Mi raccomando non infortunatevi mai al menisco in territorio statunitense.

Accesso consentito solo alla troupe dell'Adidas.

Accesso consentito solo alla troupe dell’Adidas.


Sgombriamo il campo sull’attualità, coi libri di letteratura medica in mano: non ditelo a Franco Baresi, ma effettivamente la chirurgia recente ha trovato questa nuova formula più “lungimirante” di ricostruzione del menisco, con impianto di protesi meniscali per permettere di fatto la rigenerazione di un menisco come nuovo.

E’ la strada che ha scelto lo staff di Derrick Rose, perché ha solo 25 anni, per tornare più forte di prima e tutte quelle baggianate a stelle e strisce.
La troupe dell’Adidas è già in fermento nella sala d’attesa del Rush University Medical Center, trasformata per l’occasione nel set per il nuovo spot che ci sorbiremo per tutta la prossima stagione. Buona fortuna a tutti ad ogni pausa di una partita in tv.

Non c’è quindi nulla di strano nel trattamento e nei 5 mesi per il recupero.

E’ solamente inaccettabile tutto il resto.

Ci hanno raccontato per un anno che Rose se la prendeva comoda per tornare come prima e che non avrebbe rischiato un rientro anticipato per non andare incontro a ricadute.

Bullshit, stronzate. Non si possono prevedere e scongiurare ricadute alle ginocchia dopo la rottura di un crociato.

Stare fuori 18 mesi per un crociato è insopportabile. Starne fuori altri 10 per un menisco se possibile lo è ancora di più.

In una Lega ipocrita all’eccesso, in cui è permesso ai due più grandi fuoriclasse delle dinastie Ante LeBron (Bryant e Duncan) di andare liberamente a doparsi a Dusseldorf in estate eseguendo pratiche considerate illegali negli Stati Uniti, è evidente che c’è dell’altro.

Gli infortuni ed i tempi di recupero apocalittici di Derrick, esattamente come quelli di Messi, nascondono altro.
Magari fattispecie somatiche a rischio, forse errori della medicina, ma sicuramente trattamenti dopanti, passati, presenti e futuri, come condizione sine qua non per essere quello che sono e sopportare quegli standard di gioco.

E non lo dice uno sfigato blogger varesino su We Got Game, ma lo stesso Derrick, vittima e carnefice di se stesso, un anno esatto prima del suo infortunio. Pochi se lo ricordano, era il maggio 2011.

Precisa domanda dell’intervistatore di ESPN: da 1 a 10 quanto è grande il problema del doping nel tuo sport?
Laconica risposta di Rose: Seven. It’s huge. Sette, è un problema enorme.

Qualche ora dopo, ovviamente allertato dalle alte sfere NBA che nel classico stile USA adorano insabbiare le patate bollenti (non si trova più manco l’intervista originale su ESPN Magazine), arrivò il patetico dietrofront del soldato Derrick:

Riguardo la citazione attribuita a me su ESPN The Magazine, non ricordo quella dichiarazione, né mi ricordo che la domanda mi fu posta. Se quella è stata la mia risposta a qualsiasi domanda, ho chiaramente frainteso ciò che mi è stato chiesto. Ma voglio essere chiaro, non credo ci sia un miglioramento delle prestazioni tramite il doping nella NBA.

Yaaaaawn.

Questa è la vera ipocrisia: non si può dire la verità, perché a nessuno conviene la verità.

A chi conviene Leo Messi positivo, se a fare i controlli antidoping sono gli stessi organi che traggono ingenti benefici sotto ogni profilo dalla presenza dell’argentino?
A chi conviene Rafa Nadal positivo, se l’ATP (oltre ai giudici spagnoli) è autoreferenziale?
A chi conviene Usain Bolt positivo, se ci sono già tutti i suoi compagni giamaicani trovati dopati?
Ed andando un po’ più sul concreto, per non sembrare solo un rognoso delirante: a chi conveniva Lance Armstrong positivo?

Sarebbe logicamente sbagliato, come comunque testardamente continuo a fare io ed una fetta importante dei libri di medicina, associare il doping agli infortuni. Il nesso non è sempre dimostrabile.
Non so cosa realmente abbia fatto e farà Rose ed è possibile anche che i miei storici sospetti siano eccessivi.

