Non un magic moment per Carter.

Da tempo Orlando non riprovava l’emozione delle Finals. L’ultima (ma anche la prima) volta gli idoli si chiamavano Shaq & Penny. C’erano anche il bombardiere Dennis Scott, ora fanta-analyst per Nba Tv, l’occhialuto Horace Grant e il povero Nick The Brick Anderson: quando quattro tiri liberi e non riuscire a metterne uno per vincere happens.
Houston li spazzò via, senza gloria.

Passa una dozzina d’anni ed i Magic perdono un’altra volta la serie che vale l’anello, ma contro i Lakers almeno una partita la portano a casa. Ora sono la squadra di Dwight Howard e Hedo Turkoglu, rispettivamente il braccio e la mente di coach Stan Van Gundy.

Le scorse Finals giungono un po’ a sorpresa, perché quella che sulla carta appariva come una semplice outsider nel tabellone dell’Est elimina prima i campioni in carica di Boston e poi il Prescelto di Cleveland. Un roster profondo, alto e atletico, versatile e talentuoso, che gioca un basket efficace in entrambe le metà campo. Uno dei migliori coach in circolazione, le cui squadre sono sempre belle da vedere e vincono spesso, ma che per la critica è sempre e soprattutto ansiogeno.

Un sistema di gioco insegnato scrupolosamente ed eseguito a memoria.
Un sistema di gioco che viene prima dei suoi interpreti, ma in cui è diventato una star un giocatore dalle caratteristiche rare come Hedo Turkoglu.

L’ala di Istanbul era il vero asso nella manica di Orlando. Point forward se ce n’è una, le iniziative offensive partivano più dalle sue mani che da quelle del play (che fosse Alston o Nelson), ed il pick’n’roll con Howard era il più indifendibile della Lega. Intelligente, tiratore, passatore, clutch shooter, mai egoista né con pretese da prima donna.

Un uomo squadra perfetto, con l’unico difetto che un contratto da nababbo prima di finire la carriera lo vuole firmare e così, a trent’anni, ha preferito la pioggia di dollari canadesi della europea Toronto alla possibilità di giocare ancora per il titolo in Florida.

Rimpiazzare il turco con un giocatore con le stesse caratteristiche è operazione impossibile, Orlando decide allora di puntare sul giocatore di maggior talento raggiungibile: Vince Carter.

Come vanno i Magic con Carter?
Sono ancora un team d’èlite, come conferma il terzo miglior record nella costa Atlantica. Ma non spiccano il volo.

Sabato notte devono aggiudicarsi lo scontro diretto con gli Hawks per non cedere il primato divisionale ai rivali della Georgia. Ci riescono con facilità (113-81) tamponando la ferita delle 4 sconfitte consecutive subite con Chicago, Indiana, Toronto e Washington.
Ci riescono senza Carter, a bordo campo dopo l’infortunio alla spalla subito nella Capitale.

Come va Carter ai Magic?
A gennaio registra 8 punti di media, una galleria di orrori che da Minneapolis (3/10) passa a Chicago (3/15), attraversa Indianapolis (2/15) e Toronto (2/7) per concludersi dopo solo dieci minuti nel District of Columbia.
Per fortuna, visto il momento che attraversa.

Non che il resto della stagione sia stato un altro spartito, come sostiene Mike Bianchi dell’Orlando Sentinel.

Che succede a Vince Carter? Fin qui è stato orribile, se fossi coach Stan Van Gundy inizierei a chiedermi quando ha intenzione di cominciare a giocare meglio.
Quello che una volta chiamavano ‘Vinsanity’ sta facendo perdere le staffe ai tifosi dei Magic.
Che sia perché Carter sta giocando su una caviglia sinistra malconcia, o i tifosi dei Magic dovrebbero iniziare a preoccuparsi del fatto che, dopo dodici anni nella Lega, Vince non ha più l’incredibile molla nelle gambe di un tempo? Non pensavo che l’avrei mai detto, ma forse coach Stan Van Gundy dovrebbe trovare un modo per concedere qualche tiro in più a J.J. Redick e qualcuno in meno a Vince Carter.
Fin qui Carter è il peggior tiratore della squadra (39%), la peggior percentuale nella sua carriera.

Il nome di Redick davvero non compare per caso. Se a gennaio Vince registra il 21% dalla lunga distanza (1/13), l’ex Blue Devil infila la rete 14 volte su 34 (41%) tenendo alta la pericolosità perimetrale dei Magic.
È senza dubbio Redick il più migliorato dei ragazzi di Van Gundy, non è più solo uno specialista del tiro, è diventato un giocatore completo e capace di giocare un efficace pick’n’roll.

Vince non è un giocatore di pick and roll naturale, pensa prima a se stesso e poi al pick and roll, eppure avrebbe tutte le caratteristiche per essere dominante perché ha tiro, può andare fino in fondo ed è un sottovalutato passatore.

Ma negli occhi ho ancora la recente partita disputata contro i Raptors, quando ho visto un grande atleta privato della sua superiorità atletica, un veterano che compie scelte sbagliate in campo, uno scorer che lancia airball e colpisce il lato del tabellone. Un difensore poco reattivo.

