Una carriera, un abbaglio?

Che ne sarà di me?

Che ne sarà di me?

Osservando con attenzione New Orleans per capire quanto Anthony Davis fosse già pronto per vincere il titolo di MVP (lui quasi, la sua squadra certamente no), mi è caduto l’occhio su un piccoletto un po’ bolso e col faccione che sparacchiava a casaccio e senza costrutto verso canestro.

Ho impiegato non meno di tre azioni per riconoscere in costui Eric Gordon.

Non mi sono innamorato subito ai tempi del college di questo ragazzo, perché i tanti punti che metteva a segno ad Indiana non erano accompagnati dalla sufficiente pulizia tecnica che io richiedo per il colpo di fulmine: confusione nel traffico e troppi palleggi chiusi, scelte rivedibili in costruzione, meccanica troppo schiacciata, difesa interlocutoria.

Ma da quando, dopo i suoi primi mesi difficili nella stagione da rookie ai Clippers, si ritagliò sempre più spazio e mi fu indicato dal mio socio di blog, scoccò la scintilla.

La palla partiva dal basso e lateralmente, era arruffone in avvicinamento, difendeva solo sporadicamente: il solito menù insomma, ma la palla entrava, entrava ed ancora entrava, con una varietà ed un’apparente facilità a tratti disarmanti, soprattutto nell’ineffabile e peculiare abilità di procurarsi falli.

Se mi aveste chiesto all’epoca chi avrei scelto per la mia franchigia tra lui, Monta Ellis e Stephen Curry, molto probabilmente avrei fatto proprio il nome di Eric.
Non c’erano dubbi ai miei occhi che il ragazzo fosse destinato al Gotha non solo del ruolo e della classifica dei marcatori (13° assoluto nel 2011, 22.3 a partita, tanto per gradire), ma direttamente della Lega.

Il consueto crack al ginocchio, con non poche complicazioni postume ed anche recenti, ci ha restituito un altro giocatore, francamente a tratti imbarazzante.

Sta tirando col 20% dal campo, ha realizzato un solo canestro da tre punti su 11 tentativi, viaggia a 5.8 punti in 33 minuti di media.
Ma non sono solo i freddi numeri, destinati chiaramente a crescere se non proprio decollare già nelle prossime settimane, a far stringere il cuore pensando a quello che sarebbe potuto essere e forse mai sarà.

C’è insicurezza tecnica, c’è confusione mentale, c’è un corpo inutilmente appesantito, c’è un’intensità troppo altalenante. E c’è pure Tyreke Evans (insospettabilmente decoroso), giusto per non farsi mancare niente, a proposito di promesse non mantenute.

C’è un fuoco che si è spento, per farla breve, che non vuol dire certo che il ragazzo non ci metta abnegazione e spirito di sacrificio, ma caso mai che quel processo di consacrazione ormai giunto a buon punto si è purtroppo irrimediabilmente arrestato per cause non dipendenti dalla sua volontà.

E quando sei consapevole di non essere più quello di una volta, a soli 25 anni e dopo sole 6 stiracchiate stagioni, bisogna essere anche grandi uomini per ritrovare gli automatismi funzionanti e soprattutto la fiducia.
Fiducia che, personalmente ed umanamente, mi sembra necessario e mi sento almeno dall’esterno di dovergli rinnovare.

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One Comment to “Flash Gordon”

  1. from0tohero says:

    Effettivamente fece grandi cose ai Clippers. La sua cessione era la condicio sine qua non imposta dagli allora N.H. Hornets per lo scambio con Paul.

    Troppi infortuni. Fiducia sul recupero non ne ho ma spero di sbagliarmi.

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