Tutti Al Curvone!
Ma che ce frega, ma che ce importa…

Eh Kevin, ma se giocassimo un minuto in meno a quarto...

Eh Kevin, ma se giocassimo un minuto in meno a quarto…

Brook Lopez, strano ma vero, ha problemi al piede.
Paul George e Julius Randle hanno circa due tibie e mezza sane in due: appuntamento a 2015 inoltrato.
Steve Nash, ei fu siccome immobile, ci abbandona qui.
Quello che un tempo chiamavamo Mago, chi l’ha visto?
Wall si deve arrangiare per un po’ senza l’amichetto Beal.
I due migliori rookie della scorsa stagione, Carter-Williams ed Oladipo, ancora non pervenuti.
L’MVP delle scorse Finals se la prende comoda.
Ad Oklahoma City si fortifica il duopolio: Kevin rotto, Russell va a fargli compagnia.
Più vari ed eventuali.

Eh, ma sono tornati, chissà per quanto, Kobe, il Gallo, Rondo e Rose!

Bisogna ripromettersi di seguire l’NBA senza pensare alla questione infortuni e suoi corollari, perché altrimenti anche una mente non azzecca-garbugliata come quella di chi ha studiato giurisprudenza si rovina lo spettacolo.

Più complicato invece non sospirare rassegnati di fronte alla prima soluzione proposta per lenire gli sforzi che i professionisti devono sopportare durante l’anno.

Certo fa piacere apprendere che anche i Dottor Ing. Gran Mascalzon di Gran Croc. si siano finalmente accorti che infortuni, turnover e garbage season per arrivare freschi ai playoff o per aumentare le palline in lotteria stanno inflazionando e mettendo a repentaglio lo spettacolo e la sua conseguente appetibilità in regular season.

Ma per quanto sia comunque meglio di qualsiasi forma di immobilismo, ridurre le partite di un minuto a quarto, come si è cercato di sperimentare in preseason, rappresenta la ricetta peggiore possibile.

Un giocatore non si stanca e non si logora di meno se gioca meno in partita, ma se gioca meno partite.

Se tu sei un maratoneta e ti tolgono gli ultimi due chilometri dei 42 previsti, non è che fai meno fatica perché ti fermi al quarantesimo. Semplicemente arrivi prima.

Gli stessi ragionamenti valgono per un uomo che viaggia e che si deve preparare ad un evento.
Se io, in A1 da Milano, invece di arrivare a Napoli mi fermo a Roma, anche se non viaggio per 7 ore lo faccio comunque per 6. Ma se resto a Milano, non viaggio per niente.

Kobe ed il suo tendine non fanno tutta questa fatica in meno se giocano 30 minuti invece di 32, perché salteranno comunque un determinato numero di partite per preservare la loro salute. Ma Bryant avrà comunque giocato quella partita di 44 minuti ed avrà comunque messo l’intensità che avrebbe messo come se fosse stata di 48.

Il problema non sono i 48 minuti, ma le 82 partite. In poco più di 5 mesi.

E caso mai, in subordine, l’eccessiva quantità e durata dei timeout, diretta conseguenza dell’obolo da pagare agli spot commerciali, traumatico stillicidio per chi come noi dall’altra parte dell’oceano prova a seguire le partite in diretta.

Pensare come prima mossa di ridurre da 12 a 11 i minuti di ogni quarto già vuol dire che la giusta soluzione non sarà mai possibile, perché a nessuno – NBA, sponsor e giocatori – interessa diminuire le partite di regular season.

E’ un circolo virtuoso, elementare nella sua essenza strategico-finanziaria: lo sponsor paga tanto e di più per 82 partite, belle o brutte che siano; l’NBA (commissione più proprietari) si alimenta basando la ridistribuzione interna e le regole sul salary adeguate anche agli introiti degli sponsor; i giocatori hanno più possibilità di arricchirsi se l’NBA riceve introiti maggiori.

Chiedete ad un giocatore qualsiasi, sia col salario di Kobe che col minimo sindacale, se accetterebbe uno stipendio inferiore in proporzione alle partite in meno che gioca in stagione, magari 70 invece di 82, con la scusa della maggiore tutela del suo corpo. Vi guarderebbe come un alieno, rinfacciandovi le più basilari regole del professionismo e della competizione. C’mon man! I’m a Pro!

D’altro lato, anche se tu spettatore resti al palazzetto una ventina di minuti effettivi in meno, comunque al palazzetto vieni 82 volte e non 70.
E quindi hai mangiato e bevuto schifezze, hai visto le varie pubblicità sul tabellone, hai pagato il biglietto, ti sei in qualche modo fidelizzato. O se sei rimasto a casa, hai pagato l’abbonamento o il ticket, con altra botta di spot ad ogni pausa.

