…continua da NCAA Tournament Prêt-à-porter: West

Chiusura con l’ultimo dei 4 bracket, il South, che avrà in Houston la sede dei Regionals; per la testa di serie numero 1 un cammino non impossibile verso la Final Four di Indianpolis.

Favorita

#1: Duke Blue Devils (29-5, 13-3 ACC)
Consueto capolavoro di coach K, che nel naturale corso dei cicli torna al vertice con un gruppo composto solo da ragazzi al terzo ed al quarto anno, come da tradizione dei Blue Devils alla ricerca di studenti modello prima ancora che di prospetti NBA. Le ricette sono sempre le solite: disciplina, rigore, mentalità vincente, gruppo ed ovviamente tanta tanta tanta intensità difensiva. In attacco pallone affidato a 3 giocatori (Scheyer, Singler, Smith) e tutti gli altri già proiettati a recuperarlo quanto prima, al massimo raccogliendo quel poco che resta da palle vaganti e torbido del gioco. Come al solito esiste la possibilità che nessun Blue Devils mantenga le promesse in NBA, ma quando vesti questa maglia giochi anche per un allenatore un po’ più speciale degli altri e per un popolo che ti osanna. Scontati candidati per le Final Four anche grazie ad un calendario accessibile, specie se scacciano qualche fantasma che talvolta li perseguita al Torneo.

Starting five
PG 2 Nolan Smith – Junior
Ci ha messo un po’ ad ingranare dopo l’arrivo sbandierato dal liceo, ma in questo terzo anno ha deciso di fare sul serio. Controllo in costante crescita, più penetratore che tiratore, atleta forte e compatto che resiste ai contatti ed ama giocare fisico.
SG 30 Jon Scheyer – Senior
Stagione strepitosa. Leadership, personalità, intelligenza, conoscenza del gioco, fondamentale di tiro: il più pulito giocatore di basket forse dell’intera NCAA e riferimento sine qua non per i compagni. Se solo avesse un pizzico di atletismo e di cambio di passo in più…
F 12 Kyle Singler – Junior
Come potrebbe mancare il classico bianco di Duke con tutti i fondamentali a posto ed attaccante collegiale dominante su cui però nessuno scommette ad occhi chiusi per la NBA? A questo livello le sue partenze in palleggio, i suoi cambi di direzione ed i suoi arresto e tiro fanno la differenza, notevoli anche fiuto e posizione a rimbalzo.
F 42 Lance Thomas – Senior
Favoloso difensore, forse il più completo di tutta la NCAA. Super sia in aiuto che uno contro uno, non te ne accorgi ma può essere protagonista anche chiudendo le partite senza segnare. Classico giocatore da sogno per il coach, il concetto di terminale offensivo ovviamente risiede altrove, ma va rispettato dai 4 metri con spazio.
C 21 Brian Zoubek – Senior
Quasi 215 centimetri offerti alla causa, ma non chiedetegli anche di correre, saltare e fare canestro. Importante la sua presenza in vernice e la ritrovata vena a rimbalzo nelle ultime settimane, c’è fondamentale di passaggio dal post, ma la mobilità generale è ben al di sotto del minimo sindacale. Ovviamente più carambole che punti, nel complesso a Durham speravano venisse su meglio.

Maestro di basket e di vita: Mike Krzyzewski.

Alternativa

#2: Villanova Wildcats (24-7, 13-7 Big East)
Finale di stagione in calando per coach Wright ed i suoi ragazzi, ma oltreoceano si stanno dimenticando troppo frettolosamente di loro. Sono esperti, grazie alla Final Four raggiunta l’anno scorso rispetto alla quale hanno perso solo il Blazer Dante Cunningham. Sono profondi, potendo contare dalla panchina sull’interessantissimo prospetto bonsai Wayns e sulla stranissima evoluzione del tiratore Stokes, che ad onor del vero si pensava potesse diventare materiale da NBA. Sono atletici e fisici, sfruttando l’impressionante verticalità del grezzo africano Yarou e la completezza del collante difensivo Pena e dell’all around Redding. Ed hanno leadership e qualità nel reparto guardie, non tanto col play Fisher un po’ troppo in chiaroscuro ma soprattutto col leader Scottie Reynolds, che gioca ad un livello superiore per controllo ed abilità nel salire di livello quando conta: un trentenne tra i bimbi. Duke è avvertita, anche se Baylor è osso durissimo.

