…continua da Rookie 2010: take it easy

Ultima puntata della rassegna dedicata al draft 2009 con le seconde scelte che hanno trovato l’appiglio giusto per il loro passo d’esordio nella lega ed hanno reso meglio di parecchi giocatori selezionati al primo giro.

La quintessenza dello steal: DeJuan Blair.


31. Jeff Pendergraph / 33. Dante Cunningham – Portland
Mie aspettative: *
Rendimento: **
Nel Lazzaretto di Portland sono diventati strumenti fondamentali non tanto per elevare il gioco dei Blazers ma banalmente per arrivare almeno a coprire i 48 minuti dei singoli ruoli. Jeff è il classico corpaccione da buttare nella mischia, in grado di contribuire con qualche solida sportellata ed umili blocchi ben portati: ha un senso anche nel futuro roster di Portland, aspettando notizie sul destino dello strano terzetto Camby, Oden, Przybilla. Dante ha più qualità palla in mano e maggiori possibilità di andare a segno, ma paga dazio ad un fisico troppo esile per tenere botta nelle aree NBA e conseguente difficoltà di collocazione tattica.

36. Sam Young – Memphis
Mie aspettative: **
Rendimento: **
Era uno dei candidati al primo giro caduto nella parte destra del draft, ma si è ritagliato un ruolo specifico come riserva di Gay e Mayo, scavalcando nelle gerarchie la prima scelta Carroll e pur nell’ovvio ridimensionamento delle mansioni rispetto al college. Sa far tutto, senza eccellere in particolare aspetti, arma a doppio taglio se non adoperata col profilo basso e costante lavoro di perfezionamento. Il ragazzo ha però la testa a posto e voglia di lavorare in palestra, interessante seguire la sua evoluzione.

37. DeJuan Blair – San Antonio
Mie aspettative: ***
Rendimento: ****
Qui si sommano due banali considerazioni: a San Antonio sono dei geni e le altre 29 franchigie NBA hanno poco coraggio. D’accordo, i grandi dubbi sul ginocchio di DeJuan erano una spina nel fianco per tutti coloro chiamati a scegliere in lotteria, ma come diamine è possibile che nessun front office dalla 15 alla 36 abbia voluto correre il rischio, lasciando così cadere al puntuale avvoltoio Buford questo gioiellino con il magnete per la palla? Difesa, presenza, blocchi, movimento senza palla, intesa ancestrale con Ginobili, faccia pulita, 21 anni, ma soprattutto una pletora senza fine di rimbalzi: cos’altro dobbiamo dire agli Spurs in sede di draft?

38. Jon Brockman – Sacramento
Mie aspettative: *
Rendimento: **
Niente di eccezionale, né ora né mai, ma un cuore ed una propensione agli intangibles che fanno provincia e che rendono impossibile non augurargli un futuro tra i pro. Si batte leonino a rimbalzo dal basso dei suoi 2 metri, confermando la sublime preparazione nei fondamentali che la scuola di coach Lorenzo Ramar fornisce ai suoi ragazzi da qualche anno in quel di Washington (Roy e Hawes gli altri virgulti delle ultime nidiate). Tra i citati del secondo giro è quello che maggiormente rischia di scomparire dal radar.

39. Jonas Jerebko – Detroit
Mie aspettative: *
Rendimento: ****
L’unico credibile antagonista di Taj Gibson come difensore dell’anno tra i rookie. Si è guadagnato una clamorosa convocazione al Rookie Challenge ed è ormai punto fermo del quintetto dei Pistons per l’equilibrio chimico e difensivo che distilla, elevandosi tra i deludenti Villanueva, Wilcox e Maxiell. Le sue doppie doppie ormai non sorprendono più nessuno, così come Atripaldi e la sua Biella sono ormai un punto di riferimento essenziale per gli addetti ai lavori e gli scout NBA.

43. Marcus Thornton – New Orleans
Mie aspettative: **
Rendimento: ****
Qui i Vangeli vanno rivisitati: nemo propheta in patria, tranne Marcus! Il nativo di Baton Rouge ed ex Louisiana State gioca in attacco con un’intensità ed una sicurezza che vanno ben oltre i più ottimistici scouting report e ne mettono in secondo piano i limiti tecnici comunque presenti. Non è ancora stato trovato un tiro che non ami prendere o che passi al compagno, viaggiare a 13 punti a partita in stagione (ma 22 da quando è tornato da un infortunio!) è la normale conseguenza. Primato in famiglia del cugino Al a rischio?

44. Chase Budinger – Houston
Mie aspettative: ***
Rendimento: ***
Uno dei casi dello scorso draft, misteriosamente crollato a metà del secondo giro dopo essere stato per anni preso in considerazione come scelta da lotteria. Il campo ci ha detto che probabilmente Chase non valeva i primi 10 pick assoluti, ma alla 44 resta uno steal evidente da parte di Houston. Va un po’ a lune calanti, accendendo e spegnendo non solo nel corso della stagione ma anche della stessa partita, però atletismo e fondamentali impongono per lui un ruolo da riserva di qualità con punti nelle mani.

52. A.J. Price – Indiana
Mie aspettative: *
Rendimento: **
Piace molto agli addetti ai lavori, tra cui Federico Buffa che si è sbilanciato definendolo il miglior interprete di pick and roll tra i giovani play e sicuro cittadino di questa lega. Effettivamente non appena gli viene data qualche occasione in campo (nel vuoto nel ruolo dei Pacers) sa come creare attacco, ad onor del vero più per se stesso che per i compagni; ma storicamente nella seconda metà del secondo giro è quasi impossibile andare oltre speranze internazionali tenute a bagnomaria da qualche parte nel mondo o icone locali adoperate come quindicesima pedina del roster: dalla 45 in giù AJ è il meno peggio.

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3 Comments to “Rookie 2010: get a foothold”

  1. Ciao Gerry, nelle tre puntate del tuo report non vedo giudizi su JaVale McGee. Che ne pensi dello spilungone?

    Saluti!

  2. Gerry says:

    McGee non è un rookie, è stato scelto nel 2008 quando ne parlavo giocando col nome come primo caso di “cavallo” nella NBA.
    Insieme a Anthony Randolph e Durant (per motivi ed aspetti diversi), a mio avviso JaVale è una cosa che non si è mai vista in questo sport, come fattispecie somatica e fisica: tanto per rendere l’idea, schiaccia dovendo abbassarsi per non picchiare la testa chissà dove, è una nuova frontiera dell’atleta NBA.

    Le sue partenze in palleggio da quell’altezza sono commuoventi, ha un paio di movimenti con mano morbida dalla media, se arriva in corsa da dietro non c’è modo di fermarlo (meno bene se gioca da fermo, statico), però deve ancora semplicemente mettere insieme tutte queste prerogative ed imparare quando, come e dove usarle.

    Non riesco a capire cosa possa venirne fuori e non pensavo incontrasse così tante difficoltà con Saunders ad inizio stagione, d’altronde è schiacciato da questi limiti di comprensione e lettura del gioco.
    Ma di sicuro si è guadagnato una citazione nel novero delle cose mai viste in questa lega.

  3. Che cappella che ho detto. Pardon.

    Ad ogni modo grazie per il parere!

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