibitiva ma di raro interesse tecnico, perché si affrontano due sistemi diametralmente opposti nei principi e negli uomini.

Basti pensare alla dominante presenza di Gasol e Bynum per i gialloviola da una parte ed al suggestivo quintetto piccolo che può opporre Phoenix con Stoudemire da centro dall’altra.

La storia per altro insegna che Kobe e soci non hanno mai particolarmente digerito il run and gun della vecchia versione dei Suns, per quanto oggi riadattato e rielaborato. Ma se da un lato Phoenix è arrivata al massimo che ci si poteva aspettare nelle travagliatissime premesse della regular season, i Lakers danno la sensazione di iniziare solo ora a fare sul serio.

To be continued… …che barba che noia

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3 Comments to “Che noia che barba…”

  1. Fraccu says:

    La chiave tattica di Lakers vs Suns sarà probabilmente proprio l’atteggiamento di coach Gentry: se decide di adeguarsi a L.A. aumentando il minutaggio dell’utilissimo Amundson, rischia di mettere a proprio agio i Lakers; se invece cerca di imporre il proprio stile, aumentando il minutaggio di Frye, il disagio di L.A. (soprattutto durante la permanenza delle “twin towers”) potrebbe essere un fattore.

    Inutile provare a competere con l’impatto in area di Gasol + Bynum, tanto vale tentare una contromossa autoritaria, puntando su due “centri” (virgolette d’obbligo) come Frye e Stoudemire, che con la loro perimetralità costringerebbero i due lunghi targati L.A. ad aprire la propria area, lasciandola più accessibile alle scorribande di Nash e ai tagli di Richardson.

    Nondimeno, Frye e Stat sono rimbalzisti dignitosi che, almeno, rispetto ad un quintetto con 4 piccoli, attenuerebbero il differenziale a rimbalzo; in fondo, potrebbero anche tenere in difesa: Stat vs Gasol (che non ama le marcature aggressive) e Frye vs Bynum (anche se Frye si carica facile di falli…).

    Certo, con Odom in campo, il buon Frye dovrebbe sacrificarsi a correre più del solito, ma… scommettiamo che ad ogni coast-to-coast di Lamar, corrisponderebbe una tripla incontestata di Channing (con Lamar distratto altrove)?

    Come la vedi?

  2. Gerry says:

    Hai detto tutto, sulla carta è proprio il succo della serie che la rende interessantissima tatticamente, perché si affrontano mentalità e filosofie diverse, ma squadre al tempo stesso flessibili ed in grado di giocare in più modi.

    Gentry mi ha entusiasmato proprio perché ha saputo leggere le gare e cambiare, cavalcando a seconda di avversari e situazione configurazioni di volta in volta differenti.

    I 4 piccoli o i 5 perimetrali gli hanno dato moltissimo e possono creare grattacapi al tipo di difesa di Los Angeles, quindi sicuramente sarà questa la linea scelta preliminarmente, come concetto, specie in Arizona.
    Ma gli adattamenti di gara in gara possono essere esaltati da questi due tipi di roster: io addirittura non escludo di vedere minuti con Artest su Nash e Hill su Bryant!

    Mi aspetto allora una serie di parziali, di momenti in cui Gasol realizza 8 punti in 3 minuti per un 10-2 Lakers e di altri in cui Frye azzecca la striscia di 3 canestri da fuori per un 13-4 Suns.

    L’unica variabile a sorpresa potrebbe essere il recupero di Robin Lopez, che stava ormai imparando a giocare benissimo gli spazi di Nash ed è certamente un corpaccione che può trovare senso per opporsi a Bynum e Gasol, fosse solo per spendere qualche fallo.

  3. Ciombe says:

    secondo me Jackson deve cambiare qualcosa per adattarsi ai Suns, soprattutto in Arizona.

    Allo Staples probabilmente cavalcherà molto Bynum e Gasol assieme e cercherà di spezzare il ritmo dei Suns.

    In Arizona, dove questi corrono, non è escluso un quintetto strano con Artest che fa il 4 tattico e Bynum che perde minuti.

    Io Artest su Nash non la vedo una buona cosa, Artest può avere difficoltà a essere un fattore difensivo in questa serie, perchè a parte qualche sfuriata di J-Rich non ha nessun giocatore da prendere in consegna, e cmq non può esporsi troppo in aiuto per aprire il campo ai tiratori dei Suns.

    Viceversa impiegato da 4 tattico difensivamente può togliere dei riferimento ai Suns.

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