Secondo i giornalisti e gli addetti ai lavori chiamati a votare il defensive player of the year, stoppare e prendere rimbalzi vuol dire essere un grande difensore.

E’ fatto acclarato da più di 20 anni: Mark Eaton, David Robinson, Hakeem Olajuwon, Dikembe Mutombo, Alonzo Mourning, Ben Wallace, Marcus Camby ed ora Dwight Howard; tutti vincitori (o classificati sul podio) della graduatoria delle stoppate e/o dei rimbalzi, tutti premiati come difensori dell’anno.

Solo Gary Payton e Ron Artest hanno fatto eccezione, oltre al caso particolare di Kevin Garnett a Boston nel 2008.
Negli anni ’80 non era così, ed era molto meglio: Moncrief, Robertson, Cooper, Rodman; loro sì autentici fuoriclasse nella propria metà campo, anche al di là delle cifre per esempio sontuose come quelle del Verme.
Perché non si torna all’essenza di questo premio?

Premetto che l’award al centro di Orlando ha un senso, alla luce della sua insindacabile presenza in area che costringe gli avversari a snaturare le proprie soluzioni offensive ed a rinunciare ad andare a rimbalzo offensivo solo perché si aggira nei paraggi coi suoi muscoli scolpiti.

Favoloso gesto atletico o grande difesa?

Ma difendere vuol dire molto altro e di sicuro non è misurabile in base a quanto si va in alto o con meri riferimenti statistici, strettamente in funzione della palla.

Difesa è il regno degli intangibles, delle piccole cose, del rifiuto quasi ancestrale di finire tra le migliori giocate e sulle copertine dei giornali; è la gioia di buttarsi per terra su palla vagante, di picchiare il sedere sul parquet dopo uno sfondamento subito, di sbucciarsi le ginocchia come ci dicevano nel minibasket.

L’elenco dei requisiti è sempre il solito: posizione, coraggio, intuito, mobilità di piedi, conoscenza delle tendenze avversarie, lettura, scivolamento, contenimento fisico dal post, aiuto dal lato debole, presenza, concentrazione, visione, riflessi, reattività, tenacia, sacrificio.

Ovvero tutto ciò che vedo e riscontro in Artest, Sefolosha, Varejao, Battier ed Afflalo, il mio pionieristico primo quintetto difensivo NBA. Vederli rispettivamente al 6°, 8°, 9°, 15° e 17° posto della classifica rappresenta già in quanto tale un fatto increscioso, ma apprendere che LeBron (4°), Rondo (5°), Bogut (7°), Wade (10°) e Bryant (12°) siano davanti a tutti o ad alcuni di loro fa perdere totalmente senso a questa votazione.

Si badi bene: per singolo possesso non oso mettere in discussione che un Kobe o un James motivati possano essere i più dominanti difensori della lega; per esempio le chase-down del 23 sono ormai entrate nell’immaginario collettivo e nella letteratura NBA come uno dei gesti più esaltanti dello sport contemporaneo.

Ma il loro mestiere, specie in regular season, è fare altro. E non si può giudicare in base al potenziale, in base allo status, in base a quello che un giocatore potrebbe fare ma non fa perché non può giocare sui due lati del campo allo stesso livello per 82 partite.

Rondo difensore è addirittura un falso storico, quasi una leggenda mitologica. Rajon è velocissimo di mani e lungo le linee di passaggio, una zanzara fastidiosissima alla ricerca del pallone con le sue braccia interminabili ed i suoi tanti steals, ma è sotto standard per non dire pessimo nel muovere i piedi scivolando uno contro uno contro il play rivale e nel pensare di squadra nella propria metà campo.

Cosa fanno di così speciale Bogut e Josh Smith (2°) per essere così in alto in questa classifica? Semplicissimo: stoppano, completando infatti il podio dei blocks a partita alle spalle di Dwight.
Ma se mi dite che sono continui nel contenimento del proprio avversario diretto e mentalmente focalizzati sulla difesa per 48 minuti, vi ascolto con sospetto.

Non sarebbe allora il caso di dare finalmente maggiore credito a quei professionisti che traggono realmente dalla difesa motivo di esistenza e contratti a cifre importanti in questa lega?

Non è giunto il momento di esaltare chi sopperisce con quoziente intellettivo, tecnica e voglia a centimetri ed esplosività sotto la media, invece di premiare ulteriormente chi è già stato dotato da madre natura di qualità atletiche e somatiche fuori dalla norma?

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3 Comments to “Continuano a chiamarli difensori”

  1. Max Giordan says:

    Howard merita sicuramente il premio, a parte le cifre, perchè intimidisce alla grande l’area che presidia, e muove molto bene i piedi lontano da canestro. In questo senso, è giusto considerarlo per il premio, come era giusto non considerare il giovane Shaq che intimidiva, si, ma era svogliato e non muoveva i piedi quasi mai per uscire sul perimetro, mentre Dwight è stato visto anche piegare la schiena e rubare palla alle guardie, di tanto in tanto.

    Magari se si facesse assegnare questo premio ai coach si potrebbe ottenere un esito più serio: finchè lo si fa assegnare ai giornalisti, noti ignorantoni a tutte le latitudini (con poche eccezioni), si otterranno risultati sconfortanti, che piacciono ai tifosi occasionali (il pubblico a cui si rivolgono il 90% dei giornalisti) ma non a chi del gioco si interessa e un minimo lo approfondisce.

    Oh, non serve essere coach per capire che Rondo è un torero in difesa e Battier un maestro, basterebbe già guardare le partite osservando un po’ i movimenti senza palla… ma sai che palle, ti direbbero molti giornalisti, gli stessi che 2 anni fa pronosticarono in blocco la facile vittoria dei Lakers contro i Celtics, fenomeni!

  2. Ciombe says:

    Mah… Howard stopperà anche tanto, e intimidirà, ma allora non è un difensore, è uno specialista della stoppata.

    Difendere vuol dire anche molte altre cose che il buon Howard non ci mette sempre.

    Cose che invece i vari Battier, Artest e Sefolosha ci mettono.

    la difesa dei Magic convoglia gli attaccanti al centro per sfruttare Howard, che viste le sue doti atletiche svolge il compito più “semplice”, ovvero aspettare l’uomo e andare a stoppare.

    E’ come dire che a calcio hai 4 difensore insuperabili, gli avversari non fanno mai goal, e poi magari l’iron man diventa il portiere che non è mai stato bucato.

    Io preferisco un portiere che magari prende goal ma fa 5/6 parate capolavoro.

  3. menterovente says:

    ciombe: mescolare il calcio con il basket è come fare una torta con la nutella e la m…….
    improponibile
    cmq io non ho visto tra i più votati dei giocatori che con la difesa fanno vincere le loro squadre
    rodman e bowen lo facevano e adesso artest
    ma forse non sono spettacolari come il bambinone howard che ancora una volta non sta facendo vincere la sua squadra
    anzi sta diventando un grosso problema
    cmq la difesa di ginobili su nowitzki di questi playoff mi fa avere 20 orgasmi e nemmeno 100 stoppate del superman dei poveri potranno avere lo stesso effetto
    io adoro la difesa
    da sempre
    ciao a tutti

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