Il fatto: Kobe Bryant ha firmato il nuovo contratto che lo legherà ai Lakers dal 2014 per ulteriori due anni alla cifra di $48.5 milioni complessivi.

Sì Kobe, 24. All'anno.

Sì Kobe, 24. All’anno.

Il commento, epigrafico: una malinconica follia, dal punto di vista di ognuna delle parti coinvolte e sotto qualsiasi altro profilo.

Evidentemente non è e non deve essere in discussione il valore del giocatore ed ancora meno la sua storia o il valore simbolico che la sua figura ha per la sua franchigia.
Kobe è stato i Lakers di questi anni ed è tuttora i Lakers oggi, con annessi i profitti che la sua immagine ha prodotto anche per la famiglia Buss e l’intero ambaradam losangelino.

Ma Kobe non può e non doveva essere i Lakers di domani a quelle cifre.

Lasciando da parte i discorsi sulla crisi e quelle menate economico-sociali che comunque sono all’origine anche delle dinamiche finanziarie della NBA, la linea che questa Lega ha assunto ad ogni livello è all’insegna del risparmio e della riduzione degli introiti.

Il salary cap è stato abbassato brutalmente e progressivamente per i prossimi anni, ogni giocatore della generazione di Kobe si è adeguato. Duncan, Pierce e Garnett, tanto per citare i suoi tre più grandi avversari, prendono circa la metà.

Rose, Paul, Deron Williams, Durant, Westbrook, Love e Griffin, tutti nel fiore della carriera talvolta anche 10 anni più giovani del figlio di Joe, prendono almeno 6 milioni in meno.

Persino i reduci più o meno in scadenza dell’ultima terribile infornata di contratti spropositati oggi irripetibili (Nowitzki, Stoudemire, Arenas, Joe Johnson, Melo ed il suo compagno Gasol) prendono dai 3 ai 6 milioni in meno di quanto prenderà Bryant nel 2016.

Abbiamo criticato i tre amigos di South Beach per quell’autoreferenziale decisione di giocare insieme a tavolino, ma bisogna anche riconoscere soprattutto a LeBron di aver filantropicamente accettato di ricevere molto meno di quanto avrebbe potuto ottenere ovunque, pur di convivere con Wade e Bosh.

Non esiste che Kobe chieda ancora $24 milioni all’anno e non esiste che i Lakers si pieghino alla sua richiesta. Sbagliando a loro volta ed ancora di più, perché per quanto Kobe sia oggi la franchigia, il bene ed il futuro della stessa vengono comunque prima di qualsiasi giocatore e di qualsiasi infatuazione ancestrale.

Bryant era nelle condizioni ideali per legittimare quella sua voglia di vincere, a prescindere da tutti i discorsi testosteronici sullo status, sui diritti acquisiti, sulla riconoscenza e sulla necessità di essere il numero uno anche alla fine del mese in busta paga.
Anche perché Kobe è al momento l’unico sotto contratto dei Lakers per la prossima stagione, insieme al desaparecidos Nash.

Bastava chiedere diciotto milioni annui o aspettare la fine della stagione per il rinnovo, permettendo però alla dirigenza dei Lakers di allestire attorno a te una squadra per un nuovo assalto al titolo. Magari, tanto per fare qualche nome nemmeno troppo di fantasia anche adesso, con Love, Anthony, Rondo o addirittura proprio LeBron, perché no?

Cosa avrebbe tolto alla tua grandezza, alla tua vita quotidiana ed alla tua carriera, visto che ci racconti da 20 anni (e nessuno lo mette in dubbio, parla il campo per te) di essere ossessionato dalla vittoria e dall’obiettivo di raggiungere il Mahatma Jordan per numero di titoli NBA?

No Kobe, così no. Potrei essere tranquillamente il tifoso dei Celtics che maggiormente ti stima ed apprezza, perché mi stai pure simpatico umanamente e già che ci siamo simpatizzi insieme a me per il nostro povero Milan.
Ma questa volta mi hai profondamente deluso, quasi quanto la tua dirigenza.