E quando Orlando non vince, si fa presto a pensare male.

Dire che Orlando è migliore senza Carter è una forzatura, pensare che il suo arrivo possa tramutare in vincenti le prossime Finals dei Magic, mi suona come una favola degna della vicina Disneyland.

Ho detto Finals?

Tags: , , , ,

4 Comments to “Quando Orlando non Vince”

  1. Fazz says:

    articolo dedicato a me per la pazienza degli ultimi 3 giorni?!?

    Il problema c’è eccome, ma più che Carter in sé a preoccuparmi è la coabitazione con Lewis e il Nelson attuale, ancora piuttosto appannato: se nessuno spezza un raddoppio o muove la difesa, appunto grazie al pick n’ roll, servono movimenti senza palla, visione di gioco e altruismo, caratteristiche e aspetti del gioco che Redick conosce in maniera abbastanza approfondita… e che Lewis e Carter non possiedono affatto.

    Ricetta? Un po’ di costanza e amalgama, dato che Lewis ne ha saltate, Nelson una ventina e Carter non è mai stato veramente in forma. Una volta che Van Gundy avrà capito come far rendere al meglio la squadra in attacco… ah, ecco, anche la difesa.

    Carter fatica a inserirsi in un sistema che non si basa sulla marcatura, ma sull’indirizzare l’avversario tra le fauci del lungo in aiuto, Gortat o Howard che sia. Anche qui, probabilmente il problema è solo di tempo e abitudine, però gli infortuni non aiutano.

    Ma soprattutto rispetto allo scorso anno sembrano mancare, nonostante gli innesti di giocatori come Bass e Barnes, un po’ di cattiveria… e anche un po’ di Magic, speriamo che SVG ritrovi la bacchetta magica 🙂

  2. Mookie says:

    Cinque ore fa Marc Spears, su Yahoo Sports:

    Orlando coach Stan Van Gundy believes the lineup with Howard, Nelson, Lewis and Carter has potential, but he also said the team has played better with other groups. “We have not had what we’ve projected to be our starting lineup together enough to make any real evaluation,” Van Gundy said.

    The biggest struggles among the Magic’s core players have come in adjusting to playing with Carter. Though Carter is averaging a team-high 17.4 points, he’s also shooting a team-worst 39.2 percent. The Magic also have won five of the six games in which he hasn’t played.

    Carter, Van Gundy said, has “made a lot of bad decisions in terms of shot selection.

    “He’s predetermined of what he’s doing offensively,” Van Gundy said. “Vince is thinking too much. He’s very conscientious. He wants to fit in, make the right play. I think he’s thinking ahead of time, like, ‘I’m not being aggressive enough, I have to drive at this time. If I’m going under the screen, I got to shoot it or I got to get Dwight a shot,’ instead of just making plays and trusting his instincts.”

    Van Gundy non nasconde la questione Carter. Ma è pur sempre vero che Orlando – tra le contender – è quella che ha cambiato di più. Perdendo Turkoglu e Lee ma riuscendo lo stesso nell’impresa di dare ulteriore profondità ad un roster già ampio.

    Allora una spiegazione più facile e ottimistica, ma pur sempre credibile, potrebbe essere quella di Rashard:

    I knew how Turk played the game,” Lewis said. “I played with him for three years. I knew his spots, where he liked the ball, what he liked to do, where he liked to drive, what block he liked when he posted up. We’re trying to work on everything with Vince.”

  3. menterovente says:

    bah si può condividere molto, ma come dimenticarci che il turco non è mai stato un vincente? qualcuno si ricorda tutta la fiducia datagli da san antonio? conseguenza titolo perso, stessa cosa l’anno scorso, il grande assente delle finals? sempre il turco, troppo sopravalutato; bravo a fare molto ma sempre capace di sparire alla velocità della luce, vedere toronto quest’anno.
    Ma detto tutto questo sul turco forse ci si dimentica che orlando perso hedo, invece di gioire, lo sostituisce con vince che è un ennesimo perdente di talento, si per fare le cazzate che fa lui ci vuole del talento, ma assieme a carter ci metto quel bambino di 2.20 che non sopporto, non lo sopporto perchè mamma natura gli ha dato un telaio da terminator e lui si perde in cazzate da bambino dell’asilo.
    howard sono anni che si monta la testa pensando che la stoppata sia meglio che aumentare la percentuale ai tiri liberi, che la difesa conta si ma lui in attacco sfonda tutti e adesso si rende conto che negli ultimi minuti di partita non gliela passano perchè altrimenti gli fanno fallo, che non serve per vincere e invece di difendere come na bestia si stizzisce come un bambino a cui hanno tolto il gelato, pazzesco 3 giocatori cosi sopravalutati che non vinceranno mai a meno che non alzino il salary cup
    ciao a tutti

  4. menterovente says:

    be il passaggio di questa notte del fenomeno howard all’arbitro resterà per sempre la ciliegiona sulla torta del suo essere infantile, secondo me non crescerà mai
    sto parlando del cervello
    visto che il resto è cresciuto anche troppo
    ciao a tutti

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>