…continua da NCAA Tournament Prêt-à-porter: East

Il bracket West è probabilmente il più incerto di tutti e suscettibile di sorprese o upset anche dal primo turno; da questa parte del tabellone può arrivare una sorpresa alla Final Four di Indianapolis.

Favorita

#1: Syracuse Orange (28-3, 15-3 Big East)
Coach Boeheim è sempre lì, dalla mostruosa cifra di 34 anni, con la sua inossidabile zona 2-3 ed il suo grande recruiting tra lo stato di New York (Carmelo Anthony) e la Pennsylvania. Il gioiello di questa nidiata arriva però dal Texas, si chiama Wesley Johnson ed è un transfer da Iowa State, contesto nel quale non pareva francamente essere uno dei migliori 10 giocatori NCAA. La rotazione è stringatissima e giocano in 7 (Jardine cambia i piccoli, Joseph i lunghi), elemento che spesso rappresenta una condanna in funzione del torneo NCAA, anche se solidità ed esperienza sono sopra media. Non scommetterei sugli Orangemen per la vittoria finale, anzi appaiono come la testa di serie numero 1 più pericolante e meno in forma, per quanto il tabellone li aiuti più delle altre. Suggestivo effetto déjà vu: al primo turno c’è Vermont, che nel 2005 li eliminò in uno dei più clamorosi upset degli ultimi anni.

Starting five
PG 25 Brandon Triche – Freshman
Compatto e voluminoso nella parte alta del corpo, estemporaneo con errori banali sempre dietro l’angolo, divide equamente i minuti nel ruolo con il tascabile Scoop Jardine, che arriva più in forma al Torneo ed è più creativo in attacco. Non è qui il punto di forza di Syracuse.
SG 1 Andy Rautins – Senior
Uno scienziato del gioco. Pulitissimo tiratore anche con raggio NBA, conosce il gioco ed ha fondamentali completi ma paga dazio a tutti i rivali in guardia sul piano atletico. E’ il leader carismatico, ma sa esserlo anche sul piano tecnico.
F 4 Wesley Johnson – Junior
Talento naturale, ma esploso di colpo. Somatica particolare, braccia lunghe, sontuosa capacità di costruirsi un tiro, sempre in controllo del corpo nell’affollatissimo mid range NCAA, territorio che adora. Top 10 assicurata al prossimo draft, probabile top 5, addirittura non da escludere top 3.
F 0 Rick Jackson – Junior
Interessante versatilità, sia dal post alto per piazzato piedi a terra che dal post basso con soluzioni spalle a canestro. Non un fenomeno e non appariscente, ma qualcosa di più di un collante fondamentale tutto campo.
C 21 Arinze Onuaku – Senior
Corpaccione e costante presenza sotto, insospettabile tecnica di piedi e favoloso uso del corpo negli ultimi due metri, perso palla in mano oltre i 4 metri. Con 5-6 centimetri in più era prospetto NBA, ora un infortunio ne mette in dubbio la presenza al Torneo.

Wesley Johnson: al suo talento si affida Syracuse.

Alternativa

#2: Kansas State Wildcats (26-7, 11-5 Big 12)
Ecco cosa si intende quando si parla del concetto di squadra: tutti importanti, nessuno indispensabile; potendo sfruttare un settore di tabellone non insuperabile non sarei affatto sorpreso di ritrovarmeli ad Indianapolis. I folletti Pullen e Clemente sono la rivisitazione dei Gremlins: li trovi ovunque; in due possono tirare 15-20 volte da 3 e se le percentuali gli sorridono la partita prende un preciso orientamento. Interessante la gamma di forward complete atleticamente (Samuels, Kelly, Sutton); idolo Luis Colon, i 210 centimetri meno agili della storia del Portorico; un po’ deludente il freshman Wally Judge, arrivato con qualche credenziale in più rispetto agli 11 minuti e 3 punti messi insieme quest’anno. Comunque vada, grandissimo lavoro dell’esagitato coach Frank Martin: lo spirito di sacrificio, l’energia, la voglia e l’intensità dei suoi ragazzi è encomiabile, il tutto ad un ritmo forsennato appena possibile.

