Chi l'ha visto?

È fatto dal sarto per giocare.
La descrizione la fornì Federico Buffa, confessando il suo innamoramento per Rudy Fernandez. Era l’estate che precedette il debutto nella NBA del giovane spagnolo. Ma che qualcosa non andasse per il verso giusto lo si poteva intuire già dalle parole che l’avvocato pronunciò il giorno di Natale dello stesso anno.
Rudy è amatissimo nell’Nba, non è nella squadra giusta perché fa il sesto-settimo. Da un’altra parte ne farebbe venti a sera.

Oltre 10 punti a partita nella stagione da rookie, appena 8 in questa sua seconda regular season. Rudy ha anche giocato mediamente meno minuti passando da 25 abbondanti a 23 scarsi, nonostante la stagione dei Blazers sia stata scandita dal ritmo di ossa, legamenti e muscoli che fanno crack. L’escalation al ribasso è proseguita anche nei playoff: meno di venti minuti di media (nonostante tre partenze in quintetto) e meno di 7 punti a partita.

Inutile negarlo, fin qui la carriera americana di Rudy Fernandez è stata piuttosto deludente. Per i (pochi) detrattori è semplicemente overrated, sopravvalutato. Per i suoi più accaniti sostenitori ogni responsabilità d’insuccesso è da attribuirsi al coach dei Blazers.
E che tra McMillan e Fernandez non ci sia grande feeling non è una novità. Già la scorsa estate Rudy si lamentò con i giornalisti spagnoli del suo impiego in Oregon. Quest’anno anche con i media locali non ha espresso grande entusiasmo per il suo futuro a Portland.

Trail Blazers perspectives: Rudy Fernandez

I have a contract.
Ho un contratto, non spetta a me decidere dove giocherò l’anno prossimo.
Evita dichiarazioni più polemiche, ma lascia chiaramente intendere che non è esattamente entusiasta di vestire ancora questa divisa a novembre.

Intervistati ad un programma radiofonico, sia McMillan che Kevin Pritchard si sono trovati nell’imbarazzo di commentare le parole di Rudy.

Il general manager.
Gli dirò che se crede di non avere un’opportunità qui, si sbaglia. Nate è quel tipo di allenatore che “se produci, ti faccio giocare”. Ripeterò a Rudy con noi ha una GRANDE opportunità.

Il coach.
Lo capisco. Capisco assolutamente la sua insofferenza per il modo in cui viene utilizzato, Lui in Spagna era come Brandon Roy, lui era THE MAN, non una panchina o un role-player. Qui gli chiediamo altro, ha un ruolo diverso.
L’anno scorso c’era Sergio (Rodriguez) che lo ha aiutato molto e credo che ne abbia sentito la mancanza quest’anno. Ma Rudy è ancora molto importante per questa squadra e faremo il nostro meglio per avvantaggiarci appieno delle sue qualità.

Federico Buffa poneva Rudy alle spalle solo del nostro Gallinari nella sua lista di preferenze tra i giovani cestisti europei, ma se le qualità all-around del giocatore dei Knicks stanno emergendo poco alla volta, dopo aver a lungo assistito alla sua momentanea ghettizzazione a “specialista del tiro da tre”, quelle del venticinquenne di Palma de Mallorca sembrano procedere nel senso opposto.

Non ne faccio una pura questione di numeri, ma le cifre aiutano.
Nella serie contro Phoenix Rudy ha tirato 27 volte e di queste ben 23 erano conclusioni dalla lunga distanza. Tiri liberi guadagnati? Sei in gara-2, due nel resto della serie. Assist? Otto in tutto.

Gioca in una squadra che ha già in Webster uno specialista dall’arco più grande e che può colpire da tre punti anche con Batum, Roy e recentemente perfino Bayless. Un contesto in cui andrebbe valorizzata sua versatilità, la sua capacità di creare per sé e per i compagni. Sembra invece che il suo spazio d’azione sia accuratamente limitato da restrizioni che ne imbrigliano il gioco.

Talento naturale con feeling per il gioco in attacco ed inquietante propensione alla schiacciata. Forse non ha il genio e l’intelligenza di Ginobili, ma lascia all’osservatore dei flash atletici e di equilibrio nel concludere da sotto che in buona parte possono richiamare l’ex Virtus Bologna da Bahia Blanca.

Così tale Gerry Donato lo introduceva nel mock-draft del 2007, proponendolo perfino per una chiamata nell’area lottery.

Il naturale paragone con Ginobili può apparire, oggi, fin troppo generoso per il vincitore del Rising Star Trophy 2007. Un anno prima lo stesso riconoscimento andò ad Andrea Bargnani, anche lui entrato con grandi aspettative negli States e già etichettato come bust alla fine della stagione da sophomore. Il terzo è stato l’anno buono per il romano, potrebbe essere quello del riscatto anche per Rudy, ma a differenza del centro dei Raptors difficilmente a Portland lo spagnolo avrà spazio a prescindere dalla sua efficacia in campo.
Ma resterà nella città della Nike?

Il gm dei Blazers conferma di tenere le orecchie ben tese in direzione della trade giusta che permetta il definitivo salto di qualità alla franchigia di Paul Allen, e nulla lascia pensare che Fernandez sia nella lista degli intoccabili.

Farebbero bene a farci un pensierino in tanti, perché – come recita la simpatica foto in apertura – la ricompensa per chi ritrova lo scomparso potrebbe avere un valore inestimabile.


Nota finale: l’immagine in alto appare sul blog immaginario di Rudy Fernandez, divertente sito non ufficiale dedicato al giocatore spagnolo.
Quello ufficiale è invece questo. Nell’ultimo post Rudy invita i suoi fan a continuare a visitare il suo blog perché ci saranno presto novità…

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