From Celtics vs Cavaliers 95-124, del 7.5

Come le vignette della Settimana Enigmistica: senza parole.

C’è un equivoco di fondo che strizza l’occhio all’inesorabile tramonto dei Celtics campioni: sono diventati la squadra di Rondo, ma per vincere ai vertici non possono essere solo la squadra di Rondo. Non ancora.

La Boston del 2008 era costruita attorno ai Big Three, con Garnett leader emotivo, sicuramente difensivo e forse anche offensivo, Pierce come al solito perfetto nel prendersi responsabilità subordinate e diventare protagonista in parte protetto da altri (fu così anche il rapporto con Antoine Walker nella prima finale di conference della sua carriera), Allen a giocare da terzo violino ecumenico.

Poi, solo poi, veniva Rondo, assimilabile nelle gerarchie ad un Perkins qualsiasi, ovvero come un complemento del quintetto dei Big Three.

Nel giro di due anni la situazione si è capovolta, vuoi per l’oggettiva crescita di Rajon in campo e la conseguente nuova veste da lui indossata nelle opinioni generali (contrattone firmato la scorsa estate e convocazione all’All Star Game), vuoi per il fisiologico calo dei tre veterani.

Si è passati attraverso la situazione intermedia soprannominata Big Four fino al completo sorpasso del giovanotto ai danni degli esperti colleghi.
Emblematiche le votazioni per i quintetti NBA 2010, nelle quali Rondo ha ricevuto 47 voti, contro i 6 del capitano biancoverde e l’unica immotivata preferenza riconosciuta a Garnett.

Ora è diventato lui il barometro di Boston, il riferimento emotivo per coach e tifosi, il giocatore alle cui improvvisazioni si affidano i compagni non solo per smuovere l’attacco intorpidito ma anche per impostare il gioco offensivo.

Il playbook di Doc Rivers è stato lentamente rivoluzionato, passando da sistematiche esecuzioni per servire Garnett in post medio, Pierce nei suoi caratteristici tagli orizzontali ed Allen in uscita dai blocchi, ad una precisa collocazione degli uomini ed una spaziatura che ha nel penetra e scarica e nei blocchi alti per Rajon la fonte ed il fulcro, con accenni persino di Dribble Drive Motion tanto cara a coach Calipari nella NCAA.

Boston ha vinto gara 2 grazie alle penetrazioni del folletto ex Kentucky e nelle prime due gare a Cleveland (ma il trend era palese anche in regular season) con Rondo in campo la squadra viaggiava alla media di 107.6 punti ogni 100 possessi, mentre con Rondo in panchina il dato si inabissava a 78.6.

Così parlava di lui coach Mike Brown, provando ad individuare la possibile chiave della serie:

E’ un ragazzo che può batterti in tutti i modi possibili. Può farlo coi rimbalzi offensivi. Può farlo coi recuperi, che ovviamente equivalgono a tenere in controllo la gara. Può andare in vernice anche se non vuoi farlo andare in vernice. E non è solo efficace per sé stesso, ma può creare per i compagni. Quindi la coperta è corta ed è difficile per chiunque contenerlo.

C’era tuttavia un dato, sicuramente non sfuggito al coach, che faceva capolino in quelle prime due gare della serie: con Mo Williams in difesa su Rondo i Celtics segnavano 103.9 punti ogni 100 possessi, nell’accoppiamento con Delonte West il dato decollava a 144.4, mentre con Anthony Parker si scendeva a soli 96.7.

Fatta la statistica, trovato l’inganno: puntualmente in gara 3 il deputato al contenimento di Rondo è stato l’ex califfo del Maccabi Tel Aviv ed il ridimensionamento dei Celtics è andato di pari passo con quello della loro point guard.

Poi ovviamente il Prescelto ci ha messo tutto il resto, ma questa è un’altra storia.

Ora Boston, fino a ieri in versione Araba Fenice con tanto di frettolose anteprime della finale contro Orlando nei commenti dei blog locali, altrettanto frettolosamente entra in modalità Dead Team Walking.

Non oso mettere in discussione che la freschezza atletica e l’energia di Rondo siano necessarie per tenere a galla i Celtics, ma al tempo stesso con questa conformazione Boston non può essere competitiva per l’anello.

La squadra per vincere ha bisogno della configurazione a sanguisuga della difesa secondo i dettami di mastro Thibodeau, di trarre attacco da quello che viene fatto nella propria metà campo, della leadership vocale e trasversale di Garnett, di far sentire Pierce protetto ed al tempo stesso protagonista, della pulizia tecnica di Allen, dell’Ubuntu e della missione che si portava dietro.

Avrebbe bisogno insomma di tornare alla configurazione del 2008, ma i Big Three devono trovare le risorse fisiche e mentali per risollevarsi ed elevare il loro gioco, cosa che non sono riusciti a fare nella contraddittoria regular season.

Inoltre Rondo non può più essere sminuito come enorme valore aggiunto, che si innesca come variabile impazzita nei momenti in cui è necessaria la scossa emotiva della gara; ormai è il leader tecnico ed attorno alle sue triple doppie coach Rivers ha costruito la nuova ibrida impalcatura.

Riassumendo il paradosso: Boston è spacciata nella serie se continua ad essere Rondo-centrica, ma pare non avere alternative per vincere.

Sarà in prospettiva futura che i Celtics dovranno portare a termine il naturale e non scontato passaggio definitivo dai Big Three a Big Rondo, avvalorando la nuova delicatissima situazione salariale: i tre grandi che scadono a domino (Allen questa estate, Pierce nel 2011, Garnett nel 2012) e Rajon che incasserà un milione di dollari in più all’anno fino al 2015.

Ma ora è troppo presto: per andare a sfidare Dwight servono i Big Four.

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2 Comments to “Dai Big Three a Big Rondo”

  1. Max Giordan says:

    Ahia, forse Rondo ti ha sentito…

    Non so come finirà la serie, ma so quale dei 2 team sta giocando meglio, e non è quello del Re…

  2. Gerry says:

    😀 Ma che ormai sia avvenuto il passaggio di consegne dai Big Three a Rondo è fatto certificato, il processo è irreversibile.

    Basterà però per vincere due delle prossime tre contro il Re?
    Torno sul mio tormentone: secondo me per l’impresa serve un Garnett da 18 e 10, un Allen con 4/8 da tre ed un Pierce oltre i 20 punti. Servono i Big Four insomma.

    Poi la mia fede biancoverde sarebbe ovviamente ben felice lo stesso di andare a sfidare Orlando anche con 25 punti, 15 rimbalzi e 15 assist di Rondo!

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