From Heat vs Celtics 98-100, del 23.4


Fatico a ricordare una partita di playoff punto a punto più brutta di gara 3 tra Miami e Boston.

Esecuzioni offensive confuse, spaziature oscene, attacchi stagnanti, ritmo soporifero, errori banali, iniziative personali estemporanee, selezioni di tiro sbagliate, palle perse invereconde.

Ad un certo punto sono comparse su entrambi i lati delle zonette 2-3 interpretate alla americana, ovvero con la classica puzza sotto il naso per meccanismi estranei alla cultura ed alla storia di questi giocatori: pigrizia nelle rotazioni, passività sul perimetro, sciocchezze assortite nelle letture specie lontano dalla palla e sul lato debole.

Un obrobrio inaccettabile a questo livello, salvato solo parzialmente dal finale di indubbia altalena emotiva, con gli scontati protagonisti Wade e Pierce sugli scudi.

Anche sul piano dell’intensità non sembrava una partita di playoff fino a 5 minuti dalla fine, con un piattume generalizzato stupefacente e tanto più grave per la squadra ospitante a causa della situazione di spalle al muro in cui si trovava.

La cornice dell’American Airlines Arena si è adeguata a questo scenario, con allucinanti buchi tra gli spalti (un mancato sold out ai playoff non è certo nella lista delle sorprese più apprezzate del presente David Stern) ed un clima a lungo silenzioso, ben lontano dalla magica cavalcata del 2006, quasi come se i tifosi di Miami fossero i primi a non credere nelle possibilità di questa versione degli Heat.

Ne hanno tutte le ragioni: la squadra di Spoelstra è disarmonica, con un personale insufficiente attorno a Wade e con troppi missing links a livello chimico per non pensare ad un drastico cambiamento nella prossima estate.

Coach Spoelstra disperato: troppe cose non funzionano.

Jermaine O’Neal è ufficialmente una causa persa ed è abbastanza triste parlare in questi termini di un ragazzo che ha da poco superato i 30 anni, ma il vero vizio di fondo di Miami – e lo dico dopo la sua migliore partita nella serie – è stata la scelta di Beasley del 2008.

La contraddizione era sorta preventiva, con la formazione di due correnti interne agli Heat divise filosoficamente fin dalla vigilia di quel draft.
Il presidentissimo Pat Riley capeggiava quella avversa all’ex Kansas State e ben più propensa a portare a casa OJ Mayo; come al solito il grande Pat aveva ragione: Michael è capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, creando un equivoco tattico lampante che non ha permesso a Miami di crescere in questi due anni.

Molto banalmente Beasley non ha le caratteristiche per poter reggere le aspettative di una seconda scelta assoluta nella squadra di Wade: non può avere la palla in mano con la continuità che un attaccante come lui necessita e non ha l’approccio difensivo e mentale per potersi rendere utile in altro modo ed avere un senso in questo tessuto tecnico, con questi compagni.

Il tutto mentre continua vistosamente a mancare il compagno di backcourt per Flash al posto di Arroyo e Chalmers (Mayo who?), che avrebbe inoltre permesso ad una pedina essenziale ed amatissima come Haslem di mantenere il suo ruolo tattico e difensivo da titolare nel sistema che valse l’anello.

Oggi addirittura siamo arrivati al punto di non ritorno: è impensabile rivedere con la stessa maglia Wade e Beasley in autunno, ed anzi non esito a prevedere che una delle condizioni che porrà Dwyane per il rinnovo sarà proprio la cessione di Michael nella prossima estate.

Si è ormai fatta strada una convinzione nell’ex Marquette: non può più trasformarsi in uomo-lupo alla Michael J. Fox per trascinare da solo la squadra al successo in partite di questo livello; serve un supporting cast migliore e soprattutto a lui più compatibile.
Io rincaro la dose: se si toglie la stella ad ognuna delle squadre che partecipano ai playoff, Miami è una fortissima candidata ad essere la peggiore tra le 16.

Sbagliare un giudizio così importante rischia di non far decollare una franchigia; perseverare nel cavalcarlo rischia di affossarla definitivamente. Non è troppo tardi per rimediare al vizio di Miami, ma bisogna farlo subito e bene.

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2 Comments to “Miami Vice”

  1. Jasone says:

    Che cattivo Gerry….quoto in parte da tifoso xD

    Soprattutto penso che l’uomo ideale dal draft per questi Heat era Love o Lopez (brooke), Mayo al 3 giorno si scazzotava con Wade…

  2. Gerry says:

    Ed infatti si parlava moltissimo in quell’infuocata vigila del draft anche di Lopez e Love in Florida; col senno di poi ci sarebbe stato disponibile anche Westbrook, ma questa era davvero una scelta impossibile da fare e pronosticare.

    In pillole, tutti tranne Beasley! 🙂

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