Ops

Di sicuro non ci si annoia. Tranne uno.

Cercasi rivali. Citofonare South Beach.

Cercasi rivali. Citofonare South Beach.


Passare da una delle più insulse stagioni regolari della storia recente della NBA all’attuale ingolfamento di spettacolo, consacrazioni, riscatti, flop, sorprese, controsorprese, gare 7 (cinque su otto!) e fattori campo saltati (23 su 45!) non era francamente così scontato.

Nel weekend si potrebbe paradossalmente ripristinare quasi ogni logica dei pronostici, a meno di attribuire a coach Thibodeau poteri mistici e quindi considerare ancora i demineralizzati Bulls privi della loro stella come qualcosa di credibile in primavera.

Ma nel frattempo è successo di tutto.

Al netto delle storie personali e delle vicende specifiche di ogni singola serie che meriteranno altre considerazioni, la chiave di lettura principale mi pare semplice:
-ad Ovest ci sono tante squadre forti ma nessuna fortissima, quindi regna l’equilibrio verso l’alto: tutti possono battere tutti, perché tutti sono sufficientemente forti per farlo;
-ad Est ci sono tante squadre scarse ed una sola fortissima, quindi regna l’equilibrio verso il basso: tutti possono battere tutti, ma nessuno può battere Miami.

L’Est ha fatto schifo per tutto l’anno: per quale motivo avrebbe dovuto smettere di farlo proprio ai playoff? Qualsiasi discorso che non prende atto della pochezza della Eastern per i più elementari standard della postseason non è ai miei occhi meritevole di approfondimento.

Addirittura non è ancora del tutto tramontata l’ipotesi di vedere per la prima volta nella storia tre squadre così scarse arrivare contemporaneamente in semifinale, sorvolando sul gap che separerebbe poi Atlanta, Toronto e Washington dalla quarta semifinalista.

Miami è alle Finals da novembre. Lo sapevamo in parecchi, lo sospettavano in molti, ma ne hanno avuto la certezza tutti alla luce del ridimensionamento chimico dei Pacers.

Ora è corretto sminuire il valore dei successi di Miami nell’attuale derelitta configurazione della Eastern Conference? Purtroppo per i tre amigos, propendo per il sì.

Dopo le prese di potere ad Est nel 2011 (4-1 sia ai Celtics che ai Bulls muniti di Rose, prima dell’harakiri contro Dallas) e nel 2012 (4-3 ai Celtics in finale per il definitivo passaggio di consegne, prima del trionfo sui Thunder), è mancata una dinastia rivale di Conference sufficientemente forte per elevarsi al rango di grande avversario degli Heat e rendere più gloriosi i loro successi.

Chicago ha perso Rose, Boston ed Orlando hanno ricostruito immediatamente, Atlanta e New York sono implose senza mai realmente esplodere. Il resto è vuoto agghiacciante e quasi volutamente rassegnato, Pacers permettendo. Tanto contro quelli non si vince.

Prima ancora di arrivare alle Finals, Jordan doveva passare regolarmente da Cleveland ed Ewing solo per fare due nomi, i Pistons da Wade e Wade dai Pistons, LeBron da Arenas, i Pistons da LeBron, i Big Three ancora da LeBron, Dwight sempre da LeBron.
Sì, perché James aveva più rivali di alto profilo quando era solo e derelitto a Cleveland con Mo Williams e contro Dwyane.

Non parliamo poi dell’Ovest: Shaq e Kobe contro i Kings, Duncan contro Kobe, ancora Duncan ma contro Nowitzki, ancora Kobe ma contro Nash, sempre Nash ma contro Duncan, Kobe contro tutti in Colorado. Con Melo, T-Mac, Deron e CP3 ad aggirarsi quasi di contorno.

