La Selection Sunday è arrivata, la commissione NCAA ha deciso il tabellone, il torneo NCAA può aver inizio. Prima delle puntate di presentazione dei 4 brackets, ognuno dei quali consegnerà una squadra alla Final Four del 3 Aprile ad Indianapolis: si parte con il Midwest.

Favorita

#1: Kansas Jayhawks (32-2, 15-1 Big 12)
Profondi, talentuosi, fisici, esperti, atletici, organizzati: ovvero tutto quello che serve per presentarsi al torneo NCAA con la prima posizione assoluta nel ranking e con l’indubbia possibilità di arrivare in fondo come nel 2008, anche se hanno incrociato una parte di tabellone ostica. Difendono aggressivi sulla palla ed amano correre appena possibile, sfruttando la versatilità del roster. Ben strutturato il loro attacco, Hi-lo motion offense di coach Bill Self, ovvero un gioco alto-basso sofisticato che permette ad Aldrich ed ai gemelli Morris di imperversare dai post; ma c’è anche tanto talento offensivo individuale con Collins ed Henry: hanno infinite armi per colpirti.

Starting five
PG 10 Tyshawn Taylor – Sophomore
Playmaker che mi piace tantissimo a dispetto delle cifre, sempre in controllo, ha passaggio, visione e notevoli accelerazioni dal palleggio, anche se talvolta deraglia; astuto in difesa, asfissiante sull’uomo, il tiro è il punto debole.
SG 4 Sherron Collins – Senior
Omino Michelin: piccolo, compatto, fortissimo nella parte alta del corpo, tiratore dalla lunga distanza. Non è un lettore raffinato del gioco, ma è il leader offensivo ed emotivo anche grazie ai quattro anni di esperienza ed alla leadership in difesa specie nell’uno contro uno.
GF 1 Xavier Henry – Freshman
Talento offensivo naturale, probabile scelta da lotteria nel prossimo draft. Realizzatore silenzioso, non folgorante atleticamente ma con corpo ben costruito, non giocoliere palla in mano ma sempre efficace ed essenziale, intelligente senza palla, ha pause ed alti e bassi frequenti. E’ il secondo violino di Kansas.
F 22 Marcus Morris – Sophomore
Ala atletica cresciutissima quest’anno e potenziata fisicamente, sa sempre come muoversi lungo la linea di fondo e negli ultimi metri: con i suoi tagli è una delle chiavi del sistema offensivo di coach Self. Può segnare dall’angolo, qualche errore banale per limiti di comprensione, sempre attivo a rimbalzo.
C 45 Cole Aldrich – Junior
Centri come non se ne vedono più. Presenza costante in area, splendido stoppatore, entusiasma per il lavoro di piedi in attacco negli ultimi 4 metri. La meccanica di tiro ha meno ritmo di un adagio in sol minore e sarà una delle cose più brutte da vedere nell’intero torneo, ma la top 10 del prossimo draft non dovrebbe sfuggirgli.

Collins e Aldrich, obiettivo Indianapolis.

Alternativa

#2: Ohio State Buckeyes (27-7, 14-4 Big Ten)
Evan Turner, ma non solo. Hanno precise gerarchie e giocatori di ruolo che fanno specificamente una sola cosa ma la fanno benissimo, concetto storicamente caro a coach Matta che ha l’occasione di tornare alle final four dopo l’esperienza con Oden e Conley del 2007. L’unica controindicazione è che sono poco profondi, giocando di fatto in sei. C’è il sublime difensore atletico sui piccoli sempre più in fiducia in attacco (Lighty), il tiratore specializzato bianco (Diebler), l’all around completissimo tutto campo senza eccellere (Buford), il corpaccione che picchia, stoppa e fa presenza in area (Lauderdale); tutti ovviamente a gravitare attorno a colui che sarà scelto molto molto in alto nel prossimo draft: gli Ippocastani vanno dove li porta Turner.

Outsider

#3: Georgetown Hoyas (23-10, 10-8 Big East)
Autentico spauracchio, forse la testa di serie numero 3 più temibile, ma anche la meno intelligibile. E’ sempre il regno della Princeton Offense di coach John Thompson III, ma con disciplina inferiore rispetto all’edizione che arrivò alle Final Four due anni fa. Squadra emotiva, lunatica, accende e spegne, ma ci sono gli interpreti che in giornata di grazia possono sgambettare Kansas ed Ohio State; paradossalmente i Cagnacci rischiano di più un calo di concentrazione nei primi due turni. La stella è Greg Monroe, anima di una guardia in un corpo da lungo, atipico di imbarazzante qualità palla in mano ma con aggressività in area interlocutoria. Il play Chris Wright potrebbe costringere a spegnere la televisione gli adepti del concetto puro ed ordinato del ruolo, l’ala Austin Freeman è uno sfondamento che cammina ma se in ritmo dalla distanza può cambiare il corso di una partita.

