…continua da Rookie 2010: safe and sound

Dopo le note positive, quali sono i rookie scelti al primo giro che se la sono presa più comoda?

Thabeet, Rubio e Griffin: tre modi di non iniziare la carriera NBA.

Candidati Bust

2. Hasheem Thabeet – Memphis
Mie aspettative: *
Rendimento: *
Qui la vicenda è veramente scabrosa. Il tanzaniano è riuscito persino a fare meno di quel poco che ci si aspettava, anche perché i Grizzlies si sono messi a vincere e non c’è stata occasione per infilarlo in qualche sprezzante garbage time, nel quale paradossalmente sarebbero emersi ulteriormente i suoi limiti. Più ancora della spedizione in NBDL (mai nessuno scelto così in alto era finito nella lega di sviluppo) inquieta il tentativo di cessione alla deadline, grave indizio di abbandono prematuro del progettone da parte di Memphis. Resta un solo appiglio: la gestazione di un lungo nella NBA per la sua piena maturazione è di almeno 3 anni; ed il ragazzo è intelligente ed ha etica lavorativa.

8. Jordan Hill – New York (poi Houston)
Mie aspettative: **
Rendimento: *
Come Fantozzi da Cecco il panettiere alias Abatantuono: lei mi deve rendere conto! Non si può scegliere alla 8 un giocatore con palesi limiti come Hill, lasciando sul piatto tutto quel ben di Dio che sarebbe servito in modo imbarazzante a New York, senza avere un colpevole all’interno della dirigenza Knicks: errori di questo genere cambiano gli orizzonti di una franchigia. Ora anche un purista come coach Adelman pare inorridito dall’ipotesi di lavorare sul progetto Jordan, che in sistemi magari meno educati in cui gli viene chiesta energia a rimbalzo e mano dalla media ritroverà il suo habitat.

12. Gerald Henderson – Charlotte
Mie aspettative: **
Rendimento: *
I Bobcats non sanno scegliere al draft: l’anno scorso Augustin ed Ajinca, l’anno prima la rinuncia all’ottava scelta per Jason Richardson, nel 2006 Adam Morrison alla 3. Uno stillicidio di valutazioni discutibili accentuato ora dalla presenza di coach Larry Brown, non esattamente il prototipo di allenatore disposto a regalare minuti ai suoi giovani. D’altronde un Blue Devil come Gerald nella tana dei nemici di North Carolina (Jordan su tutti) non poteva pensare di avere vita facile da subito; eppure anche per il futuro è difficile tracciare una collocazione precisa per il figlio dell’ex campione dei Celtics, che potrebbe forse trovare nella difesa uno contro uno la sua specializzazione nel lungo periodo.

14. Earl Clark – Phoenix
Mie aspettative: ***
Rendimento: *
Per quanto Clark fosse una tipologia molto insidiosa (ruolo non delineato, completezza senza eccellere in qualcosa di specifico, fisico particolare, limiti difensivi e gravi problemi di accoppiamento), mi aspettavo molto di più. I Suns sono ancora un cantiere in divenire con la questione Stoudemire aperta ed il futuro di Hill incerto; anche Dragic e Lopez sono venuti fuori dopo un anno di quasi completa panchina, ma avevano mostrato segnali che francamente non si sono intravisti nella stagione di Earl, il cui crollo di fiducia rende oggi più incombente lo spettro di un fallimento alla DJ Strawberry ed Alando Tucker.

Delusioni

13. Tyler Hansbrough – Indiana
Mie aspettative: ***
Rendimento: **
Era uno dei grandi casi della scorsa estate: riuscirà uno dei giocatori NCAA più dominanti di tutti i tempi a ritagliarsi il suo spazio nella NBA? Dopo un anno la risposta è sempre la stessa: forse sì, forse no. Difficile fugare i dubbi nelle ridottissime apparizioni di Tyler quest’anno, fermato da problemi di varia origine culminati in quest’ultimo fastidiosissimo guaio all’orecchio interno che ne mette in forse il ritorno in campo in stagione. A Dicembre non era affatto dispiaciuto mettendo insieme cifre importanti (anche 21 punti e 11 rimbalzi). Da rivedere, ma il tempo scorre…

