…continua da Storia di una deadline (East)

«Sarò l'uomo giusto per Portland?»

I = v [Y(t+1) – Yt]

Player In: Caron Butler, Brandon Haywood, DeShawn Stevenson
Player Out: Drew Gooden, Josh Howard, Quinton Ross, James Singleton

Dallas ha mischiato le carte, provando a sfruttare le motivazioni di ragazzi che giocano da troppo tempo in contesto perdente, ma il miglior Butler non so quanto sia più forte del miglior Howard, così come Haywood non è sufficiente per avvicinarsi a Nuggets e Lakers, anche se l’upgrade è fuori discussione ed i primi tre posti ad Ovest probabili. Fuori dagli schemi l’anima imprenditoriale di Cuban: azienda in difficoltà? Si investe su altri contrattoni, e chi se ne frega della crisi; con 84 milioni di dollari a salario l’anno prossimo diciamo che i Mavs non sono i favoriti per la corsa a LeBron.

Immobile: parte terza

Player In: –
Player Out: –

Sono costruiti benissimo ed hanno tutto per candidarsi più ancora di San Antonio, Dallas e Utah ad unico ostacolo per i Lakers ad Ovest: quintetto solido, chimica, leadership, stelle, difesa, specialisti, realizzatori ed operai dalla panchina, record. Forse Denver è l’unica a non aver neppure provato a fare qualche piccola mossa nel sommerso, non avendone alcun bisogno.

Mancini, Codispoti, Consagra…

Player In: –
Player Out: –

Hanno rifiutato OJ Mayo e Thabeet per Monta Ellis, ma se c’era una squadra a cui poteva interessare quel pacchetto era proprio Golden State, con la storica passione di Don Nelson per i centroni oltre i 2.15. I Warriors mi ricordano ormai il Foggia di Zeman (perdonate il paragone calcistico): giocatori pescati non si sa dove o da serie minori e buttati nella mischia, gioco offensivo all’eccesso, valorizzazione di autentici sconosciuti, sconfitte che è un piacere. Sono un mondo a parte nel panorama NBA, impossibile prevedere le loro mosse anche in futuro; ma di sicuro ce ne saranno, con Maggette principale protagonista.

Goodbye T-Mac

Player In: Hilton Armstrong, Jordan Hill, Jared Jeffries, Kevin Martin
Player Out: Joey Dorsey, Carl Landry, Tracy McGrady

Avevano in mente solo due cose: dare un senso alla parte finale della stagione e capitalizzare con talento la scadenza di McGrady. Obiettivi ampiamente raggiunti. Mi piace molto sulla carta l’incastro di un realizzatore come Martin tra Ariza e Battier; Jeffries e Hill compensano sul piano tecnico e potenziale la perdita sanguinosa di Landry, che per quanto idolo non penso possa essere più di quello che si è visto quest’anno. Metterei Houston tra le vincenti di questo mercato, ma fino all’estate 2011 con le scadenze di Yao, Jeffries e Battier (più di 30 milioni) lo spazio salariale è andato a farsi benedire e saranno allora molto attivi tra 12 mesi sfruttando proprio quelle scadenze. Non scontato il rinnovo di Scola, offerto a Phoenix nel pacchetto per Amar’è.

Los Longobarda

Player In: Steve Blake, Drew Gooden, Travis Outlaw
Player Out: Marcus Camby, Sebastian Telfair, Al Thornton

Sterling come il presidente Borlotti: perdere e perderemo! Ma lo sa quanto mi costa una squadra ai playoff? Questi sono da ormai 20 anni i Clippers. Si doveva creare lo spazio per Blake Griffin, quindi la partenza di Camby era inevitabile così come quella del deludente Thornton è molto meno sorprendente per chi ha seguito quest’anno le sue prestazioni. Ora attenzione: l’anno prossimo avranno a contratto solo 4 ottimi giocatori del quintetto (più Jordan) e circa 25 milioni per convincere un big che anche i velieri possono essere competitivi. Almeno fin quando si accorgeranno che vincere costa troppo e smantelleranno tutto di nuovo.

No need to argue

Player In: –
Player Out: –

Nel sottobosco del loro roster, i Lakers ci hanno sicuramente provato. I primi 7 della rotazione (quintetto, Odom e Brown) erano ovviamente intoccabili, ma il resto della second unit quest’anno non ha certo convinto coach Zen, disposto a sacrificare un po’ tutti in cambio di un valore aggiunto, specie se guardia con gambe veloci in difesa. I due identikit pare fossero Nate Robinson (manovra di disturbo?) e soprattutto Kirk Hinrich, ma le conversazioni non si sono mai avvicinate ad un accordo. Ci si può ora concentrare sulle polemiche con Cleveland tirando la lunga volata per la finale designata.

