Wilt contro Kareem: solamente altri tempi?


Racconta Federico Buffa:

Il professor Naismith aveva poche idee ma chiare: le guardie facevano solo la fase difensiva, gli avanti (forward) ruotavano attorno a un centro che avrebbe segnato tutti i punti della squadra. Ma per andare dentro ci volevano i giocatori dentro, che sapessero giocare spalle a canestro.
E c’è una lunga linea rossa che collega i grandi centri della storia della pallacanestro: si comincia con George Mikan, un bianco, allenato specificatamente a giocare pivot da Ray Meyer all’università di De Paul, con esercizi che sono utili ancora oggi, i così detti Mikan Drill; e poi Bill Russell, Wilt Chamberlain, Kareem-Abdul Jabbar, fino a Shaquille O’Neal, forse l’ultimo dei grandi centri.

Ribatte Flavio Tranquillo:

Oggi è rimasto Yao Ming con tutti i suoi guai, sta per smettere Shaquille O’Neal; attorno giocatori con diverse caratteristiche: 4 perimetrali, 5 perimetrali contemporaneamente sul terreno di gioco. Non è un’eccezione, comincia ad essere una regola.

Ma è realmente così? Quanto la fattispecie storica richiamata da Federico è stata soppiantata dalla fattispecie perimetrale descritta da Flavio? Quanto è passato di moda il centro inteso come fulcro interno del gioco nella NBA del 2010?

Proviamo a rappresentare graficamente le cifre di tutti i 30 centri titolari dell’attuale stagione, mettendo in relazione il dato individuale a partita dei canestri realizzati negli ultimi 3 metri (10 feet) con quello dei canestri realizzati oltre tale distanza.


Sull’asse orizzontale (x) c’è il numero dei canestri segnati da fuori; sull’asse verticale (y) quello dei canestri segnati negli ultimi 3 metri. Gli assi evidenziati che creano i quattro quadranti sono i valori medi.

La premessa è sempre la solita: non prendere i numeri e le statistiche per oro colato, ma come sfizio per provare a leggere qualche tendenza.

Ed allora…

1. Flavio ci parla di centri atipici e numeri 5 perimetrali che escono quasi esclusivamente a tirare dalla lunga distanza, eppure i numeri ci dicono che questa non è ancora una tendenza affermata nella NBA. Ci sono eccezioni specifiche quali Frye ed il nostro Andrea, ma c’è ancora larga prevalenza della fattispecie interna, come dimostrato dal quadrante in basso a destra piuttosto spoglio. Curioso ma non casuale che 3 dei 4 lunghi più esterni siano di scuola europea (Bargnani, Okur e Krstic ad aggiungersi al caso Frye).

2. Sono passati più di cento anni ed è stato stravolto il gioco per regole, concetti ed ovviamente atleti, eppure il modello originario del ruolo di centro non è trapassato. Howard, Perkins, Oden, Okafor, Shaq, Haywood, Biedrins, Dampier, Wallace e Bogut ci illustrano l’ancestrale necessità di un lungo di non uscire dall’area: ognuno di loro realizza meno di un tiro da oltre i 3 metri ogni due partite.

3. Non c’è alcun nesso evidente tra vittorie e presenza di un centro con determinante caratteristiche: si vince e si perde sia con centri interni che con centri perimetrali.
L’unica tendenza che si può azzardare riguarda il quadrante in basso a sinistra, nel quale risiedono i giocatori poco produttivi sia inside che outside: il solo Dampier è parte di una squadra con record vincente, a dimostrazione che avere punti dai propri lunghi non vuol dire per forza vincere, ma non averne può facilmente significare perdere…

4… Tuttavia, qual è la caratteristica comune a tutti i centri meno dotati offensivamente, presenti in quel settore? Sono tra i migliori stoppatori della lega. Wallace, Dalembert, Biedrins, Haywood, Noah: tutti francamente bruttini palla in mano, ma tutti intimidatori di primissima fascia. Per essere titolare in un quintetto NBA devi almeno essere molto bravo su uno dei due lati del campo.

5. Mi sono permesso due licenze con giocatori che partono da power forward, Boris Diaw e Luis Scola, poiché i centri titolari delle loro squadre (Chandler/Mohammed e Hayes) non permettono di inserire dati significativi a causa del minutaggio troppo basso. Curioso però come basti scalare di una posizione (dal centro all’ala grande) per trovare subito due giocatori che si collocano nella metà di destra del grafico, quella esterna.
Lungo è bello, ma nella NBA moderna non puoi permetterti due centri interni contemporaneamente in campo e non c’è più spazio (nel senso non figurato del termine) per una rivisitazione delle twin towers (stile Duncan-Robinson a San Antonio o Sampson-Olajuwon a Houston).

