Marzo, tempo di primi bilanci. Come si sono comportati i 30 giocatori scelti al primo giro dello scorso draft? Rassegna dei rookie della stagione in corso, in tre puntate e partendo da coloro che hanno superato al meglio le difficoltà dell’esordio in relazione alle mie aspettative estive.

Flynn, Jennings, Evans e Casspi: protagonisti subito.

Candidati ROY

4. Tyreke Evans – Sacramento
Mie aspettative: ****
Rendimento: *****
In realtà il candidato al premio di Rookie of the Year è uno, gioca nella capitale della California e sarà il secondo giocatore consecutivo allenato da Calipari al college ad aggiudicarsi il trofeo. Racchiude perfettamente il prototipo dell’evoluzione dei ruoli nella NBA, alzando ulteriormente l’asticella dei requisiti fisici per giocare nel ruolo di guardia. Avevo vagamente intuito nel finale della stagione NCAA che potesse fare grandi cose subito, ma 20 punti, 5 rimbalzi e 5 assist a partita proprio non erano in agenda. Uomo franchigia designato, capolavoro della dirigenza Kings.

7. Stephen Curry – Golden State
Mie aspettative: ***
Rendimento: *****
Ricordo come fosse ieri le parole di Alessandro Mamoli durante una telecronaca NCAA a proposito di Curry: questo può viaggiare a 15 punti a partita nella NBA come finire in Europa entro 2 anni. Fuochino ma non fuoco, perché il virgulto di papà Dell sta per chiudere la sua prima stagione da pro in zona 16 punti a sera, completando quella evoluzione in point guard che avevo fortemente auspicato. Va tenuto conto del bonus Don Nelson che sfalsa qualsiasi dato statistico, ma i dubbi sul gracile fisico e sull’incerto ruolo dell’ex Davidson sono stati fugati nel giro di poche settimane. Stephen pare ora più intoccabile di Monta Ellis nella baia.

10. Brandon Jennings – Milwaukee
Mie aspettative: *
Rendimento: *****
Neanche ai tempi dell’annessione alla Monarchia Sabauda c’era stato un plebiscito come quello che in estate decretava il fallimento di Jennings, ed infatti ogni volta che spulciavo i tabellini di Milwaukee nei primi 2 mesi di regular season il mio commento era sempre lo stesso: oh Gesù d’amore acceso! Poi per grazia ricevuta l’ex Roma ha progressivamente diminuito cifre e percentuali, anche perché gli avversari hanno dovuto prendere atto della necessità di impegnarsi pure con questo piccolo fuoriclasse; ma Brandon resta senza ombra di dubbio la più grande rivelazione tra i rookie di quest’annata e con i suoi Bucks in corsa per un’inopinata qualificazione ai playoff è l’unica autorevole alternativa ad Evans per l’assegnazione dell’award.

21. Darren Collison – New Orleans
Mie aspettative: ***
Rendimento: *****
Il grande approccio con la NBA avuto dal suo compagno di reparto (nonché a lungo sua riserva) a UCLA, Westbrook, poteva essere un indizio, ma nell’ultimo mese Darren ha francamente esagerato: 21 punti e 9 assist in contumacia Chris Paul, del quale pare aver già catturato qualche tendenza in allenamento, come la capacità di attaccare zone del campo anomale poco vagliate dalle altre point guard. Il factotum Jeff Bower ha salvato posto di lavoro e credibilità nell’ambiente proprio grazie all’esplosione di Collison e Thornton (le migliori scelte in relazione alla posizione nel draft 2009), che renderanno meno amaro l’imminente addio di CP3 alla Louisiana.

Sorprese

9. DeMar DeRozan – Toronto
Mie aspettative: **
Rendimento: ***
Onore al merito a Toronto, che senza fronzoli ha trovato il coraggio di lanciare da subito in quintetto l’icona di Compton, alla faccia dei tanti che l’avevano battezzato come incapace di tenere il parquet NBA, e di confermarlo anche quando i risultati non arrivavano. I limiti di comprensione del gioco sono lì tutti esposti alla visione, ma il suo tasso di testosterone verticale e freschezza atletica è stato importante per la difficilissima chimica dei Raptors, specie in difesa. Il ragazzo si è mostrato molto più serio e determinato di quanto le malelingue sostenessero superficialmente e si è forse visto scippare lo Slam Dunk Contest da un Robinson sottotono.

17. Jrue Holiday – Philadelphia
Mie aspettative: *
Rendimento: ***
Sfruttando le enormi difficoltà di coach Jordan nel dare un senso ai suoi nuovi Sixers, il giovanissimo Jrue (è l’unico giocatore nato nel 1990 oggi nella NBA) ha usufruito di insospettabili minuti, in crescita direttamente proporzionale all’allontanarsi delle possibilità di raggiungere i playoff per Philadelphia. Il percorso per diventare una garanzia nel ruolo di point guard è ancora lungo, in attacco è quasi tutto da costruire, ma non c’è niente meglio del campo per imparare il mestiere in fretta. In difesa inoltre il bimbo vale già la cittadinanza NBA.

18. Ty Lawson – Denver
Mie aspettative: **
Rendimento: ****
Troppo basso, troppo monomarcia, troppo limitato al tiro, troppo battibile in difesa: queste erano le ragioni che in pre stagione mi facevano temere per la carriera NBA di Ty, sempre esageratamente pubblicizzato fin dal liceo rispetto alle (comunque buone) qualità reali. Ed invece Lawson è capitato nel posto giusto al momento giusto, facendo la fortuna sua e dei suoi Nuggets: 17 punti a partita quando è partito titolare senza Billups, che lo adora e ne parla sempre benissimo. In Colorado ritengono già l’ex Tar Heels elemento fondamentale per mantenere alti ritmo e qualità della second unit.