Outsider

#3: Pittsburgh Panthers (24-8, 13-5 Big East)
Doveva essere una stagione di transizione, ma ha avuto idee opposte coach Dixon che ha compiuto un piccolo capolavoro inatteso nella feroce Big East, uscendo tuttavia al torneo contro Notre Dame. Nessun fenomeno, molto probabilmente nessun prospetto NBA, ma il paradigma della squadra ben allenata con rotazione ampia ed arcigna difesa a uomo usata fin quando è possibile. Incredibile la rapidità del rilascio schiacciato di Gibbs, irrefrenabile se entra in ritmo da oltre i 5 metri; lo swingman Wanamaker gioca da veterano navigato abbinando durezza e sapienza a seconda delle necessità, ha senso in Europa; in area hanno un tronco di sale inquietante per immobilità (McGhee) mentre come play c’è un elemento troppo farfallone per entrarmi in simpatia (Dixon). Forse non andranno lontano, ma scalpitano nel roster interessantissimi freshmen e sophomore: attenzione alle Pantere nei prossimi anni.

#5: Butler Bulldogs (28-4, 18-0 Horizon)
Meritano la considerazione fosse solo per la presenza di Gordon Hayward, autentica delizia per i puristi: fondamentali e tecnica come è ormai impossibile trovare in giro per gli States, intelligenza progredita ed applicata in ogni fase del gioco, subliminali tempi dello scarico dal palleggio, 16 punti ed 8 rimbalzi ad accompagnare la cavalcata trionfale dei Bulldogs nella Horizon League, conference che sta alla Big Ten come il CSI sta alla serie A. Non c’è molto altro da offrire alla causa: l’interno bianco old school Howard, il play pasticcione Nored, la selvaggia guardia Mack, la decorosa aletta Veasley e tanti tentativi da tre punti. Forse troppo poco per coronare il grande sogno di andare a giocare la Final Four a casa propria, ma in pochi sanno far giocare male gli avversari come la squadra del giovanissimo coach Stevens.

Underdog

#7: Brigham Young Cougars (29-5, 13-3 MWC)
Nella malaugurata (per gli avversari) ipotesi che i mormoni di BYU passassero i primi due turni, giocare i Regionals (Sweet 16 ed Elite 8, i nostri ottavi e quarti di finale) sul terreno amico di Salt Lake City potrebbe spostare qualche gerarchia in modo inatteso. I Coguari non hanno ovviamente credenziali da Final Four per oggettiva inadeguatezza fisica e tecnica, ma per esempio avere in squadra il dinamitardo tascabile Jimmer Fredette, capace di passare da 49 a 7 punti segnati da una partita all’altra, può essere di supporto per qualche impresa. Già Florida non è un ostacolo tenero, ma Kansas State potrebbe essere insormontabile.

Da seguire

Solomon Alabi – Florida State
Un aliante planato sui parquet della NCAA. E’ il classico corpo di origine africana (Nigeria nel dettaglio) in grado di abbinare alle doti di salto in verticale delle prolunghe che gli escono dalle spalle, impunemente denominate braccia. Descritto come ragazzo splendido e di rara intelligenza, sta migliorando giorno dopo giorno nella fase offensiva e nella comprensione del gioco, ancora entrambe ampiamente grezze.

Jeff Taylor – Vanderbilt
Il fascino di veder crescere un proprio pallino nelle considerazioni generali è senza prezzo. Non se lo filava nessuno ad inizio stagione, ora è in top 5 nei mock draft del 2011, posizione addirittura eccessiva anche per un tifoso come me. Abbina l’atletismo e le leve lunghe di stampo USA alla completezza tecnica ed il controllo di un prodotto europeo (è di origine svedese): può ripercorrere le orme di Nicolas Batum, ma col profilo più alto.

Da non perdere

6.Xavier vs 11.Minnesota
7.Brigham Young vs 10.Florida
8.Gonzaga vs 9. Florida State
ev. 2.Kansas State vs 3.Pittsburgh

To be continued… NCAA Tournament Prêt-à-porter: South

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4 Comments to “NCAA Tournament Prêt-à-porter: West”

  1. Bro says:

    Ero in pensiero non vedendoti nominare Taylor… 😀

    Ottimo resoconto, strano che non tu abbia parlato di UTEP, squadra che secondo me può dare tanta noia a Butler e non solo.

  2. Qui chi ci capisce qualcosa è bravo, il bracket più impronosticabile, perchè Syracuse come numero uno non sembra la cosa più sicura al mondo. Johnson per me è da terza scelta assoluta al draft dopo Wall e Turner.

  3. Bro says:

    Niente, avevi ragione te, UTEP ha fatto pena.

    Vado a chiudermi nella mia cameretta ascoltando All By Myself a tutto volume.

  4. Gerry says:

    Si può persino prendere atto di una nuova tendenza: si è livellato il margine tra grandi atenei ed università di conference minori.

    Corazzate a parte, non ricordo così tanto equilibrio diffuso fin dalla prima giornata.

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