From Knicks vs Thunder, del 25.12


Ho scoperto che gli allenatori nella NBA non contano nulla.

Ma perché? Perché?

Ma perché? Perché?

Una squadra di basket gioca in modo ancestrale, così, come capita, per imposizione divina. Ne metti 5 in campo ed hai finito il tuo compito.

Ci sono schemi? Non si applicano.
Si dice di andare a destra? I giocatori vanno a sinistra.
La squadra perde e fa schifo? Pazienza, non si può far nulla.

Questa almeno la bizzarra teoria illustrata da Flavio Tranquillo durante l’allucinogena sfida tra Knicks e Thunder (nel solito orrido programma televisivo di Natale, perché l’NBA non vuole proprio capire che solo la rivincita delle precedenti Finals sul campo di chi è uscita perdente, quindi Heat@Spurs, sarebbe lo spot migliore in questo giorno!).

Certo, la chimica è una materia che non si impara alla prima lezione: se non hai la tabella periodica, non combini nulla.
E certo, l’allenatore NBA è schiacciato da una serie di esigenze ed obbligato ad una serie di compromessi da rendere difficile il giudizio complessivo sul suo effettivo operato.

Ma non esageriamo.

Il fatto che New York sia costruita in maniera disastrosa e che manchi cultura nel club della Grande Mela non può certo cancellare gli enormi demeriti e l’oggettiva incidenza di coach Woodson e del suo staff su questo strazio.

Ci sono allenatori diversi per squadre diverse, bisogna trovare quello giusto per quella giusta: è una delle prime regole di questa Lega.

Ma se tu non riesci a dare alla tua squadra un sistema offensivo, un’idea difensiva, una struttura di gruppo, una rotazione convincente, un obiettivo, una motivazione, una voglia di buttarsi sul pallone, una crescita collettiva, un miglioramento individuale, sei semplicemente un allenatore sbagliato per quella squadra.

Al netto del materiale a disposizione, perché c’è modo e modo di perdere ed i Knicks stanno mostrando regolarmente il peggiore.

Il che non vuol dire che coach Woodson sia rincoglionito tutto di un colpo, dice benissimo Flavio. Ma vuol dire che con questo gruppo di giocatori, in questa città ed in questo momento, lui è un allenatore scarso, mediocre, inadeguato.
In pillole, per dirla all’italiana con l’esonero facile, inopportuno.

New York non è così scarsa come si vuol far credere. Certo, ha Bargnani e Melo, quindi due delle patate più bollenti per la chimica di un quintetto degli ultimi 10 anni NBA. Ma non può essere fuori dai playoff ad Est, in questo Est. Non esiste.

Il problema è che Woodson, già di suo un allenatore storicamente poco creativo, dimostra di non avere la ricetta per risolvere i problemi. Fallirebbero molti altri al suo posto, ma intanto sicuramente fallisce lui.

Se tu accetti questo andazzo, subendo l’indole dei giocatori invece di entrare nella loro pelle, hai fallito. Se tu disegni uno schema ed il tuo quintetto esegue altro, hai fallito.

Invece: alibi, alibi, alibi.
E la chimica non c’è, ed i giornalisti sono cattivi, e la cultura è sbagliata, e la città mette pressione, e gli infortuni sono troppi, ed il GM non capisce niente, e la difesa è impossibile, e la Statua della Libertà mi guarda male.

Ma se la realtà è quella che è e non quella che vorresti che fosse, hai due possibilità: o ti adatti e risolvi i problemi, o non giochi.

Perché continuare ad accettare che a New York non si possa far meglio senza che le cause risiedano sui diretti protagonisti, è solo mentalità perdente.
Ed invocare alibi per un 32% di record ad Est, è semplicemente inaccettabile.

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4 Comments to “Alibi a New York”

  1. Federico Piccioni says:

    Assolutamente d’accordo con questa analisi. Tranquillo è un gran giornalista sportivo, solo che a volte sembra voler andare per forza controcorrente e questo suo anticonformismo intellettuale si sta tramutando in un banale relativismo. A volte la sua opinione consiste in un concetto ormai stra-abusato da parte sua: il basket è misterioso. Invece a volte è molto più semplice di quel che sembra. Woodson ha fallito, sta fallendo e, a mio modesto parere, fallirà. La colpa è solo la sua? No! La colpa è anche la sua? Si! Se ci sono degli schemi e i giocatori non li applicano il problema è del coach, se il tuo giocatore si prende un tiro da con 20 secondi sul cronometro, in transizione, con la mano in faccia il problema è anche del coach. Conclusione: si deve cambiare qualcosa, e quel qualcosa, in primis, è coach Woodson.

  2. frinf says:

    d’accordo dall’inizio alla fine. il video di Velasco è una chicca, comunque, grazie.

  3. lebronpepps says:

    con MDA gli alibi poi raggiungono livelli elevatissimi

  4. Saimon says:

    D’accordissimo, ovviamente.

    E’ la naturale conseguenza della graduale trasformazione in “Flavio il grigio”, che a forza di soppesare cause, controcause, conseguenze e controconseguenze si perde in analisi interminabili (per quanto interessanti e competenti) che non portano a nessuna conseguenza. Nessuna opinione, nessuna via d’uscita dal tunnel dei “se, ma, però, attenzione”.

    Con l’immancabile e ancor più fastidioso diluvio di ” esatto, proprio così, verissimo, giusto” dal fido Davidone.

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