From Knicks vs Raptors 104-112, del 15.12


Forse i più giovani appassionati italiani di basket NBA non se ne rendono pienamente conto, perché come sempre la contemporaneità dell’evento non riesce a farne emergere completamente l’importanza.

Ma per chi negli anni ’90 si accontentava di esaltarsi alle gesta di Drazen Petrovic, Arvydas Sabonis e Toni Kukoc, solo perché in qualche modo li sentiva più vicini al proprio mondo e li vedeva proiettati in uno che assomigliava ad un sogno, o per chi si affrettava a spulciare i tabellini di Phoenix e Toronto, per vedere se Stefano Rusconi e Vincenzino Esposito avevano messo piede in campo, la suggestione è stata tanta.

Non sono sciovinista, non amo patriottismo e nazionalismo dilagante, che ritengo possano tramutarsi facilmente in un limite all’arricchimento personale. Addirittura non mi piace confondermi nell’evento, quando cioè tutti devono dire e dicono che c’è stato qualcosa di importante a prescindere dalla realtà dei fatti.

Ma devo ammettere di aver percepito un briciolo di fierezza nel vedere Bargnani e Gallinari non solo protagonisti, ma così protagonisti nello scontro diretto (mediocre per contorno) di questa notte a stelle e strisce.

Si sono alzati in piedi tutti dalla panchina dei Raptors dopo l’urlo di Andrea, a coronamento di una fragorosa schiacciata in faccia alla difesa dei Knicks. David Lee l’ha presa malissimo, al punto da restituirgli l’affronto nell’azione successiva, prendendosi così il puntuale tecnico per atteggiamento provocatorio.
E se il Mago riesce pure ad essere coinvolto emotivamente in queste vicende, oltre al 5/6 da tre ed ai 12 rimbalzi…

Si sono alzati in piedi tutti dagli spalti del Madison Square Garden dopo il sorriso concentrato ed appena accennato di Danilo, a coronamento di una serie di canestri griffati per guidare la rimonta dei suoi. Gioca un basket superiore, una pallacanestro di squadra allo stato puro, quasi incomprensibile per molti suoi compagni di scuola USA.
E se una città come New York è ancorata emotivamente ad un 21enne da Sant’Angelo Lodigiano, che nel frattempo ne mette 26 quasi con pudore…

Si è alzato dalla panchina pallido ed emaciato Marco alla fine del primo tempo, rimanendo addirittura negli spogliatoi nel secondo a seguito di uno stato influenzale che rende lecito chiedersi quale tipo di bagordo possa aver combinato la notte prima nella Grande Mela.

Per sostituire allora degnamente Belinelli nell’incompleta notte italiana dei tre portacolori, stavolta mi alzo in piedi io ad applaudire il lavoro sulla difesa di Toronto di Marc Iavaroni.

Bargnani al lavoro con Marc Iavaroni, ed i risultati si vedono.

Niente di epocale in grado di cambiare la storia del gioco, perché i momenti di assenza ed i limiti individuali del roster condannano la franchigia canadese ad alti e bassi preoccupanti non solo di partita in partita, ma di quarto in quarto.

Tuttavia per chi ha seguito i Raptors dall’inizio della stagione è impossibile non prendere atto della crescita di questo gruppo negli automatismi difensivi, magari anche a causa di rotazioni obbligate e quintetti chimicamente meglio assortiti, ma sicuramente grazie allo scrupolo dell’ex giocatore di Brescia, Forlì e Milano, ora assistente di coach Triano e specialista della difesa.

Cinque principi, semplici, concreti, pragmatici, alla base del metodo di Iavaroni:

1. Se tu vuoi avere un grande attacco, devi prima rivolgerti a grandi allenatori della difesa. Devi informarti su cosa possono maneggiare, capire che tipo di lavoro possono fare e dargli problemi da risolvere.
2. Se riesci a difendere bene sul pick and roll avversario, sei già sull’ottima strada per ottenere una buona difesa.
3. Il basket è un gioco di contrapposizione, di uno contro uno, di duello personale. Devi sapere allenare anche la motivazione del singolo contro il diretto avversario, per un corretto approccio mentale.
4. Dipende molto dalle penetrazioni. Se riusciamo a limitare al minimo le penetrazioni, non dobbiamo ruotare e creare problemi per chiudere in aiuto dentro l’area.
5. Cerca sempre di opporre un giocatore più veloce all’avversario e crea mismatches in ogni posizione possibile. Devi precedere le mosse dell’avversario.

Ed ecco raggiunto tutto quello che si chiede ad una squadra partita col piede sbagliato, nonostante le corpose ambizioni in preseason: capire gli errori, provare soluzioni, trovare i rimedi, migliorare di settimana in settimana la squadra, per prestazioni e risultati.

Ovazioni ad Andrea e Danilo quindi, e grazie per le emozioni in arrivo nei prossimi dieci anni. Ma tanti complimenti al lavoro oscuro di Marc, terzo protagonista a sorpresa della notte italiana nella NBA.

Tags: , , , , ,

One Comment to “La notte italiana di Marc Iavaroni”

  1. Fazz says:

    Grande Gerry, chapeau, nulla da aggiungere

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>