L’anno scorso fu il trionfo di Dragic, che beffò diabolicamente proprio il mio candidato Bledsoe sfruttandone l’infortunio.

Spostati, ora tocca a me.

Spostati, ora tocca a me.

Al solito, se si ritornasse all’originale significato di questo premio, noto come Comeback of the Year ed elargito a quel giocatore rientrato dopo una stagione di assenza plausibilmente per infortunio, prenderebbero corpo le candidature di Rose e Rondo ed ovviamente vincerebbe Kobe.

Ma la NBA ormai ragiona sempre più in meri termini numerici ed anagrafici, concentrandosi su quei giocatori sufficientemente giovani e sufficientemente buoni, diventati ora ottimi.

Unico requisito fondamentale per entrare almeno in una categoria: aver aumentato in modo cospicuo il proprio fatturato di punti a partita, a prescindere dal minutaggio.
Dopo di che ci si può sbizzarrire.

Interstellar

Emettevano luce, erano certamente corpi luminosi in divenire, ma ora sono ufficialmente stelle.

Jimmy Butler – Chicago
Se ne parla poco nei termini in cui si dovrebbe, ma ad oggi l’All Star di Chicago è certamente lui. Solo Harden è alla sua altezza per la capacità di procurarsi fischi a favore e viaggi in lunetta. Fiducia alle stelle, esplosione finalmente agli atti, ora il rinnovo contrattuale si fa tosto. Mio favorito.

Anthony Davis – New Orleans
Oh, se poi vogliamo toglierci il pensiero subito, ci sarebbe pur sempre questo qui. Che però strizza l’occhio e sbilancia il monociglio ad un riconoscimento un po’ più prestigioso, al netto di qualche vittoria in più di squadra.

Kyle Lowry – Toronto
Forse lo meritava di più l’anno scorso, ma ora grazie anche al record di Toronto è ufficialmente nell’elite del ruolo.

Klay Thompson – Golden State
Segnare ha sempre segnato, ma intanto non così tanto e soprattutto non con questa varietà. Accetta i contatti che prima rifiutava, attacca di più il ferro, tira quasi il doppio dei liberi: è uscito dai Mondiali più completo e quindi banalmente più forte.

Catapulta infernale

Programmaticamente promossi ad un ruolo da protagonisti, senza aver ancora dato in passato la garanzia di poterlo essere.

Giannis Antetokounmpo – Milwaukee
The Greek Freak! Ancora uno dei segreti meglio tenuti nascosti della NBA, è la duttile chiave tattica che ha permesso a Jason Kidd di fare immediatamente dei Bucks una squadra di basket.

Kentavious Caldwell-Pope – Detroit
Non esattamente un lancio entusiasmante, anzi il campo ci sta dicendo che non è pronto lui e tanto meno può esserlo nella squadra con la chimica più complessa dell’intera NBA. Ma è pur sempre un lancio.

Darren Collison – Sacramento
Se Isaiah Thomas è stato osannato pur avendo imperversato in una Sacramento con record perdente, come mai nessuno si fila Darren, che con cifre individuali di poco inferiori sta facendo flirtare gli stessi compagni coi playoff ad Ovest?

Tony Wroten – Philadelphia
Io ce lo metto pure, ma se l’NBA premia un giocatore di una squadra con quel record il prossimo passo è Stern che succede a Tavecchio alla presidenza FIGC.

Vieni avanti cretino

Al momento giusto nel posto giusto, che però sarebbe stato di altri.

Chris Copeland & Solomon Hill – Indiana
I grandi beneficiati dal Lazzaretto di Indiana. Destinati a rientrare a regime, ma nel frattempo hanno dimostrato di valere ampiamente il campo.

Draymond Green & Marreese Speights – Golden State
Ovvero il modo più comodo ed indolore per far dimenticare che ai Warriors ci sarebbe dovuto essere anche Lee. In subordine ed alla luce di come si vince, anche il modo per ricordare a coach Kerr che la totale assenza di tiro da 3 punti di David potrebbe presentare al suo rientro un discreto enigma a livello di chimica.

Reggie Jackson & Perry Jones – Oklahoma City
Manca questo, manca quell’altro, e Reggie Pordenone non si tira certo indietro. Ma cosa sarebbe stato di Perry Jones in queste partite senza infortunio?

Tanking is Magic

Orlando, garanzia di potenziali MIP da tanti (troppi?) anni.

Evan Fournier
Francamente non avevo intuito che potesse diventare un titolare da 15 di media a sera.

Tobias Harris
Le sue cifre aumentano nel solito contesto perdente, ma in difesa se ne vedono pochi peggio di lui.

Victor Oladipo
Attendesi. Ma prima o poi qualche progresso in stagione dovrà metterlo in mostra.

Nikola Vucevic
Raro caso di giocatore dell’Est Europa che dopo aver firmato il contratto della vita continua a giocare sempre meglio. Grande stima per il soldato Nikola.

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7 Comments to “Most Improved Player 2015”

  1. lebronpepps says:

    per una volta credo che questo titolo sia un no contest, certo che i Bulls si stanno pentendo di non aver rinnovato il contratto prima a Jimmy a cifre tutto sommato più soft

    occhio che però le difese iniziano ad adattarsi, per dire con Dallas i raddoppi andavano su di lui e non sugli altri

  2. Davide says:

    Ora come ora Jimmy, nessun dubbio!
    Ma solo io provo ribrezzo per Giannis? The sky’s the limit, ma è un’evoluzione che mi spaventa.

  3. From0tohero says:

    Il MIP è il premio più insensato. L’ipotesi Fournier non è campata per aria stando ai criteri (ammesso che vi siano). Il comeback aveva tutt’altra logica e valore.

    Comunque:

    – Al momento Butler vince facile
    – Davis a parte sesto uomo può vincere tutti gli individuali. Per me è l’MVP (che non vincerà causa record squadra).
    – Reggie Jackson e Vucevic hanno le carte in regola così come Geraldone Green l’anno scorso.
    – Toni Wroten mi fa impazzire

    @Davide
    Condivido il “ribrezzo”:-)

  4. Davide says:

    @FromOtohero meno male, mi sollevi il morale!! Fa eurostep di 7.25m e poster da fuori l’area inteso proprio standaci fisicamente fuori area!!
    Non credo di poter vedere un basket del genere in futuro.

  5. Jacopo says:

    Draymondo per il MIP.Draymondo tutta la vita

  6. Enzo says:

    Non so voi, ma a me non piacerebbe dare il premio a un giocatore nei primissimi anni di carriera. E’ normale migliori costantemente.
    Così come ci sarebbe da discutere anche su quelli che hanno semplicemente uno spazio in più, spesso dovuto a infortuni di qualche compagno illustre. Per dirla alla Van Gundy, “maggiori progressi o maggiori minuti?”

  7. Gerry says:

    Indubbiamente è il premio che si presta a più variabili, a seconda del metodo che vuole far suo l’NBA.

    Concordo in effetti con Enzo sul fatto che l’ineluttabile crescita nei primi anni di carriera può snaturare spesso questo premio.

    Una soluzione interessante venutami ora di getto potrebbe essere assegnare il premio ad un giocatore con almeno 4 (3? 5?) anni di carriera NBA alle spalle.

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