La situazione ad Est è scandalosa.

Grande attesa per il derby: finalmente una vincerà.

Grande attesa per il derby: finalmente una vincerà.

Si cerca di salvare l’apparenza, si prova a fingere che tutte le vecchie potenze della Eastern (come del Patto di Varsavia) esistano ancora. Ma sono solo macerie.

Con l’ultimo record valido per l’ottava testa di serie (Charlotte, sì, i Bobcats: 8-11), nella Western si sarebbe terzultimi. Anche se un certo sbilanciamento a credito dell’Ovest era agli atti da ormai parecchi anni, non ricordo nulla di simile nella storia del gioco.

Ad inizio stagione avevo individuato la pochezza di troppe squadre profetizzando una spaccatura enorme tra le prime e le ultime. Non avevo però fatto un banale ragionamento ulteriore: se fanno tutte schifo, restano tutte vicine perché si battono tra loro.

Come non bastasse il campo a rendere palese la supremazia di Indiana e Miami su tutte le altre, i freddi numeri sono agghiaccianti: Indiana 89%, Miami 78%, la terza in classifica (Washington, sì, i Wizards) al 50% di vittorie.
E Pacers ed Heat hanno pure appena perso la scorsa notte.

Il caso dell’Atlantic è il più monitorato a New York, non solo per lo psicodramma delle franchigie locali ma soprattutto negli uffici centrali della NBA dove si decidono le sorti della Lega: in fuga i Celtics col 40% di vittorie, seguono Sixers e Raptors poco sopra il 35%, malinconicamente (ed anche un po’ pateticamente) chiudono Nets e Knicks, addirittura sotto il 30%.

E’ meraviglioso l’imbarazzo con cui Boston e Philadelphia, palesemente partite per accumulare il maggior numero di sconfitte per fare la voce grossa al draft, si ritrovano al vertice della Division e col terribile spauracchio di ricevere il pass automatico per i playoff, addirittura come testa di serie.

Francamente un insulto al gioco, ma di certo non si può rinfacciare loro la scarsezza altrui o chiedergli di perdere un po’ di più per permettere il recupero delle più accreditate alla vigilia, New York e Brooklyn.

Clamoroso anche il dilemma dei Bulls, che in un mondo normale dopo l’ennesimo crac del proprio leader potrebbero anche rinunciare alla competizione e finalmente mollare un po’ la presa con un sano e chirurgico tanking stile Spurs 1997, per poi affiancare l’anno successivo alla stella recuperata dall’infortunio (David Robinson) una scelta altissima al draft (Tim Duncan) e porre le basi per una dinastia.

Ma un po’ perché con Thibodeau è impossibile farlo ed un po’ soprattutto perché si trovano al sesto posto anche con record del 43%, ecco che di inerzia Chicago non riesce a finire in lotteria nemmeno volendolo.

Da un lato è uno spettacolo divertente, perché tutte le squadre dalla terza alla quindicesima sono in corsa, loro malgrado, per un posto ai playoff.
Dall’altro è una situazione penosa, perché tutto ciò si accompagna ad una pochezza qualitativa francamente allarmante.

Le franchigie dell’Est hanno un record di 26 vinte e 63 perse contro le franchigie dell’Ovest. Se togliamo Indiana (5-1) e Miami (3-0), scendiamo ad un apocalittico 18-62. Cassazione.

La NBA ha un problema.

Non è accettabile che squadre dignitosissime come Minnesota, Lakers, Memphis e New Orleans restino fuori dalla postseason a vantaggio di ruderi assortiti partiti per perdere e ricostruire come appunto Boston, Philadelphia, Charlotte.

Possibile soluzione? Meccanismo wild card, importato concettualmente dalla NFL, anche se applicato diversamente: un turno preliminare con serie al meglio delle 5 per determinare la settima e l’ottava testa di serie.

Il tabellone sarebbe il seguente:

7.Eastern (Charlotte) vs 10.Western (Lakers): vincente vs 2.Est.
8.Eastern (Boston) vs 9.Western (Memphis): vincente vs 1.Est.
8.Western (Golden State) vs 9.Eastern (Philadelphia): vincente vs 1.Ovest.
7.Western (Dallas) vs 10.Eastern (Toronto): vincente vs 2.Ovest.

Avremmo tre benefici enormi, anche in prospettiva:
-più squadre possono lottare per accedere alla postseason, aumentando interesse e disincentivando il tanking;
-al primo turno contro le big accedono squadre più rodate che magari possono evitare la canonica scopa;
-le più forti della Lega partecipano ai playoff, ricreando una meritocrazia nei valori tra le due Conference.

