Cinque contender di Miami, cinque gare 7 al primo turno di playoff.

Group psychotherapy.

Group psychotherapy.

Pacers, Nets, Spurs, Thunder, Clippers: le cinque squadre più accreditate e quotate alle spalle dei tre amigos, tutte al secondo turno, tutte superando l’avversario per 4-3.
Naturale rodaggio con qualche imprevisto in vista di impegni più probanti o preciso stato di rottura prolungata con difficoltà sistemiche che rischiano di compromettere il percorso futuro?

INDIANA PACERS

Il vero caso di questo primo turno, perché i Pacers non ci sono proprio. Magari non ancora, ma di sicuro sono distanti anni luce dalla versione 2013 che li aveva portati in vantaggio tecnico ed emotivo, oltre che di punteggio, nella finale contro gli Heat. Avere bisogno di sette partite per battere Atlanta non ammette supplemento di indagine, siamo già alla prova.

Vogel è nella situazione più delicata ed odiosa in cui non auspicherebbe mai di trovarsi il coach vincitore della regular season: ha perso le certezze ed il controllo emotivo dello spogliatoio.
Ed è ora inevitabilmente combattuto tra la fedeltà e la realtà: cavalcare fino in fondo il gruppo imploso che l’ha portato fino a lì o fare scelte dolorose rivedendo tutti i piani, come nei troppo tardivi aggiustamenti contro gli Hawks?

Non ha il vero Paul George, che accende e spegne troppo nei momenti cruciali. Ma soprattutto deve fare i conti con il misterioso trapasso di colui che è sempre stato il barometro di questo gruppo, in quanto accendendosi lui in difesa si accendevano anche tutti gli altri a tutto campo: Roy Hibbert.

E se invece più banalmente li avessimo sopravalutati troppo, nel nulla ideologico e strutturale della Eastern Conference Anno Domini 2014?

Breakdown!

BKNBROOKLYN NETS

Sono penosi, perché giocano veramente veramente veramente male. Ma più fanno schifo coi loro isolamenti ed i trucchetti da veterani, più insudiciano le partite e diventano paradossalmente insidiosi persino per Miami.
Che, si badi bene, potrebbe voler dire fare loro il solletico per un paio di quarti nella serie e magari persino perdere 4-1 invece che 4-0.

Hanno salvato la faccia in extremis passando almeno un turno, ma Jason Kidd è ancora ben lontano dall’essere un allenatore di vertice, Deron Williams dall’essere il campione che tutti ci ricordiamo, Pierce e Garnett dall’essere quelli che portavano gli stessi tre amigos in gara 7, oltre a sculacciare regolarmente LeBron quando ancora non era munito dell’aiuto.

La suggestione di rivederli contro James ed Allen non può essere accantonata ed alla fine è l’unica vera ragione per cui si sono formati questi Nets del tutto transitori ed interlocutori, come quei giocatori over 35 con un passato in serie C che si buttano in campionati amatoriali: si divertono ancora, regalano sempre qualche perla, giocano con lo stesso impegno, ma alla fine a vincere sono gli altri, spesso più giovani.

E si incazzano pure.

Break-in.

SAN ANTONIO SPURS

Avete presente quelle code a tratti in autostrada quando hai una certa fretta di raggiungere il tuo traguardo?

Sei in corsia di sorpasso e stai correndo abbastanza, perché hai tanta voglia e necessità di arrivare in fondo, ma devi sempre stare all’erta e curare quello che succede davanti, perché da un momento all’altro potrebbero riproporsi ai tuoi occhi le malefiche doppie frecce di avvertimento che ti costringono a rallentare se non proprio a fermarti.

E proprio quando inizi a disperare e sacramentare perché sei fermo da qualche preziosissimo secondo che manda all’aria ogni tuo progetto, improvvisamente si apre davanti a te il varco e si ricomincia a viaggiare come se nulla fosse successo. Una delle cinque sensazioni più piacevoli in natura.

Questi sono più o meno regolarmente gli Spurs ai playoff da ormai qualche tempo, figuriamoci quando poi in corsia si ritrovano anche quei cornuti cugini di Dallas che, pur viaggiando ad una certa velocità, sono comunque troppo più lenti per i loro ritmi eppure non ne vogliono sapere di scansarsi.

