Ho avuto una crisi mistica osservando per la prima volta nel dettaglio la classifica NBA dopo il primo mese di stagione regolare.

Ossimoro.

Ossimoro.

Oggi sarebbero ai playoff, ad est:
Toronto, una sola presenza playoff negli ultimi 6 anni, nessun turno di playoff superato dal 2001;
Washington, una sola presenza playoff dal 2008;
Milwaukee, due presenze playoff dal 2006, nessun turno di playoff superato dal 2001;
Cleveland, mai oltre le 33 vittorie negli ultimi 4 anni;
Brooklyn, un solo turno di playoff superato dal 2007.

Ad ovest:
Golden State, due presenze playoff dal 2007;
Houston, nessun turno di playoff superato dal 2009;
Portland, un solo turno di playoff superato dal 2000;
Phoenix, nessuna presenza playoff dal 2010;
Sacramento, nessuna presenza playoff dal 2006.

Delle 40 vincitrici di Conference degli ultimi 20 anni NBA, la metà (7 volte i Lakers, 2 Utah, 2 Boston, 2 Detroit, 2 Seattle/Oklahoma City, 2 Orlando, 1 New York, 1 Philadelphia, 1 Indiana) non accederebbe ai playoff.

E’ il tasto F5 che si blocca e rinfresca la pagina ogni istante, a prescindere che l’anello tenda a finire ai soliti noti.

Attraversiamo l’oceano.

Se finissero ora i quattro principali campionati europei di calcio, sarebbero campioni:
Chelsea, una sola volta sotto il terzo posto dal 2003;
Bayern Monaco, una sola volta sotto il terzo posto dal 1995, undici volte campione dal 1996;
Juventus, tre volte sotto il terzo posto dal 1993 (serie B compresa), otto volte campione dal 1995 (ma occhio che qualcuno vi dirà dieci);
Real Madrid, vabeh, che te lo dico a fare.

Dice Federico Buffa:

Quello che realmente differenzia il grande calcio europeo dal concetto di Lega come l’intendono dall’altra parte dell’oceano è questo: mentre loro sono dell’idea che a tutti debba essere data la stessa opportunità e che si divida per il numero delle società i proventi che derivano dal Basketball Related Income (BRI), che comprende i diritti televisivi, e poi si diano dei premi in relazione ai piazzamenti, noi intendiamo nella maniera opposta.
Mi è capitato di pensarlo vedendo la partita della mia squadra del cuore a Siena, che il Milan vince 2-1 con due gol di Pato. Per un americano quella partita non è praticabile. Lui non può pensare che ci possa essere in campo una squadra da 160 milioni di euro di monte salari ed una squadra da 10 milioni di euro di monte salari. Mediamente tra quelle due squadre a fine campionato non possono esserci meno di 35-40 punti.
La sua idea è cercare un concetto che rinforzi i più deboli per provare ad accorciare la classifica. I San Antonio Spurs hanno vinto 4 titoli in un arco di 10 anni, che sarebbe l’equivalente del Cagliari campione d’Italia a intervalli di un anno dall’altro.

I primi tre brand NBA secondo i dati (team value) di Forbes (New York, Lakers, Boston) sono rispettivamente al terzultimo, ultimo e quintultimo posto delle rispettive Conference.

Come se Juventus, Milan ed Inter, oppure Real Madrid, Barcellona ed Atletico Madrid, oppure Manchester, Chelsea ed Arsenal, oppure Bayern Monaco, Borussia Dortmund e Schalke 04, fossero tra il quattordicesimo ed il penultimo posto dei rispettivi campionati (oddio, il Borussia si sta impegnando nello sperimentare la questione).

Prima di approfondire i meandri e la storia del fatturato e dei costi delle società di calcio, ero assolutamente convinto che un soggetto come Adriano Galliani fosse bravo e capace. Non avevo capito nulla.

