Succede quello che deve succedere.

Inevitabilmente LeBron.

Inevitabilmente LeBron.

Non so se è una sensazione solo mia o riesce ad essere condivisa da qualche altro appassionato, ma seguire questa stagione NBA, questi playoff e queste Finals è come assistere ad un qualcosa di già successo.

Per carità, si gioca ad alti livelli ed i campioni evidentemente non mancano. Ma non c’è nulla contro cui opporsi, non c’è nulla contro cui lottare, non c’è nulla che non sia clamorosamente già deciso o ampiamente pronosticato fin dall’inizio della regular season.

Sono andate un po’ peggio del previsto Brooklyn (inizialmente), New York (definitivamente) e Cleveland (ma il marchingegno della lottery draft è fabbricato in Ohio?).
Poi San Antonio contro Oklahoma City da una parte, Miami ed Indiana dall’altra, con la scontatissima rivincita dell’anno scorso.

Ed ora not one, not two, not three: come possono questi anzianotti texani opporsi alla scrittura dei libri?

Come seguire i Mondiali di calcio quattro anni dopo. Come vedere la terza stagione di Breaking Bad avendo già visto la quinta o Game of Thrones avendo già letto il libro.
Ti diverti, ti appassioni lo stesso, magari ti emozioni pure, ma non è la stessa cosa.

Era dal 2006 che non avevo voglia di stare sveglio (sorvolando su come mi distraevo per passare il tempo in attesa delle 3) o di puntare la sveglia in piena notte per vedere le Finals in diretta. Se può essere di buon auspicio per Cesare Prandelli…
Ed (anche?) allora vinse Miami, non ancora in modalità tre amigos ma col solo Dwyane Wade in versione uomo-lupo alla Michael J. Fox.

Sarà l’età (non credo proprio), saranno gli impegni professionali (già più credibile, visto che allora avevo una tesi di laurea da preparare, ma comunque non sufficiente) o ancora potrebbe essere la malinconia di vedere l’Avvocato dirottato in piccoli capolavori sui Mondiali di calcio passati invece di sentirlo live inveire contro il coyote Coyote (embè) e contro il (credo) pappagallo Burnie, rispettivamente la mascotte di Spurs e Heat (spiegazione più plausibile).

Di sicuro incide la lunghezza mefistofelica delle pause e dei timeout, ma so di non essere il solo che si accontenta ormai della replica il giorno o addirittura i giorni dopo.

Tanto vince sempre quello lì.

Gli haters ci sono sempre, anche se non sembra. Attualmente muti, anzi ormai azzittiti da almeno due anni e ben consapevoli che se tutto va come deve andare lo saranno almeno per un altro ancora. Ma sotto sotto ci sperano, eccome se ci sperano, perché quelli di San Antonio non solo sanno giocare ma saprebbero pure vincere, non sono affatto così lontani.

Spurs che di colpo sono diventati, solo grazie al fatto che si oppongono a quelli là, la squadra simpatia della situazione. Vuoto di sceneggiatura: chi l’avrebbe mai detto?

Qualche anno fa non era esattamente questa la situazione, ovvero quando Popovich elevava a scienza esatta trucchetti tipo l’Hack-a-Shaq, quando Bowen giocava talmente sporco da far pensare a Bill Laimbeer e Charles Oakley che tutto sommato quella NBA non era poi così male, quando Horry imbucava tutto quello che c’era da imbucare nel minor numero di secondi a disposizione.

Per farla breve, quando l’effetto simpatia era tutto per i Suns di D’Antoni e Nash o altri pretendenti a zeru tituli, quindi gli Spurs erano i cattivi che si opponevano ai buoni, erano quelli zozzi, antipatici, noiosi. Erano quelli che vincevano.

Come lo fermi ora LeBron? Giusto con l’aria condizionata disattivata, ma il trucchetto non può essere riproposto ogni volta. Semplicemente non lo fermi, perché è il predestinato, il prescelto, l’inevitabile. Quello che vince, come quegli Spurs di qualche anno fa e come quell’altro con la lingua di fuori negli anni ’90.

Perché sì, ormai ci siamo, anche coi confronti blasfemi che urtano la sensibilità di chi era sufficientemente ragazzo o adulto 15-20 anni fa: tutto quello che doveva succedere, The Decision o non The Decision, sta puntualmente capitando.
O forse è già successo, e ce ne stiamo accorgendo solo ora. Tim, Tony, Manu, Marco: che ne dite?

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14 Comments to “L’ineluttabile”

  1. Frinf says:

    chissà. sicuramente i paragoni tra quei Bulls e questi Heat iniziano a farsi considerevoli.
    Rivedevo tempo fa Chicago-Indiana, gara 7. Mi sembra il 1997. Giocavano al gatto col topo alla stessa maniera in cui ci han giocato questi qui con l’indiana attuale.
    Tutta la partita sotto, o magari punto a punto. Con la consepevolezza che prima o poi sarebbero rispuntati. Sarebbero tornati alla carica schiacciandoti selvaggiamente, difendendo alla morte.
    e ovviamente all’epoca il leader era Jordan, qui è James.

    io non credo sia ancora finita, ma se dovessero vincere gli Heat non ci sarebbe niente di strano. sono loro i favoriti, e giocano un basket di alto livello. in più hanno il migliore del mondo.
    hai detto poco.