Ad oggi non vedo alcuna alternativa alla riproposizione delle Finals dello scorso anno. Ammetto che la cosa non mi disturba affatto, anzi.

Break-in.

OKCOKLAHOMA CITY THUNDER

Sul piano tecnico non c’entrano nulla con le velleità di successo finale: continuano sistematicamente a non fare le cose che avrebbero dovuto imparare a fare o fare meglio per il passo decisivo verso il titolo.

Hanno cristallizzato con la gestione Brooks una pallacanestro ruminata, biascicata, asfittica, in cui Domineddio Durant può solo essere a turno l’inaffidabile o il salvatore della patria.
Giocando e soprattutto attaccando sempre in questo modo, a Kevin non è concessa la via di mezzo e la possibilità di essere deresponsabilizzato, perché a meno di essere groupie maniacale di Presti o Caron Butler, bisogna prendere atto che questi Thunder sono comunque più scarsi di quelli che due anni fa arrivarono alle Finals con Harden.

Figuriamoci senza Westbrook o con questo solito ingestibile Westbrook, anche lui folgorato dalla Sindrome Bargnani come la squadra nel suo complesso: invece di migliorare ed ampliare gli aspetti del suo gioco, fa sempre meglio le cose che già faceva bene e sempre peggio le cose che già faceva male.

Sul piano emotivo dovrebbero essere quelli con più fame e più voglia di tutti, ma contro la pur ostica Memphis non sembravano nemmeno quello. Ed allora sta dinastia quando la facciamo iniziare veramente?

Breakdown!

LOS ANGELES CLIPPERS

Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3. Chris Paul. CP3.

Ma occhio all’allenatore tra gli 8 rimasti che insieme a Pop meglio di chiunque altro conosce questo genere di partite e che ancora meglio di Pop sa motivare l’intero gruppo a questi livelli.
Qualcuno sta per caso pensando ad un Spurs-Clippers in finale di Conference?

Chris Paul. CP3.

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4 Comments to “Break-in or breakdown?”

  1. skin says:

    La causa di questa crisi dei Pacers sembra un tradimento della moglie di Hibbert con Paolino Giorgio…

  2. from0tohero says:

    I Nets useranno tutti i trucchi che conoscono, ma gli altri vanno il doppio e un paio di partite ormai le hanno giocate anche loro.
    Indiana è implosa, se uscisse con Washington non mi stupirei per niente. Miami con questa Indiana non avrebbe grossi problemi, coi wizard non si arriva a gara 6.

    Ovest questione di accoppiamenti. Spurs (secondo me) massimo in 6 gare batte Portland. Se becca OKC potrebbe anche perdere, VS Clippers la porta a casa, possibile in 7, ma la porta a casa.
    Notevole spazzolata di L.A. sui Thunder ma CP3 (purtroppo) non può tirare sempre così. Che DeAndre fosse una roba del genere non se lo aspettava nessuno

  3. Frinf says:

    non per criticare, visto che ricordo l’amore viscerale che provi per CP3, ma a me il giocatore che gira la squadra (esclusa gara 1 del secondo turno, dove CP3 ha tirato dentro pure frigoriferi e mattoni) è sembrato perlopiù Blake. Un grande Blake Griffin, per altro.

    Tanta stima per lui.

    Cioè, magari non è il giocatore più importante, ma se CP3 non gira per una partita, hanno delle riserve degne lì dietro, possono tenere botta. Ma quando non gira Blake lì sotto si sente parecchio.

  4. Bandini says:

    Avevo perso la storia di george e hibbert’s wife, grazie skin…
    Sacrosanto quello che hai scritto su westbrook e su brooks, okc non ha fatto passi in avanti rispetto a due anni fa, e non può essere solo un problema di giocatori, ma di come li fai giocare.
    Su Griffin condivido pienamente il parer di frinf, qui abbiamo un giocatore che ha mostrato un netto miglioramento rispetto all’anno scorso, ed il merito probabilmente va anche a Doc Rivers.
    E non abbiamo parlato dei playoff che sta facendo wall, è all’esordio, ma per ora sta giocando molto bene…
    Vergognoso invece l’esonero di Mark Jackson!

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