Inutile dire che si tratterebbe di una svolta fin troppo epocale, perché per esempio verrebbe meno il sacro principio di non fare incontrare mai prima delle Finals squadre delle due Conference.

Ma già che è caduto il muro di Berlino, non vedo molti appassionati NBA con tutta questa voglia di assistere al 4-0 di Indiana contro Charlotte o di Miami contro Philadelphia…

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12 Comments to “Good Bye, Lenin!”

  1. Francesco says:

    Però non doveva finire cosi. Intendo, La differenza tra le due conference c’è eccome e ci sarebbe stata comunque ma se a chicago rose non si fosse spaccato e le due squadre di new york stessero facendo quello che erano state costruite per fare non avremmo davanti questo scenario cosi tragicomico. A questo articolo giustissimo manca l’inevitabile complemento e cioè cosa sta succedendo a new york; malissimo ora ma magari quest’anno recuperano per la concorrenza ridicola a est ma soprattutto male/malissimo in prospettiva e credo che a stern perdere il mercato di ny non faccia piacere. Vogliamo rileggere la trade che ha portato melo ai knicks? E quella che ha portato metá boston ai nets?

  2. Saimon says:

    Vergognoso.

    A sto punto, provocazione per provocazione… Ai playoffs le migliori 16 e basta.

  3. Saimon says:

    O ancora meglio….visto che gli americani tengono tanto alla loro Lega divisionale: le vincenti delle division ai playoffs, con teste di serie in base al record. Le altre 10 qualificate in base al record, da qualunque conference esse vengano. Schifo?

  4. luca says:

    A parte che pure nella NFL non premiamo necessariamente le migliori (guardare Saints e Panthers che si devono scannare pure avendo record stratosferici rispetto a quasi tutte le altre squadra).

    La verità è che non ha più senso la divisione per division e ormai per conference. Nell’epoca di 82 partite al’anno, del doping a go go e con tutte le squadra che si muovono su aerei personali non ci sono neanche più scuse di problemi logistici.
    Gerry, io la farei molto più semplice di come la fai tu: un’unica lega in cui si prendono le 16 migliori. Punto. Fine della discussione.

    E visto che ci stiamo, in un mondo perfetto, invece di 82 (inutili) partite l’anno si gioca solo due volte a settimana tipo mercoledì e domenica: così si dopano un po’ di meno e noi vediamo delle partite decenti (e quindi consequenzialmente qualche volta di meno le telecronache di Pessina che è più soporifero di un discorso di Cuperlo).

    Questa situazione è ridicola.

  5. Matthew says:

    Ho idea però che nessuno nella NBA abbia interesse a giocare meno di 82 partite di RS (dato che ciò vorrebbe dire che hai meno entrate)…

  6. gasp says:

    A dicembre parlare di play-off non è molto sconsigliabile perché può succedere tutto l’incontrario comunque è ormai è da 10 anni così ma non si capisce perché nonostante hanno scelte alte le squadre dell’Est siano inferiori di molto a quelle a Ovest

  7. frinf says:

    il discorso delle 82 partite ormai è trito e ritrito. si giocano da una vita, e non sono quello il problema (anche se io odio la RS e gradirei un campionato dove una partita conta qualcosa, e non solo 1/82esimo, ovvero nulla)

    comunque per me una soluzione affascinante sarebbe: se ne mandano 8 dall’est e 8 dall’ovest, come ora…ma poi si mettono tutte e 16 in ordine di record e si fa il tabellone a partire da lì.

    ma non succederà perchè si sfaterebbe il mito est/ovest.

    questa situazione è scandalosa ed è anche strana, perchè le due maggiori favorite per il titolo adesso (ma credo lo saranno anche ad aprile) sono anche le uniche due squadre che ad est giocano a basket sul serio.

  8. gasp says:

    Vogliamo un articolo su Boston-NY!

  9. Francesco says:

    È stato uno spettacolo allucinante

  10. gasp says:

    Ainge ha tirato fuori il coniglio dal cilindro firmando Stevens

  11. Saimon says:

    @gasp andiamoci piano.

    Io sono un celtico, approvo e condivido la scelta di coach Stevens, ma per dire se è stata una buona scelta o no mi sembra esageratamente presto.
    E’ presto perchè quest’anno non si chiede nulla di nulla a questi Celtics. E quindi va bene un po’ tutto. Se si perde va bene, se si vince (con moderazione) va bene, se c’è gioco va bene e se non c’è gioco, beh….chissenefrega tanto questa è una squadra di passaggio. Difficilino valutare un allenatore in una situazione così, senza superstars da gestire o obiettivi tassativi da raggiungere.

  12. Saimon says:

    Intanto…. guarda un po’ cosa ti commenta il futuro commish….

    http://sports.yahoo.com/news/s.....1;nba.html

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