23. Omri Casspi – Sacramento
Mie aspettative: **
Rendimento: ****
Nel pieno dell’esegesi di Giugno dei rumors riguardanti la sua Portland, il mio socio di blog si era fatto un corso accelerato di Omri Casspi (dato come probabile scelta dei Blazers), segnalandomelo come possibile steal in fondo al primo giro. Con tutta la stima e la fiducia per le indubbie doti di scouting del Mookie, mai avrei pensato che ci avesse visto così giusto. E’ uno dei punti fermi dei nuovi interessantissimi Kings, anche a dispetto del rookie wall che si è abbattuto su di lui nelle ultime settimane e ne ha ridimensionato cifre e rendimento; d’altronde passare da 30 partite FIBA dilatate in stagione ad 80 battaglie fisiche NBA una dopo l’altra resta qualcosa di poco spiegabile per chi non lo vive in prima persona. Shalom Omri!

26. Taj Gibson – Chicago
Mie aspettative: **
Rendimento: ****
Anche qui alzo le mani in segno di resa: mai avrei pensato ad un Gibson così determinante in così poco tempo e soprattutto su entrambi i lati del campo. Si può considerarlo senza indugio come il difensore dell’anno tra i rookie, ma ha inoltre messo in mostra enorme attività a rimbalzo ed un insospettabile arsenale offensivo dalla media distanza che allontanano lo spettro di avere a che fare con un semplice specialista difensivo. Il talento puro risiede altrove e con una coppia di lunghi Noah-Gibson in questa lega non si va da nessuna parte, ma Taj si è assicurato con largo anticipo una carriera da protagonista nel pitturato NBA.

Conferme

3. James Harden – Oklahoma
Mie aspettative: ****
Rendimento: ****
C’è chi ne parla come di una piccola delusione, ma ha fatto esattamente quello che era lecito attendersi, incastrandosi alla perfezione nelle esigenze degli scatenati Thunder come sesto uomo di qualità con punti nelle mani. Ha così dato il via libera all’esplosione di Sefolosha, a sua volta perfetto come collante difensivo nel quintetto di Oklahoma, senza arretrare di una virgola nelle intatte aspettative che lo guideranno ad un ruolo da protagonista nel futuro prossimo. Ha tutto per diventare uno degli eletti pretoriani che aiuterà Durant alla conquista di questa lega, anche come secondo-terzo violino.

6. Jonny Flynn – Minnesota
Mie aspettative: ****
Rendimento: ****
Dopo Kobe, anche Flynn va con Renato Zero: il triangolo no, non l’avevo considerato. Ma qui i motivi sono opposti, perché si tratta di un classico caso di rigetto di un tascabile newyorkese abituato ad avere sempre ed ovunque la palla in mano, catapultato di colpo nel sistema offensivo che meno di tutti assegna responsabilità offensiva al play. Tra alti e bassi la stagione di Jonny resta positiva e le doti istrioniche lo rendono anche potenziale personaggio fuori dal campo (notevole la sua performance all’All Star Weekend). Per altro non è da escludere che questo duro apprendistato nella Triple Post di coach Rambis gli sia di grande giovamento in futuro.

20. Eric Maynor – Utah (poi Oklahoma)
Mie aspettative: ***
Rendimento: ***
Il più geometrico e per certi aspetti obsoleto giocatore uscito dal primo giro dello scorso draft. Gioca un basket diverso, di rara intelligenza e diligente esecuzione, dando la sensazione di essere esattamente la perfetta riserva in un sistema di vertice. Non ricordatelo infatti a Deron Williams, furibondo per la rinuncia dei dirigenti Jazz alla loro azzeccata prima scelta per meri motivi finanziari. Se c’è un affarone fatto nella NBA in questo periodo viene automatico pensare ad Oklahoma ed al suo GM Sam Presti, che infatti si è puntualmente fiondato su Eric trovando il perfetto cambio giovane di Westbrook, a lui complementare.

25. Rodrigue Beaubois – Dallas
Mie aspettative: ***
Rendimento: ***
Idolo incontrastato. Sembra quasi farti un favore nello scendere in campo, con quell’espressione da adolescente inconsapevole e quel linguaggio del corpo imperturbabile che non possono non renderlo simpatico a pelle. Ma poi senza fare una piega attacca il ferro e si prende tiri da fuori accompagnando faccia tosta a talento e potenziale di raro pregio. Ha tutto quello che ha perso per strada o non ha mai avuto Kidd (braccia lunghe, gambe esplosive, velocità tutto campo, difesa sull’uomo, capacità di arrivare in fondo), ma gli manca tutto quello che conserva gelosamente Jason (letture, posizione, coinvolgimento dei compagni, tempi del passaggio, intuito lontano dalla palla). Se solo assorbisse qualcosa dal suo illustre compagno, Dallas avrebbe trovato l’erede pronto all’esplosione.

To be continued… Rookie 2010: take it easy

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One Comment to “Rookie 2010: safe and sound”

  1. tfrab says:

    molti pensavano fosse un draft povero, invece di talento pare proprio ce ne sia, nonostante la prima scelta sia stata subito messa KO da un infortunio.

    con griffin e rubio sul parquet questo era un gran bel draft

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