Masai Ujiri è un genio.

Sotto a chi tocca.

Sotto a chi tocca.

Non esiste nel sottobosco dei piccoli mercati NBA un General Manager così bravo, lucido ed innovativo.
Ha la ricetta e sa applicarla alla perfezione. E questo basta ed avanza a renderlo il migliore sulla piazza, alla Walter White.

Quello che ha fatto a Denver, rifilando Melo dove sappiamo e creando una grande e soprattutto duratura cultura cestistica in Colorado, è uno dei migliori lavori dirigenziali degli ultimi 20 anni della Lega.

Ma quello che ha fatto a Toronto nel giro di 6 mesi prova ad essere ancora meglio.

I Raptors, si sa, facevano schifo. Se fossimo stati costretti in questi anni ad esprimerci sulla peggiore gestione manageriale tra tutte le 30 franchigie, i nomi di Colangelo e Gherardini ci sarebbero venuti in mente tra i primi.

Non solo per colpa loro, si badi bene, perché oltre ad essere un piccolo mercato Toronto è pure un mercato straniero, con regime fiscale differente e naturale diffidenza di un certo substrato ignorante di giocatori statunitensi. Non è un caso che sia stata per anni la franchigia più internazionale della NBA.

Ma questa difficoltà è diventata troppo spesso anche un alibi per soffocare i fallimenti e le scelte sbagliate o per giustificare i risultati che non arrivavano. Colangelo più semplicemente aveva il potere ma non aveva la ricetta, come un Gustavo Fring qualsiasi.

Perché se c’è programmazione, una visione globale, un progetto inventivo ed un’idea di basket, i risultati ed i buoni giocatori arrivano eccome, anche nei piccoli mercati. Magari creandoli, invece che acquisendoli.

Ujiri, cittadino del mondo che conosce nelle sue dinamiche più occulte adattandosi ad esse, lo sa.

Doveva fare poche ma non scontate mosse, una specie di operazione Mocio Vileda, le grandi pulizie di stagione: liberarsi di Bargnani e del suo contratto, liberarsi di Gay e del suo contratto, dissolvendo l’incompatibilità tecnica tra Rudy e DeRozan, forse una delle peggiori presenti in giro per la NBA.

Detto, fatto: Bargnani a New York, Gay a Sacramento. Individuati gli obiettivi, raggiunti gli obiettivi. Mai avrei pensato potesse riuscirci così bene in così poco tempo.

Rinunciare al Mago, in quel modo, deducendolo come una tassa, scaricandolo come un peso in cambio di contratti tagliabili e seconde scelte, aveva un preciso valore simbolico, era una tacita dichiarazione di intenti: chi è venuto prima di me ha sbagliato tutto, a partire da quel maledetto draft 2006; ora si ricomincia, alla Masai.
Poi dalla trade è arrivata pure una prima scelta, ed allora si entra banalmente nel magico mondo dei capolavori.

Metaforico ma non casuale che proprio grazie ad un interlocutore citrullo, così attento al business ma così distratto sulla pallacanestro, Ujiri abbia impostato la creazione del suo modello di basket in Colorado prima ed in Canada ora.

Paradigmatico ma ancora una volta non casuale che New York con Anthony e Bargnani abbiano pure il record ed i problemi che sappiamo.

Perché la pallacanestro è uno sport serio e completo, non è un gioco in cui si fa la conta dei punti per vincere, ma i punti e le vittorie sono la conseguenza di un determinato e sofisticato impasto chimico ed umano.

Ujiri, conoscitore di basket prima ancora che infallibile ragioniere contabile, lo sa.

Rudy Gay era tutto quello che non serviva ai Raptors in questo momento, figuriamoci poi a quel prezzo (circa $19 milioni con player option anche per l’anno prossimo): non è un primo violino che decide, non ha un approccio che trascina, non è un giocatore che coinvolge, non ha le caratteristiche per elevare il gioco dei compagni, specie se sono quelli. Anzi.

Ora non è importante il rendimento di chi è arrivato al suo posto da Sacramento, perché Salmons, Patterson, Hayes e Vasquez, pur rappresentando un evidente upgrade per qualità e profondità del roster, non necessariamente faranno parte del progetto futuro.

Quello che conta è l’ennesimo gioiello nel solco della costante applicazione della ricetta Ujiri per gli small market: via le stelle strapagate o i quasar-player pagati come le stelle, dentro tanti giocatori efficienti in un sistema democratico che esalta tutti ed eleva le prestazioni del singolo.
Risparmiando sul salary cap, pur avendo più buoni giocatori a roster.

Essere migliori, cedendo i migliori. Un maestro.

Manca solo George Karl o un adepto della sua pallacanestro in panchina, ed il gioco è fatto. Ma nel frattempo Toronto ha finalmente creato i presupposti per mettersi sulle mappe che contano della NBA e l’ha fatto paradossalmente rinunciando ai suoi giocatori più talentuosi.
Anche se di paradossale non c’è proprio nulla. Ed Ujiri lo sa.

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7 Comments to “Masai Breaking Good”

  1. Saimon says:

    Direi che è il miglior “amministratore straordinario” dell’NBA, quello che meglio di chiunque altro può tirarti fuori dalle secche di una situazione salariale/tecnica al limite del disperato.
    Resta da vedere se i suoi sistemi si possono trasformare in realmente e concretamente vincenti, ma per spaludarsi da contrattoni, albatross e quasar non c’è nessuno meglio di lui in giro.

  2. frinf says:

    se tramite il draft arrivano a dei buoni giocatori (non necessariamente il wiggins di turno) mettono su una bella squadretta…

  3. from0tohero says:

    “Mr. Ujiri… he is the devil. You know… he is smarter than you, he is luckier than you. Whatever you think is supposed to happen, I’m telling you the exact reverse opposite of that is gonna happen, ok?”

    Tutto verissimo, 20 G.M. N.B.A. però sono ubriachi. YO, Bitch!!!

  4. Sergamo says:

    Strano non sia riuscito a spedire anche Rudy Gay a New York.

  5. mircodiuboldo says:

    perfetta spiegazione dell'”Ujiri pensiero”. questa analisi rende giustizia a uno dei migliori gm degli ultimi anni, forse IL migliore, riesce a fare cose che purtroppo nessun altro riesce a fare, sembra di forzare le trade a nba2k, e con questa formula non è detto che non si riesca a cavare fuori qualcosa di buono, hayes e vasquez non sono da buttare, si possono rinnovare a prezzi ragionevoli e farli diventare degli ottimi innesti dalla panca, anche perchè comunque nel breve faranno ancora abbastanza schifo da pescare alto nel draft… grande lavoro. il paragone tra lui e walter white mi sembra eccellente. tantopiù che sto finendo adesso la seconda stagione, iniziando a vederlo stuzzicato dai commenti entusiastici del pluripremiato B.B.
    avanti così
    complimentoni sentiti per il blog, siete sempre piacevolissimi da leggere.
    😉

  6. fad says:

    E intanto I Raptors sono quarti a est…

  7. Jacopo says:

    Già finito di pubblicare articoli ???! 🙁

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