Se poi volete vedere anche Durant e Westbrook e vi beccate invece 40 minuti di Andre Roberson e Bassy Telfair, dopo che ad Hollywood si sono cuccati Jodie Meeks invece di Kobe per un anno, quale sarebbe il problema?

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7 Comments to “2a Coppa Cobram”

  1. Frange75 says:

    Gran pezzo e grandi citazioni… Bentornati!

  2. gasp says:

    “Il problema non sono i 48 minuti, ma le 82 partite. In poco più di 5 mesi.”

    Le 82 partite+ PO si fanno da metà anni ’60 quindi il vero problema è la costruzione fisica dei giocatori in palestra e la cura del loro corpo che quest’ultimi hanno nella offseason: se gli fanno mettere su massa muscolare senza pensare che forse l’ impalcatura (ossa, tendini) possano non resistere all’ eccessivo peso ovviamente che si rompono con più frequenza, o se in estate se la godono come non ci fosse un domani quando ritornano a giocare tre giorni a settimana ne risentono tantissimo…

  3. Frinf says:

    infatti le 82 partite ci sono da una vita…

    a livello di qualità sportiva sono discutibili perchè una partita persa conta come un 2 di coppe con la briscola a spade, però non c’entra con gli infortuni.

    i fisici assurdi sono i colpevoli.

  4. Alessio says:

    Sono d’accordo rispetto agli infortuni da “logoramento”, passatemi il termine. Rottura del legamento, fratture, stiramenti, strappi, possono essere la diretta conseguenza di un alto numero di partite giocate.

    Ma per Westbrook stiamo parlando di una frattura alla mano capitata in un’azione di rimbalzo offensivo: può capitare a chiunque, anche giocando una partita ogni 7 giorni.

    Oladipo è fuori per un infortunio al volto, causa gomitata.

    Anche l’infortunio di George, per quanto sia tremendo, resta secondo me slegato dalla questione delle troppe partite.

    Poi, io non sono un medico, ci mancherebbe. Ma associare ogni singolo infortunio alle 82 partite in 5 mesi mi sembra una forzatura e una moda che ci si porta dietro dalla stagione del lockout da 66 gare.

  5. Gerry says:

    Però 50, 40, 30 e forse anche 20 anni fa non era e non si giocava questa pallacanestro.

    Non c’è alcun dubbio che sia una mastodontica serie di concause, ma poiché sono sempre i fisici, i ruoli e le preparazioni a seguire il gioco e le sue nuove esigenze, questi processi sono ormai irreversibili.

    Per farla brevissima: in questa pallacanestro NBA, per logoramento o casualità, ci si fa male e ci si infortuna, è ineluttabile.

    Ecco perché l’unico processo su cui si può intervenire, fosse solo per una mera questione statistica, mi pare proprio il numero di partite e di impegni (novità che presenterebbe comunque molteplici vantaggi anche sotto altri profili).

    Banalizzando all’estremo, se la casistica dice che ci si frattura la tibia ogni tot partite, con meno partite forse avremmo avuto Paul George ai box ma Julius Randle ancora sano ed arruolabile.

    Perché se ormai gli allenamenti, le muscolature, la gestione fisica, l’intensità del gioco (io aggiungerei il doping, ma quella è un’altra storia) e quindi gli infortuni sono questi, la NBA a 82 partite in 5 mesi ha un problema.
    E quando c’è un problema, bisognerebbe fare una sola cosa: risolverlo.

  6. luca says:

    la dimunuizione del numero di partite è l’unica cosa da fare.
    Non solo diminuirebbero gli infurtuni, ma anche la qualità del gioco sarebbe decisamente migliore.
    Tuttavia pare evidente che nessuno tra gli addetti ai lavori ha veramente voglia di rinunciare al proprio stipendio. Quindi o si trova un modo per “tenere” quei stipendi abbassando il numero di partire oppure siamo destinati a fare la conta degli infortunati.
    Che nei fatti è quello che sta succedendo.
    E la parolina doping facciamo finta che non esiste…

  7. from0tohero says:

    Innanzitutto ben tornati. Si sentiva la mancanza.

    Il tema infortuni è stato trattato più volte e con cognizione di causa.

    Diminuire le gare aiuterebbe molto (maggiore qualità delle stesse, maggiore possibilità di recuperare cion le tempistiche idonee da un problema fisico) sopratutto per determinate tipologie di infortunio, ma il baraccone non rinuncia ad un Cent, quindi neanche vale la pena di star qui a sperarci.

    Tendini, legamenti e i erlativi infiniti tempi di recupero sono conseguenza di quello che questi si iniettano/ingeriscono. Sono pieni di sostanze, ma in U.S.A.(perchè anche le altre leghe non sono da meno) il problema non sembra rilevante. Anzi parlarne è quasi un fastidio

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