L’uscita di scena è fondamentale.

Oh - thinkin' about all our younger years...

Oh – thinkin’ about all our younger years…

A distanza di anni il passato e la carriera sovrastano qualsiasi ricordo più recente, anche il più sbiadito, ma i vari modi tipici in cui un fuoriclasse gestisce l’oblio atletico-fisico fino al ritiro sono decisamente rilevanti.

Michael, lesa maestà, ai miei occhi macchiò il commiato perfetto in quel di Salt Lake City con due inutili stagioni a Washington nella sua ennesima reincarnazione sportiva, a lottare per il nono posto senza un toro sulla maglia.

Larry, orizzontale, si arrese a quella schiena troppo fragile per essere pure un sostegno longevo in una NBA in verticale trasformazione.

Magic, showtime, al solito la mise giù commovente, leggendaria e già che c’era pure filantropica, che non guasta mai quando puoi portare in giro per il mondo quel sorriso.

Karl Malone, zeru tituli, fece un abominio andando a tutti i costi alla caccia dell’anello ai Lakers, gingillo del tutto insignificante che nulla avrebbe cambiato della sua monumentale carriera in maglia Jazz, come Stockton può testimoniare.
Ma Charles Barkley, precursore del Postino in materia, insegna che per un giocatore tra i migliori 50 di tutti i tempi non dev’essere proprio facile accettare il ritiro senza argenteria.

David Robinson, chirurgico, non solo si infortunò nel momento perfetto in modo da permettere via draft l’arrivo di Duncan agli Spurs e la dinastia di cui sappiamo, ma salutò tutti in gloria infilandosi il secondo anello proprio nella sua ultima partita professionistica.

Allen Iverson, sciagurato, fu tra i simboli più alti della fattispecie peggiore di declino: poco amore per la vita e per il basket contemporaneamente, la combinazione più raccapricciante, al netto degli alibi pedagogici che la sua storia impone.

Shaq, non benissimo, esasperò quel peregrinare eccessivo a Phoenix, Cleveland e Boston, alla ricerca di qualche sottile vendetta e ripicca personale mai più soddisfatta dopo Miami.

Oggi, Anno Domini 2014, i cinque più grandi campioni dell’era Ante LeBron stanno per essere risucchiati dietro al sipario. Ognuno a modo suo.

Kobe (36 anni) è quello che più di tutti mi fa impazzire.

Dalla rottura del tendine d’Achille il sottoscritto è tornato giocando, correndo e saltando la metà rispetto a prima.
Lui, non quotato, dopo le prime sconfitte si è già rotto gli zebedei di Boozer, Lin e degli schemi di Byron Scott (se questi sono mai esistiti), prendendosi 37 tiri in 44 minuti ed alzando la media a 24 tentativi in 5 gare.

Perché, se non fosse chiaro, il suo obiettivo è la classifica marcatori con annesso dito indice sulle labbra a zittire chiunque.

E’ egocentrico, compulsivo, paranoico, eccede nella competizione e nella competitività, ha chiesto ed ottenuto ancora un contratto spropositato, non vincerà più nulla.
Tutto quello che vi pare, ma come si fa a non amare la sua ossessione per il gioco e per lo sport, dopo 1245 referti in carriera?

Steve (39 anni) segue invece esattamente le orme di Larry Bird: troppo speciali in corpi troppo normali, non casualmente troppo caucasici, non casualmente più stesi per terra vicino alla panchina che in campo a fine corsa.

Non poteva esserci un’uscita di scena più ingloriosa, nella dannosità tecnica in campo e nel silenzio imbarazzato fuori, come una tassa onerosa di cui i Lakers non vedono l’ora di disfarsi, per un signore che ha reso e renderà possibile il sogno a tanti mingherlini come lui, ragazzi e ragazze, che in giro per il mondo pensano erroneamente che il basket non sia il loro sport.

Kevin (38 anni) e Paul (37 anni) mi mettono profonda tristezza, anche se non so quanto incida il mio cuore che sanguina biancoverde.

Giocano da ex, non vincono come ex, sono frustrati e si fanno espellere come ex, ma pretendono di non essere considerati ex. Ed hanno pure ragione, perché la loro modalità da ex è comunque superiore alla stragrande maggioranza di questi depensanti virgulti della nuova generazione nel pieno della forma.

Ma per chi li ha visti giocare e risplendere così tante volte nel loro fulgore, vederli oggi è come una lunga notte di San Lorenzo dell’estenuante durata di un anno.

Ed infine, caso a parte, c’è il nuotatore di Saint Croix.

Spursello, un ginocchio (in parte illecitamente) nuovo, un grande sistema totale ed un popolo di sudditi costruito col silenzio, oltre a francesi ed argentini assortiti accanto che male di sicuro non fanno: bella la vita e la pallacanestro, vero Tim (38 anni)?

