Un solo requisito necessario: essere entrati dalla panchina almeno una volta in più rispetto alle partenze in quintetto. Chi succederà a Jason Terry nell’albo d’oro di un premio reso arte in passato da Kevin McHale, Bill Walton, Ricky Pierce e Detlef Schrempf?

Crawford e Terry: futuro vincitore e campione uscente?

10. Al Harrington – 17.8 PPG, 5.5 RPG, 1.6 APG
E’ il giocatore che venendo dalla panchina ha la media punti più alta, ma non mi sento proprio di considerarlo credibile per questo premio. In altri sistemi penso che il suo talento possa tornare molto utile specie se indirizzato col profilo basso senza eccessive responsabilità, ma il peso specifico dei suoi quasi 18 punti nell’annata dei Knicks è inferiore a quello dei giocatori che seguono.

9. Anderson Varejao – 8.8 PPG, 7.9 RPG, 1.1 APG
Non riconoscergli il sublime lavoro difensivo che svolge per coprire al meglio le spalle di LeBron sarebbe grave, ma per candidarsi con credibilità a questo premio non ha statistiche all’altezza. Tornerà sicuramente più d’attualità quando ci saranno da considerare altri riconoscimenti ancora più consoni alla sua specialità.

8. Marcus Thornton – 11.9 PPG, 2.5 RPG, 1.0 APG
Quando distribuivano la timidezza Marcus era sicuramente impegnato in qualcosa di molto importante; probabilmente stava tirando nel campetto dietro casa, visto che ora lancia a canestro qualsiasi oggetto volante che riconosce come palla. In pochi hanno punti nelle mani immediati come lui, non solo tra i più giovani ma nell’intera NBA.

7. Kevin Love – 15.0 PPG, 11.2 RPG, 2.3 APG
Entra anche lui nei candidati dopo la scelta di coach Rambis di farlo partire dalla panchina a causa della non scontata compatibilità con Jefferson nel triangolo. Le cifre sarebbero da ipoteca del titolo, ma vanno pesate nel contesto perdente dei Wolves e nei garbage time che non sono certo mancanti in Minnesota persino nei primi tempi.

6. Lamar Odom – 10.2 PPG, 9.6 RPG, 3.4 APG
Decisamente non ne fa un fatto di principio per questo premio, anche se le cifre hanno una certa suggestione se accompagnate al record dei Lakers ed al suo contributo ben più essenziale di Bynum quando si decidono le partite. La testa è già rivolta ai playoff, nei quali il suo rendimento sarà la chiave dei gialloviola come nella cavalcata del 2009.

5. Manu Ginobili – 14.7 PPG, 3.8 RPG, 4.8 APG
Recentemente titolare a causa dell’infortunio di Parker, sta salendo di livello e statistiche di partita in partita sia per l’avvicinarsi della fase calda della stagione che per rendersi visibile ad eventuali ammiratori in giro per la lega che proveranno a firmarlo in estate. Vietato trascurarlo, ma il premio del 2008 dovrebbe rimanere l’unico in carriera per El Narigon.

4. J.R. Smith – 14.9 PPG, 3.2 RPG, 2.6 APG
Prima o poi questo premio sarà suo, essendo disegnato su misura per le sue prerogative, ma anche quest’anno la sua candidatura è seria specie considerando la splendida stagione di Denver nel suo complesso. Sembra persino aver messo la testa a posto dopo aver iniziato la stagione da sospeso, ma sull’argomento avrei francamente meno certezze in prospettiva.

3. Jason Terry – 17.0 PPG, 2.0 RPG, 3.8 APG
Il recente infortunio all’occhio potrebbe costargli la conferma dopo l’affermazione dell’anno scorso. I punti segnati sono in leggero calo, ma il compito di cambiare passo e dare energia ai sempre più scatenati Mavs è da anni lo stesso e lo sa interpretare ormai alla perfezione con qualsiasi staff tecnico e nel via vai dei compagni attorno a lui.

2. Carl Landry – 16.4 PPG, 5.8 RPG, 0.8 APG
Paradossalmente la cessione a Sacramento con conseguente promozione in quintetto potrebbe affievolire le sue speranze, non per un calo delle statistiche che infatti non c’è, ma perché lascerà meno impresso ai votanti giornalisti il ricordo di quello che aveva combinato a Houston venendo dalla panchina. Coach Westphal lo adora e l’ha voluto a tutti i costi in California.

1. Jamal Crawford – 17.5 PPG, 3.5 RPG, 2.9 APG
Ha tutti i requisiti per essere indicato come favorito numero uno: gioca in una squadra vincente, detiene le statistiche migliori, cambia le partite di Atlanta fin dal primo tempo, è stato decisivo nei finali anche con l’ultimo tiro, si è inserito perfettamente nelle rotazioni di coach Woodson e spesso gioca più di Bibby. Sembrava addirittura un giocatore perso per i massimi livelli dopo le disavventure a New York e Golden State, ma con sorprendente umiltà ha trovato un’identità perfetta in Georgia.

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One Comment to “Sixth Man of the Year Award 2010”

  1. ze says:

    Landry che fino a quando è rimasto in Texas mi pare fosse nella top3 NBA per punti nel 4/4… Una delle statistiche che più mi hanno sorpreso.

    E vedremo anche JC all’esordio nei PO: clutch o choke?

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