#5: Michigan State Spartans (24-8, 14-4 Big Ten)
Mai fidarsi di coach Tom Izzo, la cui squadra si esalta sempre al Torneo. Gli Spartani hanno deluso, anche perché sono guidati da una point guard (Kalin Lucas) che eleva il casino a scienza esatta, ma c’è profondità, fisicità, atletismo ed esperienza. Non convincenti in attacco, battono in testa con pochi trattatori di palla e non hanno molto in area se si esclude il delizioso Draymond Green, scienziato del post basso e del rimbalzo ma con la miseria di 198 centimetri nemmeno troppo atletici. La stella sarebbe dovuta essere Raymar Morgan, ala atletica candidata al primo giro ma ridimensionata da una stagione sotto il par; ancora più deludente Chris Allen ora pure sospeso, temibile tiratore Durrell Summers, attenzione ai punti dalla panchina del nanerottolo Korie Lucious.

Underdog

#10: Georgia Tech Yellow Jackets (22-12, 7-9 ACC)
Giacche Gialle in salute, arrivati in finale del torneo ACC dopo una stagione nelle retrovie. In pochi possono vantare l’intimidazione e la presenza in area dei lunghi Derrick Favors (possibile top 5 al prossimo draft) e Gani Lawal, mentre il play Shumpert ha basi atletiche interessanti e può emergere nei prossimi due anni. La loro zone press tutto campo è tra le più temute d’America, grazie agli ottimi difensori sulla palla Bell, Udofia ed il figlio del grande Glen Rice. Oklahoma State ed eventualmente Ohio State sono però due orrendi clienti.

Da seguire

James Anderson – Oklahoma State
Swingman di rara efficienza a livello collegiale, ha chiuso una stagione fantastica con quasi 23 punti e 6 rimbalzi a partita. Istinti e fisicità prevalgono su tecnica e comprensione del gioco, ma ha preso in mano la squadra e mostra regolarmente progressi tanto da guadagnarsi logiche attenzioni per il primo giro del prossimo draft.

Greivis Vasquez – Maryland
Forse il miglior realizzatore puro della NCAA, ha vinto anche il premio di miglior giocatore della ACC. Venezuelano di Caracas, non esistono conclusioni che non ami prendere e non smette di tirare anche dopo una serie di errori. Può benissimo piazzare un 8/15 da tre e sbattere fuori chiunque dal torneo con 40 punti.

Da non perdere

7.Oklahoma State vs 10. Georgia Tech
ev. 4.Maryland vs 5.Michigan State
ev. 1.Kansas vs. 5.Michigan State
ev. 2.Ohio State vs 3.Georgetown/6.Tennessee

To be continued… NCAA Tournament Prêt-à-porter: East

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4 Comments to “NCAA Tournament Prêt-à-porter: Midwest”

  1. Credo sia il bracket più tosto, Kansas è da titolo poche storie, OSU ha in Turner un fenomeno in erba, ma questo Turner negli ultimi due mesi è cresciuto tantissimo e fa veramente paura in singola gara, e non trascurerei GTown, se Monroe azzecca il torneo sono dolori affrontarla.

    Non bastasse la 4 più forte del torneo Maryland, con il venezuelano che fa canestro da ogni dove e che secondo me in ottica NBA è troppo sottovalutato, e pure Georgia Tech che ha due giocatori in odore di scelta da lotteria.

    Sarà un massacro. Mi gioco GTown alla F4.

  2. Leonardo Ancilli says:

    Fuori Georgetown, ma Greg Monroe ha fatto una prestazione super. Upset clamoroso comunque per Gtown era da F4 sulla carta.

  3. Gerry says:

    Come accennato i Cagnacci erano i più imprevedibili sotto molti punti di vista e rischiavano paradossalmente di giocare sotto il par i primi due turni più ancora delle sfide contro le big. Certo che da qui ad uscire in quel modo contro Ohio…

    Come sempre capita dopo eliminazione cocente al torneo, Monroe ha dichiarato di voler tornare l’anno prossimo: Georgetown è un grandissimo ateneo anche dal punto di visto studentesco, però mai fidarsi delle dichiarazioni a caldo; per il draft conta solo ciò che accade da Maggio, persino coach Thompson ha fatto intuire che è più facile che si dichiari.

  4. Leonardo Ancilli says:

    Ho letto delle dichiarazioni di Monroe, e concordo che potrebbero essere parole al vento, molto dipende da come, va io credo che si dichiarerà senza agente per sondare il terreno salvo poi tornare sui suoi passi se non convince i GM che scelgono in top10.

    Però stanotte ha fatto un partitone. Se resta a GTown un’altranno, al draft 2011 entra in bazziche per la top3 sicuro.

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