15. Austin Daye – Detroit
Mie aspettative: **
Rendimento: *
Che non fosse pronto, si sapeva; ma che lo fosse così poco, specie per una Detroit che nulla aveva da chiedere alla stagione, è un sintomo preoccupante. Avevo molti dubbi sul suo adattamento nella NBA perché ha caratteristiche troppo avveniristiche per trovare collocazione nel breve periodo; percorre infatti quel filone di giocatori intorno ai 2.10 in grado di metterla a terra e persino giocare da guardia, categoria speciale che ha nel nostro amico Durant il pioniere incontrastato. Il problema è che il talento di Austin non è anche solo avvicinabile concettualmente a quello del 35 in maglia Thunder…

16. James Johnson – Chicago
Mie aspettative: ****
Rendimento: **
Dei due rookie al primo giro di Chicago, quello buono (e non a caso scelto 10 posizioni prima) pareva essere James, che rappresenta una fattispecie tutto fare di ala versatile che attira quasi regolarmente la mia più completa adesione. Il buon Gibson ha tolto spazio, minuti e riflettori a Johnson, confinato a riserva nemmeno troppo di lusso e mai in grado di dare un senso alla propria stagione. Presto per parlare di bust, anzi sono convinto che l’estate prossima i Bulls rivoluzioneranno il roster permettendo all’ex Wake Forest di giocarsi le proprie carte; ma la delusione attuale resta.

27. DeMarre Carroll – Memphis
Mie aspettative: ***
Rendimento: *
Mister duttilità, ovvero il primo caso di giocatore in grado di cavarsela indifferentemente in 4 ruoli di questo sport, è stato soffocato dalla splendida stagione dei Grizzlies e dall’ottima salute di cui hanno sempre goduto i titolari. Giocatore di chimica puro, ha bisogno di trovare contesti in cui può restare all’ombra dei big, buttando il corpo nell’immondizia ed in difesa per consegnare loro la palla. Forse non è un talento tale da giustificare una scelta al primo giro, ma prima o poi troverà il roster adatto per diventare idolo delle folle; con Sam Young e l’arrivo di Brewer questo roster tuttavia non appare essere Memphis.

29. Toney Douglas – New York
Mie aspettative: ***
Rendimento: *
E’ spesso facile cadere nell’errore di cui sono stato vittima a mia volta: se inserisci nel sistema offensivo di Mike D’Antoni un realizzatore piccolo ed atletico, in grado di segnare punti in vari modi, di sicuro vai incontro ad un comprovato successo. Sbagliato, perché questa equazione non tiene conto di un elemento cardine della gestione dei giocatori e soprattutto delle rotazioni da parte dell’ex Olimpia Milano: ne considera 8, ne fa giocare 7, ne farebbe giocare 6, si fida di 5 o forse meno. Eccovi servito il fallimento di Douglas a ruota del ben più grave caso Hill. Eppure Toney troverà una dimensione NBA, a New York o altrove.

Conferme

11. Terrence Williams – New Jersey
Mie aspettative: **
Rendimento: **
Riuscire a deludere all’interno della catastrofica stagione di New Jersey era impresa rara, eppure Williams è andato vicino a centrarla. Si è perso progressivamente nei mesi invernali dopo una buona partenza, condendo il tutto con giustificata irrequietezza per la situazione sua e dei suoi Nets. E’ l’ennesima dimostrazione che squadra e contesto confusi e perdenti non necessariamente fanno emergere le qualità dei giovani buttati nella mischia senza struttura attorno, anzi possono contribuire a ridimensionarle senza il necessario supporto tecnico ed emotivo.

19. Jeff Teague – Atlanta
Mie aspettative: *
Rendimento: *
Non sono un suo grande fan, così come non lo ero di Acie Law che in modo simile non era riuscito ad affermarsi agli Hawks. Il ruolo preziosissimo di Crawford e la chimica lineare trovata da coach Woodson l’ha escluso ben presto dalle rotazioni che contano, ma il suo contributo è stato inferiore anche alle più funeree previsioni. Non vedo in Jeff un protagonista di questa lega in futuro e men che meno trovo un senso ai paragoni con Jason Terry che in Georgia qualche scellerato azzardò in estate; ma qualche altra occasione come riserva energica gli va concessa.