Destinazione limbo

Player In: Ronnie Brewer
Player Out: –

Hanno provato a scaricare uno tra Mayo e Conley, inserendo nel pacchetto il progetto già abbandonato Thabeet, ma nessuno ha abboccato. All’ultimo minuto Memphis ha così dirottato su Brewer, mossa raffinata che può essere un upgrade per le ormai residue speranze playoff, ma che rappresenta soprattutto un investimento per il futuro alla luce della prima scelta spesa nell’acquisto: bisogna trovare l’accordo pluriennale con Ronnie e Gay (tutt’altro che facile), e sfruttare in qualche modo la scadenza di Zach l’anno prossimo. Ma il rischio né carne né pesce per i sorprendenti Grizzlies è elevatissimo.

Caos chimico

Player In: Darko Milicic
Player Out: Brian Cardinal

E’ difficile dare un senso ad un roster che ha una chimica proibitiva da raggiungere. Flynn e Sessions con Rubio a bagnomaria, Love e Jefferson poco compatibili, l’eterna incognita Brewer e lo spreco delinquenziale di un califfo del gioco come Gomes: non saprei da dove partire per mettere mano a Minnesota, e credo che anche lo stesso Kahn non abbia idee molto più nitide delle mie. Si dice che Milicic potrebbe anche accettare Montegranaro pur di tornare in Europa l’anno prossimo.

Corsa al ribasso

Player In: –
Player Out: –

La deadline per New Orleans era arrivata qualche settimana fa con l’infortunio di Paul che ne affossa ogni velleità di playoff. Si erano già resi protagonisti nei mesi scorsi di operazioni strettamente finanziarie per abbassare il cap ed allontanarsi dallo spauracchio della luxury tax, scaricando a titolo gratuito i vari Brown e Armstrong. Ora l’eclettico Bower va in giro col cartello vinco anche con Collison e Thornton, ma non so per quanto ancora CP3 avrà voglia a sua volta di alzare la scritta resto per vincere con Bower

Che ce frega della deadline, noi c’avemo Kevin Durant

Player In: –
Player Out: –

Siamo ad un tassello dalla dinastia, il giocatore d’area. Oklahoma si era già fatta il regalo con Eric Maynor preso gratis qualche settimana fa e perfetto nel progetto giovani dell’impeccabile Sam Presti. Durant e soci crescono e con loro aumentano i rispettivi contratti da rookie, quindi va sempre più diminuendo il margine salariale per operare dei Thunder, ormai equiparabili finanziariamente alle altre franchigie ed usciti dalla speciale normativa economica per le franchigie di recente nascita o trasferimento. Arrivare ai vertici è difficile, ma rimanerci lo è di più; anche se con il futuro Hall of Famer è tutto più semplice.

Barcollo ma non mollo

Player In: –
Player Out: –

Insieme a Miami, Phoenix era la squadra maggiormente accreditata per qualche movimento nelle ultime settimane. Ed invece Amar’è è rimasto in Arizona, nonostante fosse il preferito dell’Uomo del Monte LeBron e degli stessi Heat, che non hanno voluto inserire Beasley o Haslem nella trade ed hanno persino coinvolto Utah e Boozer nella vicenda. L’abbozzo più interessante era con Philadelphia, ma per i Sixers non avrebbe avuto senso cedere Iguodala e Dalembert per affiancare Stoudemire a Brand. Vano il tentativo dell’ultim’ora di Houston, con Scola, Battier e corredo di scelte assortite. Restavano Hickson e Ilguaskas, davvero troppo poco per una squadra comunque in piena corsa playoff. Corretta la resistenza di Kerr.