Passaggi obbligati, corsi e ricorsi, rivincite e conferme, storie di basket che si rafforzano di stagione in stagione. Facce che si conoscono, che si rivedono, campioni che si sfidano, che si rispettano, che si vendicano, che si superano.
Da aprile a maggio, più o meno ogni anno, vinca il migliore, ai massimi livelli, in attesa di giugno e dell’altra finalista.

Qui resta solo Indiana. Sì, proprio quella Indiana in crisi che sta ancora miseramente rischiando di uscire contro i tanto miracolosi quanto comunque cadaverici Hawks.

Fu 4-2 nel 2012 e 4-3 nel 2013: non so cosa sarà quest’anno, ma so di certo che il primo tifoso di Paul George ai fini della terza serie consecutiva tra Indiana e Miami può solo essere LeBron.
Nel nome dello sport, per il fastoso e disperato bisogno di rendere ancora più monumentale la propria dinastia grazie ad uno straccio di rivalità. Che un tempo erano comunque tutta un’altra cosa.

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9 Comments to “Ops”

  1. Bandini says:

    Si, é vero, fino a qualche anno fa l’est era un’altra cosa, però non può essere colpa di Lebron anche questo,e te lo dice un tifoso dei bulls ( fire thibodeau…). E pensa che se la lega avesse applicato con paul george la stessa rigidità che usò anni fa con amare a phoenix, quando si alzò dalla panchina e mise un piede in campo, dopo che horry aveva scaraventato sui cartelloni steve nash, allora gara 7 george se la sarebbe guardata in borghese…almeno avrebbe avuto più tempo per pensare alla spogliarellista che ha messo incinta a febbraio, mentre frequentava la figlia di rivers….

    Gerry, ti prego, scrivici un pezzo dopo le gare 7, voglio conoscere cosa ne pensi delle singole serie. Quale squadra,coach e giocatore ti hanno maggiormente stupito in positivo ed in negativo?

  2. gasp says:

    Concordo con bandini, non è colpa di LeBron e soci della mancanza di squadre serie a Est: è colpa dei GM che fanno un mucchio di cazzate.
    Comunque questo Est credo sia solo una brutta parentesi viziata dal prossimo Draft.

  3. Frinf says:

    un est indecente. ma che si è sistemata nel “miglior modo possibile” per rallentare la marcia di Miami.

    Brooklin è già spacciata, ma dubito fortemente che l’ammasso di dinosauri in maglia nera non strapperà almeno una o due partite. Anche perchè per LeBron non è mai stato troppo semplice gestire la verità.

    Poi Indiana ha potenzialmente un altro giro per ritrovare chimica e un po’ di amor proprio. Se arrivano contro Miami, voglio sperare che diano il 100% anche solo per senso dell’onore. Sempre che Giovanni Muro non gli dia una sculacciata.

    Playoff assolutamente splendidi, comunque.

  4. luca says:

    Il problema vero della pochezza dell’est non si riflette solo sul basso livello. Il problema è che qualsiasi squadra dell’ovest arrivi alle finals, ci arriva cotta. Se Miami come pare avrà vita facile fino alle finals potrebbe poi trovarsi squadre fisicamente, mentalmente stanche al ballo finale.

    Soprattutto se sulla carta gli Spurs sono la squadra favorita a ovest.
    Gli Spurs hanno fatto fatica immane con Dallas, vero che l’accoppiamento per il rooster che hanno si presentava complesso, ma la sensazione è che se passano con facilità con i Blazers si ritrovano una sfida molto dispendiosa con i Thunder/Clippers. Se succede come l’anno scorso che arrivano alle finals con Ginobili al contagocce quest’anno finisce con un massacro da parte di Miami. Oltre che non arrivino i Thunder squadra quantomeno più giovane.

    A me pare che Miami possa avere più problemi con i Nets che con Indiana.

  5. Teo says:

    Tutto bello per carità, ma voglio proprio vedere quando l’nba si deciderà ad abolire est ed ovest in favore di una lega “unica”…

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