Il problema è un altro: noi non lo sapremo mai, perché la NBA non può permetterselo.

La mancata trasparenza sugli infortuni sta uccidendo questa Lega. L’assenza di trasparenza asseconda e giustifica il doping, nascondendolo. E gli infortuni ed il doping falsano il risultato sportivo, costringendo a questo ennesimo stillicidio gli appassionati ed i tifosi dei Bulls (dopo quelli dei Blazers, non a caso l’infortunio è avvenuto a Portland), taroccando i valori.

Nel primo post di inizio stagione davo per scontato ed imminente l’arrivo di una serie di infortuni alle stelle di questo gioco. Non era una gufata né una preveggenza. Solo ovvie constatazioni e statistiche.

Rondo non rientra. Danilo non rientra. Kobe non rientra. Granger non rientra. Dei rookies Noel e McCollum non c’è traccia. Ci siamo giocati già Chandler, forse Gasol ed Iguodala, oltre all’ex MVP, lo scandalo Nets e tutti gli altri nel sottobosco.

Ma finché non sappiamo nulla delle loro reali condizioni, lo spettacolo può andare avanti.
L’importante è avvertire subito gli sponsor.

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19 Comments to “The return”

  1. luca says:

    Premesso che avevo già detto la mia sull’articolo “On with the show” aggiungo che Gerry ha perfettamente ragione: non sapremo mai come stanno le cose. Potrebbe succedere solo e soltanto se ci scappa il morto, ma non uno qualsiasi, ci deve scappare”una stelle” dell’NBA, altrimenti non sapremo mai nulla.

    Detto questo mi fa piacere che sia stato citato Duncan: premesso che non so cosa abbia combinato in Germania, però mi pare evidente che giochi “davvero” troppo bene tenendo conto dell’età e del chilometraggio. E trovo ridicolo che seri professionisti come Flavio Tranquillo che spaccano il capello in quattro tra miele e marmellata tutto dicano della bontà del giocatore a questa età senza neanche porsi un vago dubbio: possibile che è solo la natura e volontà di Duncan? Per dire: siccome credo che doparsi sia comunque una scelta personale, noto che Ginobili l’anno scorso è arrivato alle finals non esattamente in formissima…

    Il problema è che noi vediamo lo sport, i giocatori vedono il lavoro (e quindi lo stipendio): se a 50 anni sto in fin di vita meglio che lo sia facendo l’impiegato alle poste o sul bordo di una piscina dopo aver giocato a basket per una ventina di anni?

    Stiamo sempre nel mondo dei sospetti, ovvio, però non siamo neanche nati ieri.

  2. Francesco says:

    “Stare fuori 18 mesi per un crociato è insopportabile. Starne fuori altri 10 per un menisco se possibile lo è ancora di più.” E quindi? La spiegazione “ufficiale” potrebbe non convincere ok, quale è quella plausibile/alternativa e in buona sostanza vera? Quale sarebbe il rapporto di causa effetto tra queste incongruenze e il doping? Quale sarebbe la veritá dietro alle balle e alle opacitâ?

  3. Kratòs says:

    Gerry, puoi farmi un esempio di come (concretamente) secondo te si potrebbe risolvere il problema della mancanza di trasparenza?
    Cos’è che non ti fanno sapere e che invece dovrebbero comunicare? In che modo potrebbero farlo? Per esempio in un caso come quello di Rose o quello di Duncan come potrebbero cancellare i sospetti che hai (partiamo dal presupposto che vogliano farlo, anche se non è così)?

    Perché altrimenti continuo a non capire la tua posizione su questo argomento. Per me un modo per avere assoluta trasparenza semplicemente non c’è, devo prendere gli articoli che hai scritto a riguardo come una semplice esposizione di un dato di fatto, o vuoi individuare un problema che per te si potrebbe risolvere, e invece non lo fanno solo perchè a loro non conviene?

  4. skin says:

    L’infortunio di Rose (se è veramente quello) può succedere a tutti,hai beccato proprio quello che ha meno correlazione con il doping

  5. Gerry says:

    @ Francesco

    Non c’è una spiegazione plausibile/alternativa proprio perché non c’è spiegazione alcuna.