Se possibilità e disponibilità non sono uguali per tutti e la sproporzione tra primi e ultimi o persino tra primi e secondi è particolarmente elevata, non può esistere meritocrazia.

Pagamenti record (qua e là pure in nero) del primo Milan di Berlusconi; plusvalenze fittizie e conti truccati di sei (Juventus esclusa) delle “sette sorelle” del calcio italiano a cavallo del 2000, tutte virtualmente fallite e solo alcune condonate da invereconda legge dello stato (di un capo del Governo curiosamente anche presidente di una di quelle sei società, con un presidente FIGC sempre curiosamente diventato poi senatore per quella forza politica); pionieristico approdo al doping più evoluto; ingaggi spropositati di magnati russi e sceicchi; allucinante contrattazione individuale dei diritti televisivi di Real Madrid e Barcellona in un campionato in cui partono tutti alla pari.
Et cetera.

Se tu vinci perché stabilisci nuovi parametri economico-finanziari o delinquenziali che mai nessuno prima aveva raggiunto, non solo non sei bravo, ma talvolta fai pure fatica a rientrare nella categoria degli onesti.

Golden State e Toronto non vincono perché fatturano di più, perché Golden State Channel o Toronto TV hanno più abbonati di tutti, perché gli arbitri corrotti li fanno vincere, perché possono offrire ingaggi più alti, perché pagano in nero o perché pagano tasse diverse dalle altre (anzi, a dirla tutta i Raptors patiscono una fiscalità canadese penalizzante rispetto alle altre 29 franchigie col regime tributario statunitense).

Golden State e Toronto vincono perché meritano di farlo, perché hanno programmato meglio, perché hanno una chimica sorprendente che va al di là del valore assoluto apparente dei singoli, perché hanno Steve Kerr e Masai Ujiri, ossia due delle più grandi menti di pallacanestro oggi presenti in natura.

Ci sono tanti motivi per cui quella che è stata e comunque sempre sarà la mia passione per il calcio va inesorabilmente scemando ogni volta che mi informo sui meccanismi che ne guidano le dinamiche.

E per quanto sia molto lontano dall’ideale di ridistribuzione dei beni e delle ricchezze in parti uguali verso la comunità, un tempo tanto caro ad oriente di Berlino o tuttora dove sigari e pugili sono al top, non ho alcun dubbio che quel diverso approccio culturale allo sport si riverberi anche sul mio approccio verso quei due mondi.

Perché seguire il mio povero Milan derelitto pur col secondo fatturato ed il secondo monte ingaggi d’Italia mi provoca un misto rassegnato tra ira, disturbo e sbigottimento, essendo inoltre ipocrita negare che troverei almeno consolazione nell’assistere ad un Cagliari qualsiasi capolista invece della solita cavalcata trionfale della solita Juventus.

Mentre vedere i miei ugualmente derelitti Celtics non stare peggio di rivali come Lakers, Knicks e Sixers, con Toronto, Washington, Memphis e Golden State a fare la voce grossa in testa alle classifiche anche se alla fine non vinceranno alcunché, mi suscita tutto un altro interesse e mi fa degustare un sapore ben più gradevole.
Sapore di sport.

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3 Comments to “Sport e sport vol. 2”

  1. From0tohero says:

    Articolo favoloso e sacrosanto.

    Se ne può discutere per ore. Sinteticamente cerco di esporre le mie considerazioni.

    – I campionati nazionali in Europa hanno ormai poco senso di esistere anche economicamente. Si salvano Premier League, che ha introiti record grazie alla commercializzazione in asia (nessuna delle grandi squadre ha proprietari inglesi guarda caso) e la Bundesliga che ha struttura opposta, fortemente autoctona e con proprietari e sponsor al 90% tedeschi. Ne faccio una questione puramente commerciale e di sostenibilità, le nostre vivono con i proventi della Champions.

