From Cavaliers vs Bulls 112-102, del 19.4

Orrendo e fantastico LeBron.


Al di là del reiterato panegirico che Flavio Tranquillo e Federico Buffa comporranno per LeBron ogni qualvolta il palinsesto di Sky prevederà il 23 sullo schermo, giocando in questo modo e facendo diventare gara 1 l’eccezione e gara 2 la regola, i Cavaliers non hanno alcuna possibilità di battere i Lakers ed Orlando e potrebbero vedere interrotta la propria missione persino coi cadaverici Celtics (Wade permettendo).

E’ stato dimostrato dalla gara di Natale allo Staples, quella dei ditoni lanciati sul parquet dal pubblico di Los Angeles: per vincere al vertice contro i più forti, James deve massimizzare il contributo di ogni compagno, senza sentirsi costretto ad elevare il suo gioco a (meraviglioso) one man show in ogni quarto quarto in equilibrio ed ogni volta che il copione gli impone l’assolo scenografico.

Se James Johnson, rookie di Chicago, osa difendere con competenza su di lui, addirittura mettendola sull’equo canone fisico, LeBron puntualmente reagisce entrando nella sua dimensione parallela, lasciando i suoi quattro compagni a giocare una mano di briscola e mettendo a segno favolosi canestri in serie, uno più bello e diverso dell’altro.
Ovviamente corredando poi il tutto con la faccia cattiva e l’urlo per il solluchero dei fotografi e degli sponsor.

Non va bene. Non ha sempre bisogno di questi viaggi nel pianeta dell’iperbasket. Non può metterla sempre sul personale.

E’ King James, il prescelto, è il mio MVP stagionale, è favoloso (quando vuole) nei tempi di coinvolgimento dei compagni, vincerà sicuramente parecchi titoli in carriera, ma se continua ad avere un’idea della pallacanestro così vincolata alla sua figura ritarderà l’ingresso ufficiale nell’albo d’oro, scialacquando quel vantaggio anagrafico che poteva e potrebbe ancora renderlo il più forte ed il più vincente di tutti i tempi.

Dal 2005 il tormentone di Flavio Tranquillo è la frase che sento più spesso in primavera:

Già è immarcabile da fermo, figuriamoci in movimento. Non capisco come mai rifiuti di essere dominante a tutti gli effetti, scegliendo invece di attaccare in questo modo statico.

Forse ci dimentichiamo dei suoi 26 anni, ma è ancora più forte di lui: non riesce a non pensare la pallacanestro come un divertimento, quasi come un videogame, ma nel tempio pagano della Quicken Loans Arena questo accentramento è accompagnato da un fastidioso retrogusto scenografico e cabarettistico, che nei finali punto a punto di playoff trasforma da ormai 5 anni l’attacco di Cleveland in un orrendo isolamento da fermo.

E Mike Brown ancora non è riuscito a risolvere il rebus, nonostante Mo Williams, Jamison, Shaq e compagnia cantante.

E’ solo il primo turno e la mai doma Chicago difficilmente rappresenterà una vera insidia alla distanza, ma queste dichiarazioni dopo gara 2 non appartengono ad un leader:

Gli avversari mi parlavano in continuazione durante la partita. Ogni volta che prendevo palla nei pressi della panchina di Chicago, loro mi incitavano a tirare, dicendomi che non sarei stato in grado di segnare e di dimostrargli il contrario. Ed allora l’ho fatto. Mi hanno chiesto di tirare ed io l’ho fatto, e poi ancora, ancora, ancora, ancora, ancora, ancora ed ancora.

Bellissimo, esaltante per i tifosi Cavs, per gli sponsor di ogni emisfero e per le casse di David Stern. Ma sono frasi da intrattenitore, da anchorman, da padrone della lega più fuori dal campo che dentro.
Per capirci, sono frasi che fatico ad associare a Kobe, Jordan e Pierce; persino i suoi amici Carmelo e Dwyane, che pure sono della sua stessa generazione e faranno dei travestimenti in uomo-lupo alla Michael J. Fox un punto fermo di questi playoff, non la mettono così sul personale.