Lazzaretto

Player In: Marcus Camby
Player Out: Steve Blake, Travis Outlaw

L’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto; ed in cambio degli uomini giusti. Difficile biasimare la mossa di Pritchard, in grado ora di raggiungere una post season tutt’altro che scontata e di riporre in un polmone d’acciaio il preziosissimo ed eroico Juwan Howard. Ma è Camby l’uomo adatto per quadrare il cerchio e reggere in prospettiva all’assalto dell’altra presunta dinastia in divenire? Già solo raggiungere i playoff tra le varie catastrofi è un grande traguardo per Portland, ma il definitivo salto di qualità viene rinviato di un altro anno ed Oklahoma nel frattempo ha già quasi annullato il gap…

La mandrakata

Player In: Joey Dorsey, Larry Hughes, Carl Landry, Dominc McGuire
Player Out: Kevin Martin, Sergio Rodriguez

Assegno a Sacramento la palma di vincitori di questa deadline. Kevin Martin non era più quello che poteva servire a questo gruppo giovane, da costruire attorno all’asse Evans, Casspi, Thompson ed eventualmente Garcia e Hawes. Scaricare un contratto che fa registrare 13 milioni di padri fondatori nel 2013 non è mai facile quando il beneficiato salta dalle 20 alle 40 partite a stagione, ma i Kings hanno fatto un capolavoro aggiungendo Landry all’asse sopra evocato. Ora se non ci fossero i mattoni Nocioni ed Udrih (13 milioni a salire fino al 2013), sarebbero la squadra con la maggiore disponibilità estiva: un tentativo per qualche big di secondo piano sarà fatto comunque.

Provaci ancora Gregg

Player In: –
Player Out: Theo Ratliff

La crisi si fa sentire anche a San Antonio e persino lo striminzito contratto da veterano di Ratliff rappresenta una ghiotta occasione di risparmio. La squadra è sfuggita di mano a Pop, inorridito alla visione di partite dei suoi ai 120 punti, e gli acquisti estivi hanno deluso, con Jefferson e McDyess in pole position nelle varie offerte abbozzate in questi giorni, essendo gli unici pluriennali a roster insieme a Duncan, Parker ed i gioiellini Hill e Blar. Non c’era tempo per cercare ancora la giusta formula. Adesso nessuno sembra ricordare che ci sarebbe El Narigon in scadenza da rinnovare…

Coppa Cobram

Player In: –
Player Out: Ronnie Brewer

Ahia, qui abbiamo fatto incavolare Deron. Se tutto sommato aveva fatto finta di niente quando venne ceduta la sua riserva Maynor, ora che il sacrificato è uno dei pretoriani storici Williams non è riuscito a soffocare la sua stizza verso questa gara ad eliminazione. Difficile dargli torto, perché per pure dinamiche finanziarie Utah ha sconfessato in poche settimane due scelte azzeccate ai recenti draft, senza trovare una soluzione alla matassa Boozer ed indebolendo il roster che tanto forte stava viaggiando.

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3 Comments to “Storia di una deadline (West)”

  1. jay jay okocha says:

    Gerry, non pensi che a Denver serva un cambio dei lunghi in più per puntare veramente in alto? Niente di che, ma un ala forte dignitosa da una decina di minuti a partita avrebbe fatto comodo, io sotto canestro li vedo ancora con la coperta troppo corta.

  2. Gerry says:

    Ed in effetti Mookie mi faceva notare che alla notizia di Camby in Oregon a Denver c’è stato un sussulto improvviso, che sa molto di occasione persa.
    Io ho negli occhi la serie dell’anno scorso contro i Lakers, nella quale senza un Kobe versione extra lusso l’anello poteva anche prendere la strada del Colorado.

    Il terzetto Nenè, Martin e Andersen, se a pieno regime, mi sembra tutto quello che occorre per supportare al meglio Melo e Chauncey.

    Poi è verissimo che la coperta è corta, ed infatti non appena viene a mancare uno dei tre i Nuggets soffrono tanto: senza andare troppo lontano, al completo vittoria a Cleveland, senza Martin disfatta contro gli Spurs e senza Andersen harakiri coi nuovi Wizards.

    Eppure Denver mi sembra la rivale dei Lakers con più certezze.

  3. Andreapizzo says:

    In periodi di crisi certi scarichi, sportivamente ingiustificabili, lasciano un retrogusto amaragnolo in bocca. Forse un cap più rigido permetterebbe di avvicinarsi a quella parità di possibilità di partenza che il sistema sportivo americano insegue, comunque con molti meriti. Sui miei Lakers: in linea teorica se a 28 partite dal termine della regular ho il miglior record non tocco niente (a mio parere in quest’ottica l’inserimento di Jamison da parte degli “altri” è solo un rischio) ma certe situazioni su quella panchina sono a bassissima digeribilità: per chi mette la parola Attitude fra quelle importanti per vincere in questo gioco vedere Farmar e Vujacic ancora lì seduti è bile che cola…

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