Outsider

#3: Baylor Bears (25-7, 11-5 Big 12)
Gli Orsi viaggiano sotto traccia e senza clamore, ma possono pensare addirittura ad Indianapolis. Piace molto l’ala grande Udoh, non solo il classico africano lungo ed atletico, ma anche ragazzo dotato di interessante qualità dalla media distanza sia per il piazzato che per lo scarico che per giocare spalle a canestro; prende rimbalzi, stoppa, è intelligente e sa persino partite in palleggio: sicuro prospetto NBA. Le due guardie Dunn e Carter si completano a meraviglia e giocano in perfetta simbiosi, una sorta di rivisitazione di Holly e Tom per chi ama lo storico cartone animato: realizzatori puri, hanno 40 punti nelle mani in due. Squadra ordinata e moderna, rigorosa ma non integralista, eseguono ma con libertà al singolo: una realtà di questo bracket.

#5: Texas A&M Aggies (23-9, 11-5 Big 12)
Ancora dalla Big 12, che quest’anno ha conteso alla Big East il ruolo di conference più competitiva del paese, gli Aggies appaiono più credibili della testa di serie numero 4 Purdue a causa dell’infortunio che ha posto fine alla stagione di Robbie Hummel, colonna portante tutto campo per i Boilermakers. Momento d’oro per Texas A&M, alla quinta apparizione consecutiva al Torneo dopo un’assenza di 20 anni. Bella la crescita di Donald Sloan, passato da 11 a 18 punti a partita quest’anno; solida la presenza in area di Bryan Davis, sempre nei paraggi della doppia doppia. Eppure sembra mancare qualcosa per contendere alle prime 3 del seeding l’accesso alla Final Four.

Underdog

#9: Louisville Cardinals (20-12, 11-7 Big East)
Qualcosa in più di una mina vagante: la schizofrenia elevata a scienza esatta; tutto normale quando c’è di mezzo il nome di Rick Pitino, nel bene e nel male l’unico coach in grado di dare un’identità così marcata ad un gruppo di ventenni. Non meno di 30 minuti di press tutto campo, tiri da tre in contropiede (“perché tre è meglio di due e male che vada c’è superiorità a rimbalzo offensivo”), rotazione a 10 e cambi delle linee come nell’hockey, il tutto in gessato Armani impeccabile: uno spettacolo nello spettacolo. Possono vincere e perdere con chiunque, come ampiamente testimoniato dai risultati in stagione.

Da seguire

Luke Harangody – Notre Dame
Icona incontrastata dei Fighting Irish, dei quali ha riscritto ogni record in questi 4 anni. Ad una prima visione sembra una macchietta uscita da qualche B-Movie americano sulla falsariga di American Pie e Maial College, in realtà è un santone del gioco: cuore, intangibles, rimbalzi (10), punti di pura energia (24!), movimenti in avvicinamento e fade away schiacciatissimo che sa fare solo lui. Merita di chiudere alla grande la carriera NCAA, ma Notre Dame non è da corsa.

Jerome Randle – California
Il miglior realizzatore della costa del Pacifico, imperversa dal basso dei suoi 178 centimetri con una creatività finalizzata ad un solo risultato: il suo tiro, possibilmente dalla lunga se non lunghissima distanza. Sfacciato, mai esitante, inventa soluzioni che passano dalla forzatura micidiale al colpo di genio da fuoriclasse. Se ancora non si fosse capito, fare il play non rientra nella sua agenda.

Da non perdere

8.California vs 9.Louisville
6.Notre Dame vs 11.Old Dominion
ev. 4.Purdue vs 5.Texas A&M
ev. 2.Villanova vs 3.Baylor

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One Comment to “NCAA Tournament Prêt-à-porter: South”

  1. Bro says:

    Fanno tanta paura i Bears, squadra fisica e noiosa, forse la peggior cliente che i Blue Devils potrebbero incontrare nella finale del Regional.

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