Non è facile mettere nello stesso pezzo Barkley e Vecsey, due che si detestano al punto che l’ex MVP ha preteso il classico “o lui o me” da quelli della TNT, il canale televisivo dove l’opinionista newyorchese non compare quasi più.

Ma una cosa li accomuna: non sono mai scontati e, sebbene con diverso stile, sono dei provocatori. Capaci di grandi elogi, come di critiche pungenti.
Recentemente sono stati spietati.

La domanda di E.J. a Inside the Nba è servita su un piatto d’argento. Senza Yao Ming, Tracy McGrady (infortunati) e Ron Artest (ceduto ai Lakers) chi farà tutti quei canestri a Houston?

Nobody. I think the Rockets are the worst team in the West. – Charles Barkley.

Ma può avere sempre ragione?

Ma può avere sempre ragione?

Adoro il Charles Barkley commentatore ancor più di quello che esaltava le arene della NBA. Ma le risposte a caldo dopo la visione del match d’apertura della stagione credo che lo abbiano esposto ad una brutta figura.

La partita d’esordio a Rose Garden è stata davvero imbarazzante. Troppo per essere vera. Nelle tre gare successive i Rockets hanno fatto en plein di successi, vendicandosi anche degli stessi Blazers.

Coach Adelman non ha ancora vinto un titolo, ma ha alle spalle una carriera che parla per lui. Le sue squadre fanno i playoff, giocano bene, sono sempre molto efficaci nella metà campo avversaria. I Blazers di Drexler, i Kings di Webber, i Rockets delle ultime due stagioni.

Ha raccolto dei Rockets con molto talento ma apparentemente contratti nella fase offensiva, e in un paio di mesi li ha trasformati in una squadra che gioca un attacco fluido e bilanciato.
È stato capace di condurre i suoi ad una storica serie di 22 vittorie consecutive, in gran parte senza Yao.
Brooks è sbocciato come playmaker sotto la sua guida, mentre pochi giorni fa i suoi lunghi undersized (Scola, Hayes, Landry, Andersen) hanno dominato a rimbalzo una delle squadre migliori per quanto riguarda il controllo dei tabelloni (gli altissimi ed atletici Blazers).

Ariza non sarà mai uno dei migliori realizzatori della Lega (al livello dei vari Bryant, Wade, LeBron, Durant) ma neppure Artest lo è mai stato.
Senza Yao e McGrady negli scorsi playoff Houston ha dimostrato di cosa può essere capace: prima elimina Portland, poi costrige a gara7 i futuri campioni NBA. È stata la serie più dura per i Lakers.

Davvero oggi possono essere la peggiore squadra ad ovest?

Walsh creating cap space, not a winning team – Peter Vecsey

È il titolo del brillante pezzo del 27 ottobre della storica penna del New York Post. Si apre con una divertente “storia vera” su un tifoso incapace di dormire perché affetto da Knickcrophobia. Per quel che resta del suo hoop du jour l’autore non lascia nessuna speranza alla franchigia due volte campione nei Seventies.

Il giudizio sul dirigente che ha ereditato la fallimentare gestione Isiah Thomas è severissimo:
1. il GM Donnie Walsh non è stato capace di rinforzare la squadra, ma solo di liberare spazio salariale;
2. questa operazione di svuotamento del Cap ha il preciso scopo di portare LeBron James nella Grande Mela, un piano destinato a tradursi nel più ridicolo ed inutile dei conti alla rovescia.
Uno scenario da perdenti, sia oggi sia domani.

Ma Walsh davvero poteva rinforzare quei Knicks che gli sono stati consegnati? E a che prezzo?
Buttiamo via tutto e ripartiamo da zero era probabilmente l’unica via da percorrere. Ha ragione però Vecsey quando ammonisce sui rischi di questi primi due anni di D’Antoni a New York.

Hill e Gallinari possono diventare buoni giocatori, ma non c’è altro. – È la sentenza con cui lascia intendere che anche l’arrivo di una Superstar (ma potrebbe non essere Il Prescelto) non sarebbe sufficiente a mettere in piedi una squadra competitiva.

E se restasse solo un fotomontaggio?

E se restasse solo un fotomontaggio?

Ecco spiegato il motivo per cui l’illustre columnist si propone di non dare ulteriori spazio nei suoi articoli a franchigie con non fanno neppure finta di provare a vincere.

Ovviamente è una bugia, semplicemente non puoi non parlare dei Knicks nel NY Post. Ma la provocazione è di quelle che lascia il segno: tutto questo pensare all’estate del 2010 può rivelarsi un’imbarazzante perdita di tempo.

Non saranno vincenti, non faranno i playoff probabilmente, ma che D’Antoni possa sviluppare alcuni dei giocatori a disposizione ed in futuro potremmo guardare indietro e scoprire che questa è stata la vera annata della rifondazione Knicks.
I risultati di questo avvio di stagione rendono ragione a Vecsey, anche se ritengo che Gallinari abbia acceso qualche speranza nei tifosi bluarancio.

Nota finale su un clamoroso refuso dell’articolo.

‘Gallo is the best shooter in Southern Italy.’

Ma possibile che negli States siano così poco informati?

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