Nella NBA del 2010 si vince correndo o rallentando? Si può attaccare bene ad alti ritmi o la qualità offensiva si raggiunge più facilmente a ritmo controllato?

Magic negli anni ’80 ci ha insegnato che correre era necessario non solo per far spettacolo e sorridere, ma anche per vincere. Eppure gli anni ’90 hanno reso quei Lakers qualcosa di inimitabile proprio perché nessuno è più riuscito a vincere in quel modo e con quello stile.

Il coach di quello showtime gialloviola ha mostrato tutto il suo genio sfiorando la vittoria con concetti opposti, in una delle finali più appiccicaticce ed a basso ritmo della storia recente della lega, quando nel 1994 sia la sua New York che Houston non riuscirono ad andare oltre la soglia dei 93 punti segnati in 7 partite.

Gli stessi Bulls di Jordan, specie nelle loro ultime due reincarnazioni contro Utah, facevano del controllo del ritmo un principio cardine anche se meravigliosamente mascherato dalla qualità del Triangolo e dal talento di quello interessante col numero 23. E concetti simili possono essere proposti per gli Spurs di Popovich ed i Pistons di Brown.

Nel pieno della volata finale verso i playoff, com’è la situazione oggi?

Proviamo a mettere in relazione squadra per squadra due semplici e convincenti dati statistici: l’indice di efficienza offensiva (Offensive Rating o Off Eff), ovvero i punti segnati ogni 100 possessi, che ci permette di delineare la qualità dell’attacco di una squadra; ed il passo (Team Pace), ovvero il numero di possessi a partita, che ci descrive il ritmo scelto da una squadra.


Sull’asse orizzontale (x) c’è l’Off Eff; sull’asse verticale (y) c’è il Pace. Gli assi evidenziati che creano i quattro quadranti sono i valori medi.

Con la solita e reiterata precauzione (mai prendere i numeri come oro colato), partiamo alla caccia di qualche avventurosa tendenza o conferma.

1. Efficienza offensiva e vittorie vanno clamorosamente a braccetto, come prevedibile ma non scontato: tutte le squadre che si trovano nella metà di destra hanno un record positivo, quasi tutte quelle a sinistra vanno male. Le gare si vincono in difesa e può darsi che l’attacco derivi da quello che si fa nella propria metà campo, eppure il basket non è il calcio ed i dati ci dimostrano che l’essenza ancestrale del gioco è infilare la palla nel cesto.
Primo teorema del Professor Naismith: se non segni, non vinci.

2. Ad Ovest si corre più che ad Est: le contender orientali (Atlanta, Boston, Cleveland ed Orlando) si trovano tutte nella metà inferiore del grafico, ovvero tra le squadre più sotto controllo. Tolti i Blazers, i 7 team che vanno più piano nella lega sono nella Eastern Conference; tolta Indiana, gli 8 team che vanno più veloce sono nella Western Conference.

3. Ci sono due squadre che fanno storia a sé, per motivi opposti: Golden State va a mille all’ora, Portland va piano piano piano. Per arrivare a distinguersi così tanto nella lega, diventando sistemi di nicchia, non credo sia casuale la longeva permanenza dei rispettivi coach su quelle panchine: Don Nelson è ai Warriors dal 2006, McMillan è in Oregon dal 2005.

4. Coach D’Antoni non riesce invece ad imprimere la sua identità a New York: mai una sua squadra si è trovata in posizione così anonima, addirittura ad un passo dall’intercetta degli assi medi. A storica dimostrazione che sistema ed identità sono due belle parole, ma senza materiale adatto diventano concetti vuoti ed inapplicabili…

5… Aspetto rinforzato dall’inesistenza di un nesso tra sistema e stile di gioco da una parte, efficienza offensiva e vittorie dall’altra: si gioca bene e si vince con la Triple Post (Lakers), si gioca male e si perde con la Triple Post (Minnesota); alta efficienza con sistemi di rigida esecuzione (Utah, San Antonio), bassa efficienza con sistemi di rigida esecuzione (Charlotte, Philadelphia); alta efficienza a briglie sciolte palla in mano (Phoenix, Atlanta), bassa efficienza a briglie sciolte palla in mano (Chicago, Washington); si gioca bene e si vince con 4 o 5 perimetrali (Toronto, Orlando), si gioca male e si perde con 4 o 5 perimetrali (New York, Indiana).
La conclusione è la solita: dimmi che giocatori hai e ti dirò che allenatore sei.

6. Tenere alto il ritmo non vuol dire per forza attaccare bene: solo Denver, Lakers, Phoenix e la sorprendente Memphis riescono ad avere sia passo che qualità in attacco, collocandosi nel quadrante in alto a destra. Ma non solo, perché pur non essendoci nesso evidente tra passo e vittorie, l’unica tendenza riscontrabile ci è data dal quadrante in alto a sinistra: quattro delle cinque squadre che corrono di più (Golden State, Indiana, Minnesota e Sacramento) sono agli ultimi 5 posti della lega per numero di vittorie e tra le meno efficienti in attacco.

7. Particolare il caso di Chicago: è la squadra con più basso indice di efficienza ad avere un record positivo, ed anche l’occhio in tutta franchezza conferma l’impressione di non essere di fronte ad un attacco fluido e strutturato. Curioso come le altre 3 squadre in lotta coi Bulls per gli ultimi posti playoff (Charlotte, Miami, Milwaukee) siano a loro volta nella metà meno efficiente del grafico, forse a dimostrazione che dopo le 4 contender ad Est c’è veramente il vuoto.

8. Avere i migliori playmaker in squadra non vuol dire necessariamente svettare per la qualità del proprio attacco (cosa che riesce solo a Billups ed all’atipico soggetto canadese che si merita il punto successivo), ma certamente aiuta: Deron, Rondo, Paul e Kidd assicurano ai compagni il posizionamento nella metà di destra.

9. Steve Nash è l’unico giocatore che con la sua sola presenza dà identità a squadra e compagni in attacco: non può sorprendere che i Suns abbiano la miglior efficienza offensiva abbinata al quarto miglior Team Pace della lega.

10. New Jersey fa schifo. Ma non penso ci fosse bisogno di grafici per renderlo ufficiale.

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3 Comments to “Run to lose”

  1. Fraccu says:

    Tremendamente interessante e ben analizzato… forse potrebbe essere significativo anche incrociare l’efficienza difensiva con i possessi, per verificare se chi gioca a ritmi alti riesce poi ad essere ostico nella propria metà campo…

  2. Fazz says:

    Strepitoso.

    Ma domani non vieni a Bardolino, quindi tutto rapidamente nel dimenticatoio 😛

  3. Vitor says:

    La chiosa è splendida.

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