  2. Desperin says:

    The Decision ha cambiato e pure tanto, e per me questo lo mette sotto tanti altri nella storia figuriamoci al livello di Jordan-
    Che ora sia il piu forte non c’è dubbio, ma la macchia resta come scrivesti tu su un articolo vecchio.

  3. mircodiuboldo says:

    concordo con te, gerry, anche io, sembrerà assurdo ma assicuro che è vero, sento questo odore di “libri di storia”, ogni tanto mi capita, che vedo qualcosa, e penso “ma andrà sicuramente così, vuoi mettere come la vedranno tra 20 anni sugli almanacchi”, e questo è proprio un caso lampante! lebron ha vinto tutto il possibile, poi magari non succederà, ma mi sembra realistico che tra 20 anni ricorderemo di quell’anno in cui lebron non vinse il titolo di mvp, non furono la migliore squadra della RS, e nonostante ciò portarono a casa il threepeat proprio contro quelli dell’anno prima… sembra assurdo, ma ci credo in queste cose… ogni tanto mi sembrano possibili… e quest’anno più che in altri…

  4. gasp says:

    Anche me questa stagione da la stessa sensazione, però per un motivo diverso: l’Est ha fatto schifo per accaparrarsi le prime scelte del prossimo Draft (7 delle prime 10 sono squadre della Eastern), questa poca gloriosa “corsa” ha fatto si che a novembre sapevamo chi andava alle Finals

  5. Vincentvega says:

    Io invece non sono tanto d’accordo.. da una parte ci sono delle casualità, nel senso che credo che se Indiana non fosse implosa inaspettamente (evento impronosticabile, almeno per me che son profano) in finale direi che avevano il 50-50 di andarci.. poi sì, lebron il più forte, per carità, può vincere da solo e non è marcabile..però poi ti imbrocca una partita come quella di ieri, perde un pallone sì e l’altro pure, e leonard se ne fa beffe (quasi).. e allora la speranza rimane l’ultima a morire

  6. Fraccu says:

    Per quanto riguarda il singolo, James, sono dell’idea che sia solo una questione di tempo: lo sappiamo noi, lo sa lui e lo sa anche Michael, che è stato costretto, interrogato al riguardo, a trincerarsi dietro il numero di anelli perché, inevitabilmente, non ha altri scudi da usare (per ora) contro l’ascesa di Lbj…

    Sulle Finals, non mi lamento soprattutto se l’alternativa possibile era Pacers vs Thunder(rischiavo di iniziare a seguire il calcio…!); meglio un “rematch”, meglio lo show di Pop (in campo e dintorni), meglio che contro gli Heat ci sia una nemesi in grado di ricordare che, oltre al mecenatismo di Riley, si può avere successo anche con l’alchimia di Buford e suggerire che, piuttosto che anticipare la ricostruzione prima della decomposizione, a volte vale la pena superare la “data di scadenza”, perché questi Spurs erano da “consumare preferibilmente entro il 2011” (rigorosamente dispari), invece con l’aggiunta dei giusti “conservanti” (Splitter, Green, Leonard, Diaw), rieccoli ai vertici… meditate GMs, meditate…

  7. skin says:

    “Tanto vince sempre quello lì”
    Be dopo gara 3 ho qualche dubbio…

  8. Nostradamus says:

    Grazie Gerry. Non ci conosciamo, ma sappi che il tuo blog mi ha sempre dato spunti interessanti in questi anni.
    Leggo nostalgia tra le righe. Anche io la provo.
    I 24 minuti di ieri, però, mi hanno temporaneamente fatto fare pace con questa NBA, che non è più la mia.

  9. luca says:

    Quest’anno non la vedo così scontata.
    Sarà perchè ho appena finito di vedere in ritardo notevole gara 3. Sarà perchè Leonard e Green mi sembrano ulteriormente maturati, sarà perchè Ginobili a prescindere da una gara 3 semi inguardabile secondo me sta meglio dell’anno. Sarà, e qui lo dico senza problemi, che Duncan mi sembra bombato di doping e “di brutto” come si dice a Roma. Sarà per tutte queste ragioni ma forse quest’anno ce la fanno.

  10. fefe says:

    Ahia…ineluttabile, vince sempre lui? 3-1 San Antonio

  11. Saimon says:

    Palo clamoroso di wegotgame!!! 🙂

    Love you, guys!!

  12. antó says:

    Ma non è che portate un po sfiga?
    Peggio del peggior bagatta… 🙂

  13. antó says:

    P.s.
    Scherzi a parte, massima stima!
    Solo chi scrive articoli diversi e interessanti come te può sbagliare il pronostico

  14. Gerry says:

    Se è ineluttabile, mancano ancora tre partite… 😀

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