24. Byron Mullens – Oklahoma
Mie aspettative: *
Rendimento: *
Quattro partite in preseason, poi l’oblio più cupo e preoccupante, senza nemmeno un minuto di gioco da professionista. Può darsi che stia lavorando in modo splendido con l’allenatore dei lunghi di Oklahoma e che l’anno prossimo avremo il nuovo centro titolare dei Thunder al posto di Krstic; ma ci credo davvero poco, conoscendo la base da cui partiva. L’unica cosa per cui si è fatto notare quest’anno è stata la richiesta di farsi chiamare e riconoscere come Byron invece del precedente nickname B.J. formato dalle iniziali dei suoi due nomi (l’altro è James). Li chiamano progetti, ma con un bagnomaria simile forse non si sta esagerando?

28. Wayne Ellington – Minnesota
Mie aspettative: **
Rendimento: **
Non mi aspettavo moltissimo da Wayne, che ho sempre ritenuto un filo troppo monodimensionale per trovare un senso in questa lega. Ed in effetti l’ex Tar Heels non è riuscito a sfruttare appieno le occasioni che la disgraziata stagione dei Wolves gli ha concesso. Ha tutto il tempo per evolvere in giocatore di ruolo dalla panchina, ma forse a Minnesota ed in assoluto da una prima scelta (per quanto bassa) ci si aspettava qualcosa di più.

Ingiudicabili

1. Blake Griffin – Clippers
Mie aspettative: *****
Rendimento: –
Pensavo potesse essere il Rookie of the Year sbadigliando, rinvia la vicenda al 2011 quando contenderà il titolo a John Wall. Inquieta la maledizione della prima scelta che con una certa regolarità si abbatte sui lunghi dagli anni ’80 con infortuni che condizionano o interrompono la carriera ai vertici: Sampson, Daugherty, Manning, Ellison, Coleman, Joe Smith, Brand, Kenyon Martin, Yao, Oden; non si può dire che Blake sia in cattiva compagnia.

5. Ricky Rubio – Minnesota
Mie aspettative: –
Rendimento: –
Dalla magnetica Barcellona manda cartoline di imminente dominio planetario nel ruolo, distillate in soli 20 minuti a partita a causa della profondità della corazzata di Xavi Pascual. Inorridito all’ipotesi di finire in Minnesota che non ha trovato il modo di pagare la clausola rescissoria al Badalona, Ricky osserva ora ed attende con pazienza gli sviluppi dei suoi diritti NBA, sicuramente oggetto del desiderio di molte franchigie oltreoceano e motivo di lucro per futuri scambi da parte del GM dei Wolves Kahn. La Grande Mela e coach D’Antoni i più interessati alla vicenda.

22. Victor Claver – Portland
Mie aspettative: –
Rendimento: –
Se mi si passa il sempre ardito e mai gradito paragone calcistico, Portland assomiglia ormai all’Udinese per quella capacità di setacciare il mercato internazionale ed investire senza fretta su possibili campioncini futuri: ho ormai perso il conto dei giocatori sparsi in giro per il mondo di cui i Blazers detengono i diritti (Freeland e Koponen gli altri più recenti scelti al primo giro). L’iberico Claver viaggia a poco meno di 10 punti a partita a Valencia, ma tanto per capirci non ha cifre molto diverse da Batum a LeMans.

30. Christian Eyenga – Cleveland
Mie aspettative: –
Rendimento: –
3 punti e 2 rimbalzi in 11 minuti a partita a Badalona. Visto di meglio, ma come anticipato tra le righe qui sopra nessuno faccia l’errore di giudicare l’ipotetica trasposizione dall’Europa alla NBA in base alle statistiche sul suolo FIBA.

To be continued… Rookie 2010: get a foothold

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