Qualcuno nell’estate 2010 poteva decidere tra la fedeltà, la vittoria e l’immortalità. Scelse l’aiuto, ma iniziò a vincere.
Oggi Kobe poteva ottenere tutte quelle tre cose insieme, ma pur di non scegliere l’aiuto ha forse compromesso la sua possibilità di tornare a vincere.

Aiuto che a 36 anni, con un tendine d’Achille ricostruito e senza uno straccio di progetto o roster attorno, era pure la cosa di cui aveva maggiormente bisogno.

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6 Comments to “La delusione”

  1. fad says:

    Mi sembra che per le regole del CAP non poteva rifirmare a meno di 18 milioni…ma la vera delusione è la dirigenza:gli hanno offerto quei soldi e Kobe ha accettato,di fatto quasi azzerando le pretese di prendere un big e anche di rafforzarsi sul reparto gregari

  2. frinf says:

    per il regolamento, con un rinnovo “in corsa”, non poteva prendere meno di 18. ma comunque, avrebbero potuto attendere che fosse free agent e firmarlo a meno, se lui lo avesse voluto. fantascienza? forse.

    ma sicuramente poteva prendere “solo” 18 milioni all’anno a 35 anni. avrebbe lasciato più spazio…spazio per un altro big (che c’è comunque) ma soprattutto per la costruzione di un supporting cast degno, senza il quale, da quando è nata l’NBA, NON SI VINCE.

    peccato. in un periodo dove i celtics sono a bagnomaria, mi sarebbe piaciuto vedere un grande vecchio battagliare per l’ultimo anello. ora (a meno di miracoli) si è bruciato l’occasione. MJ rimarrà ad uno in più…che è forse anche un buon riassunto per confrontare le carriere di MJ e Kobe. 6 a 5 per MJ.

  3. Saimon says:

    Boh ragazzi, a sto giro non condanno….

    nel senso: cosa si siano detti nelle stanze e nei momenti del rinnovo, non possiamo saperlo. Giudicare da questa parte dell’oceano, con una mentalità europea e chiaramente più romanticheggiante della loro, senza avere nessun elemento in mano mi sembra un po’ un’acrobazia. Oltretutto la versione “ufficiale” è quella che Kobe avrebbe semplicemente accettato una proposta della dirigenza.
    Per quanto mi riguarda, giudizio sospeso.

    P.S. la vera ingiustizia è che in questa stagione io ho segnato più punti di lui….a lui 24 milioni, io mi pago le trasferte. Invoco il lockout. 🙂

  4. frinf says:

    ma ovviamente non è questione di condannare…e io non ho mai condannato la loro visione capitalistica dello sport (anzi, fanno bene, visto che comunque lì tantissima gente ha il segno + nel bilancio, a differenza di noi nel Bel Paese, dove gestire sport è poco più che buttare i soldi in un gabinetto).

    sta semplicemente di fatto che si sarebbe potuto “accontentare” di “soli” 36 milioni in due anni, alla veneranda età di 35 anni…idioti i dirigenti.

  5. luca says:

    Come scritto anche sul post “The Return” a me pare evidente che noi continuiamo a vedere lo sport loro, intesi come giocatori e propietà, il tornaconto economico.
    Bryant ci tiene a vincere, ma ci tiene di più ai soldi. La proprietà ci tiene a vincere ma ci tiene di più a vendere biglietti e tutto il marketing che Bryant porta con sè.
    Che poi sono davvero dei mercenari, nel senso che credo che siamo tutti d’accordo che non sono questi soldi che prenderà Bryant in questi due anni che gli cambieranno la vita: voglio dire non è che morirebbe di fame senza questi 24 milioni all’anno(eufemismo).
    E poi ci stupiamo se si dopano e non dicono nulla?

  6. Saimon says:

    Mercenari? No….ma quando mai?? Cosa dici?

    Hai forse mai visto un giocatore moltiplicare il proprio rendimento in campo nell’anno in cui si deve guadagnare un nuovo contratto e poi tracheggiare bestialmente l’anno dopo??

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