L’NBA ha tanti difetti. Ipocrisia, contraddizioni, eccessi, quasi sempre frutto di quella cultura a stelle e strisce che ammicca un po’ troppo al business e si dimentica talvolta la legalità.
Ma l’NBA non avrebbe mai permesso e mai permetterebbe a Gianmarco Pozzecco di allenare in queste condizioni, perché lo sport viene prima di tutto.

Buffone o icona?

Inquisito di là, icona di qua.

Se vuoi vendere il prodotto magari nel serissimo mercato asiatico o avere ricchi sponsor in entrata, non puoi concederti sceneggiate che fanno perdere credibilità al gioco, tanto meno quando tutti gli occhi sono puntati su di te.

Possono andare bene le porcherie che non si vedono, tipo il doping o gli infortuni bislacchi o ancora episodi di rissa in sfigatissime Charlotte-Minnesota verso marzo che nessuno guarda, ma una cultura sportiva sana non può accettare che giocatori si azzuffino tra loro o allenatori diano di matto per un fischio discutibile, tanto più ai playoff o quando si assegna qualcosa di importante.

Perché si parla di sport, non di wrestling, di Hulk Hogan o di Bruce Willis. O di calcio italiano.

Ci ragionavo durante le ultime edizioni di San Antonio alle Finals, studiando in particolare il comportamento sedato di Popovich, non più protagonista delle sue scientifiche perdite di controllo contro gli ufficiali di gara come in regular season, per raggiungere l’obiettivo dell’espulsione nel tentativo di dare una scossa a squadra ed ambiente, oltre ad invertire il metro arbitrale.

Comportamento disdicevole, certo, ma prontamente punito dagli uffici di New York con multa salatissima, perché David Stern ha negli anni sempre più intensificato le sanzioni per atteggiamenti non ritenuti consoni ad una Lega di così alto profilo e soprattutto di così elevato tasso di internazionalità.

La ricetta dell’ex Commissioner è sempre stata disarmante nella sua coercitiva semplicità, talvolta ad orologeria, dovendo anche districarsi con soggetti dal pedigree culturale alquanto critico.

Non gli piace il ditino di Mutombo dopo una stoppata perché può essere percepito provocatorio dall’avversario ed innescare una bagarre? Regola ad hoc contro gesti provocatori, vietatissimi in ogni loro forma.
Non gli piace come si vestono i giocatori ed ha bisogno delle inquadrature in borghese per vendere meglio il prodotto? Codice di abbigliamento specifico con pene onerose per chi arriva al palazzetto poco meglio che in mutande.
Non gli piace che i giocatori eccedano nel mostrare agli arbitri i contatti? Codice delle simulazioni specifico con spettro della sospensione salariale per il reo.
Non gli piace che in una partita di preseason i giocatori (Artest who?) addirittura si scaglino contro il pubblico? Squalifica esemplare con conseguente e consueta sospensione dello stipendio.
Non gli piace che un giocatore dica “beh” ad un arbitro? Fallo tecnico al primo sopracciglio alzato.

Un po’ tipo il calcio nostrano, no?

L’immediatezza e soprattutto la certezza con cui fioccano falli tecnici, flagrant foul ed espulsioni nella NBA sono una garanzia. Sei un coach pluridecorato, un All Star, un Rookie o un autentico signor nessuno? Parità di trattamento per tutti, senza distinzioni.
Ed anzi, se sei recidivo o se la partita è in diretta nazionale, multe sempre più gravose e sanzioni in crescendo.

Prevenzione e repressione, forse soffocando anche all’eccesso, ma solo ed unicamente per uno spettacolo migliore e per mettere in evidenza il gesto tecnico e sportivo, piaccia o non piaccia.
Per didattica, per pedagogia, per rispetto. Per sport.

In Italia è tutto alla rovescia.

L’allenatore di Varese Pozzecco, macchietta ed ormai vittima del personaggio, non impazzisce in un’insulsa partita interna contro Trento trasmessa solo dalla localissima Rete 55, ma si rende ridicolo davanti a tutto il paese in diretta su RaiSport, sia esultando come un tarantolato nel derby vinto contro Cantù che perdendo volontariamente il controllo nel derby di ieri contro Milano.

Sa quando ci sono le telecamere e quindi sa quando deve fare il “Pozzecco”, per poter far parlare di Pozzecco. Una mascherata nelle migliore delle ipotesi, sia pur molto mal riuscita.

E puntualmente i quotidiani sportivi, in perfetto stile autoreferenziale cavalcando un presunto mercato del tifoso becero che si interessa solo al gossip della fregna o a questi deliri di colore e non all’essenza dello sport, come sciacalli intasano le loro prime pagine con collegamenti e foto del Poz, con la bava alla bocca all’idea di un centinaio di accessi in più ai propri video stracolmi di messaggi promozionali.