    Ragioniamo per assurdo e facciamo finta (io ne sono convinto) che tutti nella NBA facciano uso di sostanze dopanti.

    Quale sarebbe la prima cosa che bisogna fare se non si vuole fare emergere il problema? Ma evidente: imboscare tutto, nel bene e nel male.

    Se tu rendi pubbliche le evoluzioni mediche e lo status fisico dei giocatori NBA, inesorabilmente emergerebbero tutte le contraddizioni e le magagne che ora sono solo sospetti.

    Se Duncan e Bryant si dopano a Dusseldorf in estate, chi mi dice (oltre all’Adidas) cosa ha fatto Rose in quei 18 mesi post crociato e cosa farà nei prossimi 10 mesi post menisco?

    Ed è con questa ratio allucinante dell’insabbiamento che David Stern si rese protagonista di uno dei più ridicoli e bugiardi interventi che la storia recente dello sport professionistico ricordi: http://www.nba.com/news/stern_050518.html

    Questa è la verità dietro alle balle ed all’opacità.

    @ skin

    Io ben mi guardo dall’affermare che Rose si è fatto male perché dopato: non avrebbe senso e non è dimostrabile, lo specifico sempre.

    Ma non ho dubbi che per giocare a quei livelli, in così poco tempo, con così poco recupero, con quel tipo di contatti, a quelle velocità ed in quello spazio, sicuramente è necessario il doping.

    E quindi per portare il proprio corpo al limite, è più facile spaccare il proprio corpo.
    Ogni libro di letteratura medica conferma questo teorema.

    @ Kratòs

    Le soluzioni di base sono semplicissime: controlli eseguiti da organo terzo a sua volta controllato dalla WADA, passaporto biologico ed esame del sangue invece delle urine, reperibilità in off season.

    Oltre ovviamente all’utopica riduzione delle partite, che sono i giocatori stessi in primis a non volere.

    Io poi sarei anche per la pubblicazione ufficiale dei referti medici per soggetti pubblici di tale portata e di tale professionismo.
    Ma le ipocrite leggi americane sulla privacy non mi vengono in soccorso.

  6. skin says:

    Quindi credi che in passato si dopavano come cavalli?Il doping è diventato fuorilegge nel 98.

  7. Fazz says:

    Palesemente dopati come cavalli.

    Ma, come detto lo scorso anno, continuo a non condividere in alcun modo la posizione sugli infortuni.

    Tempi lunghi e notizie frammentarie lasciano la porta aperta a ogni tipo di supposizione, ma l’ultima che fanno venire in mente è legata al doping.
    Tempi troppo corti (Adrian Peterson? Reggie Lewis?), quelli sì.
    Ma troppo lunghi? Mi manca il nesso.

    Ho capito cosa vuoi dire (lì nascondono e li bombano), ma dal mio punto di vista non ha senso,
    Hanno tempo e modo di bombarli quando e come vogliono.

  8. Dreamtim says:

    Non capisco il nesso con Duncan però.
    La terapia in oggetto è largamente utilizzata da atleti di tutte le discipline con problemi di usura alle ginocchia, e si tratta di un trattamento biologico: http://www.grantland.com/story/_/id/7796225/
    Ne ha fatto uso anche Grant Hill, costa un prezzo che può pagare un libero professionista per giunta. Stanno aprendo filiali anche in USA. La usa perfino tiger woods.

    Probabilmente il doping nella NBA c’è, ma il nesso con gli infortuni dipende dal fatto che semplicemente la nuova generazione di iperatleti è fragile. Super, ma fragile.
    Non ho idea di quello che han passato le articolazioni di Rose, Rondo e soci.
    Altresi, terapia alle ginocchia a parte, la vita di un sportivo medio diventa molto più longeva, se lo chassis regge.

    In ogni caso, stravero: la NBA gestisce male gli infortuni di lungo corso.

    Ma Duncan, dai.

  9. Gerry says:

    @ Fazz

    Se spuntasse fuori una spiegazione sensata extra doping che giustifichi i tempi di recupero così lunghi e le notizie frammentarie, forse mollerei la presa. 🙂

    Ma noi non sappiamo quello che succede e non conosciamo i tempi ed i modi del doping nella NBA, che si concentra proprio nelle fasi di recupero tra una partita e l’altra.