Con te, diversamente che con gli altri quattro colleghi, appuntamento tra maggio e giugno. Perché anche se sesto anello non sarà, ti sei già guadagnato tra gli applausi la migliore celebrazione possibile.
Quella che ti costringerà ad uscire di nuovo sul palco, davanti a tutti, per sentirti dire grazie da tutti. Forse proprio perché, in fin dei conti, anche dietro al sipario non ti sei mai trovato poi così male.

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10 Comments to “Calate il sipario”

  1. gasp says:

    E Dirk?

  2. Gerry says:

    Non so bene perché, ma non riesco a far rientrare Nowitzki in quel gruppo ristretto.

    Possibili ragioni:
    -è quello con meno stagioni NBA alle spalle
    -è insieme a Kobe il più giovane ma con tre stagioni in meno e senza aver appena avuto un grave infortunio
    -ha avuto ed ha tuttora una carriera piuttosto lineare, tranne il piccolo calo per guaio fisico del 2012-2013
    -ha appena firmato un contratto triennale

    Di sicuro rientrerebbe nella tipologia di Duncan: fedele e vincente. Solo un pizzico meno immortale.

  3. Frinf says:

    un gradino più in basso, ma comunque notevole, c’è anche Vinsanity.
    che forse apprezzo di più in questa versione “very old” che prima.

  4. Saimon says:

    OT: Raga, e questo imbarazzante tentativo di imitazione??

    http://www.spazionba.it/power-ranking-20142015/

  5. Frinf says:

    l'”imbarazzante” tentativo di imitazione è mio.
    anche io sono un lettore di lunghissima data e ho iniziato a scrivere di Nba da pochi mesi.

    piuttosto che imitare, il PR che ho scritto con Mattia (ragazzo di estrema competenza cestistica) voleva essere un tributo ai pezzi di questo blog, che ritengo il punto di riferimento per quanto riguarda la qualità di scrittura. Inoltre anche gli altri ragazzi con cui scrivo ritengono questo blog davvero ottimo.

    senza avere la pretesa di raggiungere gli stessi risultati in termini di qualità (anche a causa di inesperienza), onestamente credo che abbiamo fatto un buon lavoro.
    poi può non piacere, indubbiamente.

  6. Frinf says:

    inoltre, essendo un prodotto ideato da me, ha chiare influenze dai miei siti preferiti di sempre.
    Se la struttura è quella utilizzata da WeGotGame, se qualcuno di voi legge il BuzzerBeaterBlog non farà alcuna fatica nel trovarci anche la loro influenza, oltre a quella che è semplicemente la nostra comicità reale.

  7. Gerry says:

    Ovviamente lusingati, ci mancherebbe! E concordo sul “buon lavoro”, avercene di siti amici così appassionati da seguire.

  8. Saimon says:

    Bella Frinf.

    Ho scritto “imbarazzante” perchè è esattamente il tipo di sensazione che ho provato leggendo quel PR. L’ho trovato troppo simile (per quanto ben scritto, ci mancherebbe), troppo copiato dallo stile e ancora più nelle espressioni tipiche di questo power ranking e dei loro autori. E, tra l’altro, ero più che certo che venisse da uno di “noi” (o comunque da qualcuno che almeno qualche volta è passato di qua), e anche per questo l’ho linkato.

    Detto questo, il mio giudizio era assolutamente solo sul pezzo singolo, non su tutto il blog o sulle vostre competenze cestistiche, che non posso e non mi permetto assolutamente di giudicare.
    Anche perchè (e qui chiudo) non conoscevo l’esistenza del vostro sito/blog (all’articolo in questione sono arrivato poichè riportato da BasketNet), ed anzi sono contento di aver trovato un sito in più da seguire. Ce n’è sempre bisogno, tenete duro…. magari senza “copiare” 😉

  9. Frinf says:

    scusate comunque, se l’idea era quella di un plagio, non voleva esserlo 😀

    se lo stile espressivo è simile è perchè è effettivamente anche il mio modo di scrivere in generale (basta guardare l’ultimo mio articolo sullo stesso sito per vedere che comunque non mi distanzio particolarmente anche se scrivo da solo).

    anzi, in realtà sono felice che l’articolo sia arrivato “lontano” rispetto al bacino classico del sito dove scriviamo…

  10. Mookie says:

    Ciao Frinf,
    non siamo nella posizione di poter accusare di “plagio” nessuno, anzi personalmente mi sono divertito molto a leggere il vostro PR, forse proprio perché io e Gerry è un bel pezzo che non ne facciamo uno.
    E nemmeno abbiamo intenzione di tornare a farli con cadenza periodica, quindi non siete solo autorizzati a farli, ora siete MORALMENTE OBBLIGATI A CONTINUARE! 😉

    Però proprio grazie a questo “tributo”, ci avete fatto venire voglia di inventarci.. qualcos’altro di nuovo.
    Dunque, grazie!

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