Ovvero: come provare a indovinare l’upset – ammesso che si verifichi – scrutando nel fondo della tazzina della Regular Season.

THE EAST COAST

La prima considerazione è un confronto tra le due Conference. Dalla parte atlantica degli States sono sufficienti meno dabliu per agguantare la post-season. Sarebbe impensabile, dall’altra parte dell’America, riuscire nell’impresa realizzata dai Chicago Bulls. Quale?

Entrare nel tabellone dei playoff per due anni di fila senza avere finito la regular season con un record vincente: 41 vittorie ed altrettante sconfitte nelle prime due stagioni da head coach di Vinnie Del Negro. L’ultimo a debuttare in panchina con una doppia apparizione ai playoff senza una classifica in attivo fu coach Del Harris, guida dei Rockets nel biennio ’80-’81.

La franchigia dell’Illinois ha ripetuto il grande finale di stagione del 2006 con cui Skiles riportò le partite che contano nella Windy City. Il protagonista di questa grande rimonta, invece, è stato Joakim Noah. Nel match-spareggio contro i Raptors il francese ha dominato l’area con 18 punti e 19 rimbalzi. È stata la settima prestazione in stagione da almeno 15+15, nella storia della franchigia l’ultimo a riuscirsi tante volte fu il rookie Elton Brand nei suoi primi due anni tra i pro, esattamente dieci anni fa.

Nonostante il bilancio neutro 41-41 i Bulls di Del Negro sono stati ad un passo da eliminare i Celtics nel First Round di dodici mesi fa. Anche quest’anno compito proibitivo contro i Cavaliers. Cleveland è la squadra con il miglior record della Lega e con il quasi scontato MVP della stagione. LeBron, per un soffio non il miglior scorer della NBA, è invece quello che più volte è stato il migliore dei suoi contemporaneamente per punti-rimbalzi-e-assist: è successo in 16 occasioni.

Boston è dalla parte del tabellone dove non compaiono le sue recenti bestie nere: Orlando ed Atlanta. Ma al primo turno non potrà prendere troppo alla leggera il suo impegno contro l’altra squadra della Florida, quei Miami Heat che hanno in Dwyane Wade uno dei giocatori più immarcabili in circolazione.

Wade, già campione ed MVP delle Finals con Shaq e coach Pat Riley, ad aprile ha fatto almeno 30 punti in tutte le quattro partite che gli Heat hanno disputato in trasferta. Sotto i tabelloni una coppia di lunghi esperta ed affidabile: Jermaine O’Neil e Udonis Haslem tirano oltre il 50% dal campo selezionando accuratamente i loro tentativi, Haslem in particolare ha recentemente infilato 12 canestri consecutivi prima di mancare il cesto.

I Charlotte Bobcats potranno contare sul fattore emotivo: la prima volta ai playoff per la franchigia dell’owner Michael Jordan. E su uno dei migliori coach della Lega. Larry Brown ha instaurato un sistema di gioco che valorizza le capacità dei singoli, in fase offensiva, ma è soprattutto nella propria metà campo che è in grado di mettere in difficoltà chiunque.

Nelle nominations per miglior difensore dell’anno ci finirà ancora Dwight Howard che per tre stagioni di fila ha registrato almeno 9 partite da 20 o più rimbalzi. Un traguardo riuscito prima solo a Dennis Rodman, anche se Il Verme allungò la striscia a sette anni consecutivi.

Coach Stan Van Gundy ha dalla sua anche uno dei roster più profondi della Lega. Perfino J.J. Redick, a lungo incompiuto, è diventato un convincente tutto fare (e non solo tiratore). Nell’ultima partita del mese di marzo, approfittando dell’infortunio di Vince Carter, ha giocato oltre 46 minuti trascinando i Magic alla vittoria contro Denver dall’alto dei suoi 23 punti, 8 assist e 7 rimbalzi. Numeri simili Vincredible non li ha messi assieme in nessuna partita degli ultimi due anni.

Charlotte e Milwaukee hanno interrotto un trend poco invidiabile, quello di avere più sconfitte che vittorie da 5 anni. In loro compagnia c’erano solo i Knicks che, purtroppo per loro, aggiungono la sesta annata storta.

Milwaukee, come Charlotte, si è conquistata i playoff principalmente per la sua efficacia difensiva. Non è un caso che le due squadre abbiano da poco concluso uno scontro diretto con il punteggio di 87-86, dopo un overtime. Da tre anni non accadeva che una partita NBA finita ai supplimentari non avesse almeno la vincente a quota 90 punti.

Coach Skiles ha portato a termine l’ennesimo miracolo con un roster su cui pochi avrebbero scommesso ad inizio stagione. L’infortunio che priva i Bucks del centro australiano Andrew Bogut, senza dubbio alla migliore annata in carriera, pesa notevolmente sulle speranze di passaggio del turno.

Ma John Salmons, arrivato questo inverno dai Bulls, è stato il top scorer di Milwaukee nella metà delle partite disputate nel dopo-trade. Sarà ancora lui, insieme alla sensazionale matricola Brandon Jennings, a dover mettere in dubbio il successo degli Hawks.

I georgiani hanno dalla loro l’inevitabile Sesto Uomo dell’Anno in Jamal Crawford. Per la guardia di scorta di Atlanta oltre 1400 punti in stagione regolare, un traguardo che non riusciva ad un subentrante dal campionato 1990-91, quando ci riuscì Ricky Pierce.

Solo i Cavs hanno perso meno partite casalinghe (6) degli Hawks che, con 7, si trovano ex-aequo con Magic, Lakers e Nuggets. E quest’anno sono tornati a registrare 10 vittorie consecutive alla Philips Arena, una striscia che non riusciva dal lontano ’96-’97.

A maggior ragione Milwaukee dovrà sfruttare al massimo ogni opportunità che gli si dovesse presentare. Purtroppo i Bucks sono primi in una desolante graduatoria, quella delle partite condotte e poi perse nell’ultimo minuto di gara: a nessun altro è successo 7 volte in regular season.

E per concludere, una chicca. Il tanto discusso e bistrattato coach Mike Woodson è l’unico allenatore nella storia della Lega ad aver migliorato la precentuale di vittorie della sua squadra nelle 5 stagioni successive alla suo primo incarico.
Può voler dire qualcosa perfino questo?
Questi fondi di caffè!..

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