6. Le due squadre che più si avvicinano oggi al concetto di torri gemelle sono Minnesota (Love-Jefferson) e Lakers (Gasol-Bynum), ovvero gli unici due sistemi che aderiscono alla Triangle Offense; non è un caso che almeno 3 dei 4 protagonisti in questione siano tra i migliori passatori e tra i più completi lunghi a livello di fondamentali puri.
Entrambe le soluzioni tuttavia non possono considerarsi consolidate, come dimostrato dall’identità che raggiungono i Lakers con Bynum seduto, Odom in campo e Gasol da centro (a cui si aggiunge l’ovvia compressione delle cifre di Andrew col catalano ad occupargli spazio) e dalle difficoltà di Minnesota nel trovare una chimica apprezzabile e risultati confortanti.

7. Non solo ci sono giovani centri, ma molti sono già indiscussi protagonisti: Bogut e Perkins hanno 26 anni, Howard, Jefferson, Noah e Marc Gasol 25, Horford, Hibbert, Bargnani e Biedrins 24, Bynum 23, Oden, Hawes e Lopez 22.
Si può discutere sulle loro caratteristiche, ma il ricambio generazionale è palese e la metà delle squadre NBA ha nel ruolo un titolare nato dopo il 1984.

8. Caso Bogut: impressionante la qualità del suo gioco interno, nessuno segna quanto Andrew negli ultimi 3 metri. Certo, Deron Williams e Chris Paul scelti dopo di lui nel diabolico draft 2005 contamineranno per sempre la sua carriera, ma forse è opportuno ricalibrare le critiche all’australiano anche in funzione di contesto e compagni avuti. Entra solo ora nel pieno della maturità, che per un lungo spesso arriva in ritardo rispetto ad un piccolo: merita almeno di essere seguita la sua evoluzione.

9. Caso Lee-Bargnani: come nell’analisi dei play e del loro Assist Rate erano emerse le anomale posizioni di Duhon e Calderon, così bisogna ora prendere atto che New York e Toronto giocano un basket diverso osservando le collocazioni di David ed Andrea.
Il Mago è oggettivamente riconosciuto come l’emblema della fattispecie atipica che preferisce la soluzione frontale al pressoché nullo gioco interno o spalle a canestro, quindi la propensione offensiva dei Raptors spiega solo in parte la sua posizione del tutto anarchica nel grafico, con cifre per altro storicamente compresse dalla presenza di Bosh.
Lee è invece l’ennesimo beneficiato da coach D’Antoni, senza il quale probabilmente non insidierebbe addirittura giocatori come Duncan e Jefferson per completezza offensiva. Onore però al lungo di New York per gli evidenti progressi nel piazzato dalla media distanza degli ultimi mesi

10. I numeri ci dicono che 4 giocatori spiccano rispetto agli altri per completezza offensiva, trovandosi nel quadrante in alto a destra: molti canestri da dentro, molti canestri da fuori. Se per Duncan ed Al Jefferson ci potevano essere pochi dubbi alla luce della qualità tecnica e del peso che hanno nella squadra, se per Lee vale l’analisi del punto precedente, bisogna inchinarsi al cospetto delle cifre di Chris Kaman, statisticamente parlando il più completo centro della NBA 2010.
Eppure i Clippers fanno ancora enorme fatica, ad ennesima riprova di come chimica, contesto, compagni, difesa e quant’altro la pallacanestro possa proporre elevi questo sport alla quintessenza del gioco di squadra, che prevale su qualsiasi forma di indice individuale.

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2 Comments to “Centri: così vicini, così lontani”

  1. tika says:

    Bello bello^^
    Mi piace la mania dei grafici. Stupendo sto blog, ma che lo dico a fare?

  2. menterovente says:

    be gerry hai il nome di uno che mi sta sulle palle, ma la tua apertura mentale sembra quella di nash, non del gerry che mi sta qua :), complimenti.
    i numeri non sono oro colato
    le statistiche delle grandi bugie
    ma “vedere” li dentro tutto quello che hai visto tu è estremamente interessante.
    complimenti
    ciao a tutti

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