    – Dal punto di vista sportivo il paragone deve essere fra NBA e Champions League. In Cl dal 2000 al 2014 le finaliste sono state: 4 Bayern, 3 Real-Milan-Barcellona-Man Utd, 2 Valencia-Chelsea-Liverpool, 1 Leverkusen-Juve-Inter-Porto- Monaco-Dortmund-Arsenal. Dove i team non dico si equivalgono ma possono economicamente competere, la rotazione esiste e le opportunità ci sono. Lo squilibrio enorme è a livello nazionale e diventa anno dopo anno più marcato.

    – Leghe: in USA i proprietari acquistano la franchigia con lo scopo di far Soldi. Il che è sacrosanto, ma hanno la decenza di capire che per farlo devono ORGANIZZARE un sistema che lo permetta (anche se si giocano 82 partite, i giocatori si rompono e si dopano e la qualità scende). I nostri proprietari acquistano per SFRUTTARE IL SISTEMA (l’articolo di Repubblica su Ferrero che ho postato nel post precedente è l’emblema). Noi siamo il paese di Preziosi beccato con la valigetta che ancora è Presidente, Lotito e il cognato Mezzaroma, Cellino che costruisce impianti abusivi etc. E comunque Hoeness all’estero va in galera per evasione (sono un paese civile ma evidentemente non sono santi nemmeno loro) e la Championship inglese fa le pulci a Cellino (giusto) ma poi la Premier nel 2008 accetta l’acquisto del City da parte di Shinawatra che è processato per crimini contro l’umanità.

    Milan: concedimi la battuta, siamo derelitti, i magheggi extra calcio di Galliani pesano, ma:
    – Muntari (l’emblema di come NON dovrebbe giocare un centrocampista) gioca perchè vuole Inzaghi
    – Siamo da anni la squadra con le peggiore preparazione atletica del globo
    – Inzaghi mi deve spiegare perchè per battere una rimessa laterale dobbiamo impiegarci 1 minuto e perdere quel pelo di ritmo che abbiamo.

    Sorry per il post chilometrico

  2. luca says:

    Nonostante viva a Roma, sono tifoso della Fiorentina che quanto a sfighe e fallimenti non è seconda a nessuna. Il problema da tifoso è molto semplice e traducibile in: non ha senso tifare per una squadra che se dice fortuna va a fare la Champions League. Cioè già uno vota a sinistra per (auto) farsi del male, non capisco per quale ragione tifare per una squadra che sostanzialmente non vince mai (e poi mai) e di conseguenza prodigarsi su un continuo spararsi sul palle da solo.
    Per cui non vedo una partita per intero della Fiorentina da almeno tre anni (fra l’altro mi dicono che un paio di anni fa voi del Milan avete rubato grazie a un “curioso” rigore a Siena la qualificazione di Champions proprio a discapito della Fiorentina).
    In Spagna dove tutti la menano per il bel calcio e per i grandi campioni che ci giocano vorrei chiedere cosa ne pensano i tifosi delle squadre che non siano Barcellona o Real Madrid della liga spagnola. Cioè davvero: chi si diverte davvero a vedere un campionato vinto sempre dalle stesse squadre?

    Anche per queste ragioni preferisco l’NBA.
    Perché è divertente pensare che San Antonio vince l’NBA.
    Domanda: quanto sarebbe divertente vedere il Cagliari in Italia vincere il campionato di calcio su elementi quali capacità tecniche, di programmazione e dirigenziali?
    Come minimo ricomincerei a seguire la Fiorentina.
    Come minimo.

  3. gasp says:

    “quanto sarebbe divertente vedere il Cagliari in Italia vincere il campionato di calcio su elementi quali capacità tecniche, di programmazione e dirigenziali?”
    Un sogno, e per fare questo bisognerebbe applicare il metodo USA (salary cap, scambi invece di comprare a forza di milioni i giocatori) così verrebbe premiata la capacità dei dirigenti, la programmazione, etc…ma non so quanto sia possibile qui

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