Si educa così quel tifoso italiano, in perfetto stile calciofilo, ad interessarsi del campionato di serie A non perché Milano batte Varese in una partita di cui nessuno sa manco il risultato, ma solo perché c’è un piccoletto forse sotto l’effetto di sostanze discutibili che fa la pulcinellata bestemmiando davanti a tifosi che lo osannano.
E che inesorabilmente perdono anche fuori dal campo, perché l’idolatria e la simpatia incondizionata verso una persona che sbaglia non permette a quella persona di accorgersi che sta sbagliando: rifarei tutto.

FIP e Lega Basket, quella stessa Lega Basket che nomina il sobrio ed inappuntabile Ferdinando Minucci come presidente nel pieno dello scandalo Montepaschi, invece di sospendere a tempo indeterminato questo pupazzo ottengono così grazie a lui una visibilità che mai otterrebbero con decine di partite ad alto tasso tecnico, magari raccontate e sviscerate dal miglior Flavio Tranquillo possibile.

Cavalcare ed esaltare il diseducativo, in contumacia di calciopoli o baskettopoli, invece di reprimerlo e prevenirlo per formare ed istruire. In fin dei conti non ha fatto male a nessuno, dando per sottinteso che rientri nella categoria “nessuno” anche lo sport.

Ora tutti in attesa trepidante della prossima partita in diretta nazionale della Pallacanestro Varese, per vedere che sceneggiatura si inventerà e che sostanza assumerà questa volta il buon Gianmarco, teneramente diffidato.
Purtroppo solo il pensionato David Stern non sarà alla visione ed all’ascolto: si dice che preferisca lo sport al teatrino delle marionette screanzate ed impunite.

Tags: ,

9 Comments to “Sport e sport”

  1. garion says:

    D’accordo su tutto tranne che su ” Sei un coach pluridecorato, un All Star, un Rookie o un autentico signor nessuno? Parità di trattamento per tutti, senza distinzioni ”

    Ho visto, anche ai playoffs, un Lebron (per dire il primo che mi viene) sbracciarsi e lamentarsi di chiamate arbitrali o non chiamate. Nessun tecnico.
    Diciamo che a qualche stella é dato lamentarsi, a volte 😉

  2. Alessio says:

    Grande articolo. D’accordo su tutto, chapeau.

  3. Alessio says:

    Grande articolo, chapeau.

  4. Saimon says:

    Spunto molto interessante….

    Sono sempre stato convinto, e lo sono tuttora, che il personaggio-Pozzecco possa fare solo bene al movimento italiano. Mi sono sempre chiesto, però, quanto avrebbero saputo sfruttare questo asset i padroni del vapore. E ovviamente il mio dubbio è stato presto sciolto: zero come sempre, anzi peggio. Peggio perchè ormai il Poz passa solo come macchietta, per le sue mattate in sala stampa o quelle più deprecabili in campo (vedi derby con Milano). Poteva essere un vero esempio di genuinità e spontaneità nel vivere lo sport come gioia, come divertimento e viva passione. E invece.
    Chiaro, sbagliare è più che umano e lungi da me il bacchettonismo, ma il fatto che l’establishment lo abbia punito sostanzialmente con un buffetto, crea un pericolosissimo “esempio”. Cosa diremo, da oggi, ai nostri ragazzi delle giovanili quando sbraiteranno e inveiranno con simili scenate al fischio indigesto di turno?

  5. Francesco says:

    É stata una pagliacciata ridicola; pozzecco é una macchietta buona solo per i video sui vari siti sportivi e non e non. Tra l’altro queste cose non fanno altro che confermare l’immagine di sport di serie b quasi da sagra paesana. Qualcuno lo fermi per davvero e per tanti mesi

  6. from0tohero says:

    Il rischio che Pozzecco resti una macchietta mi pare alto. Non ha l’equilibrio necessario per gestire determinate situazioni e, cosa più grave, non mi pare abbia intenzione di raggiungere alcun equilibrio. Peccato, perchè il suo modo di essere poco “allenocrate” non mi dispiace.

    Discorso leghe: se i personaggi che girano all’interno sono questi (vi invito a leggere con attenzione l’articolo che posto alla fine) il cui unico scopo è utilizzare il “prodotto” per coprire perdite personali e non reinvestire un euro all’interno del sistema dove pensiamo di andare?

    http://espresso.repubblica.it/.....c-1.186011

  7. Davide says:

    Gerry…lasciati alle spalle Boston, metti su un bel paio di tette e scappa insieme a me!

  8. Brisss says:

    Ciao Gerry,

    era da tanto che non facevo un giro sul tuo blog, e mi imbatto subito in questo tuo articolo dove osi mettere in discussione uno dei miei idoli cestistici adolescenziali (ma pur sempre meno importante come tu sai, di un certo Andrea Meneghin).
    Bene: diciamo che sei riuscito ad interpretare perfettamente anche il mio pensiero. Che dici…mi devo preoccupare o devo esser fiero che la mia adolescenza possa considerarsi superata? 🙂

  9. Hank Luisetti says:

    … Articolo interessante.. Ma credo che vada verso l’eccesso, un’oppressione degna dei “migliori” regimi, non viene premiato lo sport ma l’enteirteiment il business.. Non educhi lo spettatore ma lo conformizzi a quello che TU dici vada bene sia giusto.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>