Cleveland deve salire di livello nonostante il 2-0 contro i Bulls, ma non sono sicuro che sia in grado di farlo senza passare da un po’ di sana ed angosciante paura.
Ha tutto quello che serve per vincere quest’anno, ma ha bisogno di una sculacciata che permetta a Mike Brown di trovare nuove risorse e soprattutto nuove gerarchie al di fuori dell’one man show, con una presa di coscienza nuova da parte del supporting cast.

E’ successo anche a Boston nel 2008, sempre costretta a gara 7 nei primi due turni contro Atlanta e Cleveland, trovando gemme in Powe, Posey, House e PJ Brown; ed è capitato anche ai Lakers l’anno scorso contro gli scatenati Rockets, con Ariza che ha ottenuto più titoli di apertura di Kobe.

Quando arriverà il momento in cui anche LeBron lascerà spazio sui giornali (e nei momenti decisivi) ai compagni, non solo scaricando palla all’ultimo perché quadruplicato o cercando l’assist da copertina, allora Cleveland festeggerà finalmente il suo primo titolo NBA.

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6 Comments to “L’urlo del Re non basta”

  1. Andreapizzo says:

    Forse un pò troppo accorato, ma sottoscrivo. Penso che al momento giusto in Shaq possa identificarsi il mammuth mediatico e carismatico capace di dire “ok sei il migliore ma adesso dalla via sennò vengo lì e ti sputtano”. Più o meno. Per adesso credo lo lasci divertire e scaricarsi dell’adrenalina in eccesso. Purtroppo, essendo lakersiano, credo che quest’anno non sarà questo a farli cadere; l’anno scorso fu IL motivo per cui persero la serie a Orlando, secondo me e molti miei amici appassionati del giochino.
    A pensarci bene non mi viene in mente, al momento attuale, un solo motivo veramente valido per il quale si dovrebbero sgretolare: forse la tenuta fisica di Zidrunas e Shaq, ma è rugiada al sole, o qualche suicidio tattico di Mr Brown, già più pronosticabile. Sperem!!!

  2. tfrab says:

    secondo me orlando è migliorata rispetto all’anno scorso. e cleveland non ha nessun centro in grado di correre appresso ad howard nelle situazioni di early offense.

    però i cavs rimangono favoriti

  3. Max Giordan says:

    Tutto vero, ma secondo me Orlando senza Turkoglu e con Carter è molto più debole dell’anno scorso, Nelson o non Nelson.

    I problemi potranno sicuramente trovarli in finale coi Lakers di Kobe e Artest, non certo contro gli ottimi Magic che però non avranno più il Turco a sbattersi contro Lebron e poi a farlo soffrire in attacco: Carter non poterà mai Orlando in Finale, mai nella vita… 🙂

  4. hispanico82 says:

    Io non sono così sicuro che Carter possa fallire. E poi la chiave in difesa, quel Pietrus che ha braccia lunghe e può dare fastidio a Lebron, c’è ancora.

    Orlando si accoppia bene con Cleveland, mentre il contrario non è così.

  5. fabio r says:

    Si può vincere DA SOLIIII??????

    e chi dobbiamo dare a lebron per farlo sentire meglio, Nash, Duncan, Wade, kaman e Nowitzki. Forse con questi il “povero” LbJ si sentirebbe meno responsabile non vincendo…

    Non diciamo oscenità. I Cavs sono oggi un collettivo da titolo con in più un giocatore incredibile. Niente più alibi.

  6. Ultrasix says:

    Convinto anch’io che Lebron, giocando così le buscherà anche dai Celtics, che sono molto piu’ squadra di Cleveland. Jordan nei momenti che potevano essere da copertina, la passava eccome (vedi Paxon e Kerr….)

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