    Sappiamo invece che il doping è sempre scientificamente avanti rispetto all’antidoping (come logico che sia), figuriamoci poi in un mondo in cui l’antidoping non esiste.

    E poiché chiunque con un minimo di raziocinio sa che Rose (come molti altri) si è dopato per essere quello che è stato e si dovrà dopare per tornare ad esserlo, gli elementi per trovare un nesso sono tutti disponibili.

    Nesso che potrebbe banalmente essere anche all’origine, come causa dell’infortunio e non mezzo per il recupero: talmente al limite vengono portati questi corpi con mezzi chimico-artificiali, che poi si spezzano perché non si può imporre alla natura cose che non può fare.
    Ed è più lungo il processo per riportarli a quella perfezione ripartendo da zero.

    Però come sai accolgo sempre la tua obiezione come ho scritto chiaramente anche nel post: non è (ancora o sempre) dimostrabile quel collegamento tra infortuni e doping.
    Il problema è comunque più generale.

    @ Dreamtim

    La terapia in oggetto (Orthokine) non è stata approvata dalla U.S. Food and Drug Administration (FDA), che nella sua vaga dicitura parla solo di “minimally manipulated” e non permette di farvi rientrare le iniezioni di plasma ricco di piastrine (PRP).

    E’ questo il motivo per cui gli atleti americani sono venuti in Europa per sottoporsi a quei trattamenti, come scritto anche nello stesso ottimo articolo che riporti.

    Lo trovo emblematicamente ipocrita (oltre che appunto illegale), sia dal lato del giocatore che aggira la normativa andando oltreoceano, sia dal lato della NBA che sa ma non agisce e fa finta di niente.
    Complici non a caso, d’altronde.

  10. Saimon says:

    Beh Gerry, fino all’anno scorso la FDA non approvava neanche l’importazione dei nostri salumi 🙂 . Quindi in linea di massima non mi fido molto di quello che permette o non permette.
    Ovviamente sto scherzando….

    Concordo comunque sul fatto che sia fastidiosa questa situazione. Il doping esiste, ovunque, ma la linea NBA per combatterlo sembra essere non ne parlo=non esiste. Bullshit, chiaramente.
    E in una lega sempre più “grandefratellizzata” (se non lo fate già, provate a seguire nba su instagram, per dirvene una), il fatto che la situazione infortuni sia trattata allo stesso modo che la situazione doping (ovvero “non ne parlo”) fa venire il fondato sospetto che la motivazione sia la stessa. Coprire, nascondere, tacere.
    E allora….farà comodo tacere ora, ma nel lungo periodo tutto ciò distruggerà la credibilità di questo sport. Perchè quando arriveranno le prove di quello che tutti sappiamo, guarderemo tutto con occhi diversi.
    Come quando durante il Giro di quest’anno vedevo Quintana scalare le montagne: non potevo non pensare alle salite di Pantani, Ullrich, Armstrong. E allora cambiavo canale.

  11. Dreamtim says:

    Come senza dubbio saprete la food & drugs vieta anche le importazioni degli ovetti kinder, boh non saprei.
    La Orthokine è biologia applicata al suo massimo, e se le voci sono vere l’ha utilizzata anche Giovanni Paolo secondo, oltre che infortunati cronici alle articolazioni.
    Non credo sia assimilabile a doping, tanto che in USA centri autorizzati per farla, ci sono.

    C’è un vello di iprocrisia su tutto quello che circonda il doping, gli enti americani, eccetera, quello lo sottoscrivo.
    Continuo che sia un problema di telaio; se a 100 kg fai le cose che fa un quattrocentista 3 volte a settimana, dai e dai qualcosa salta. Se poi sei gonfiato con doping o meno, altro discorso.

    Sappi Gerry che nonostante le parole su Duncan, ti voglio bene lo stesso 🙂

  12. Hispanico82 says:

    Ho letto l’articolo ed i commenti, ma non condivido nè capisco il nesso “recuperi lunghi perchè si bombano”.

    Parto da lontano. Non è implicito il ragionamento che poichè non ne parlano significa che si dopano tutti. Si possono avere dei sospetti (riporti Nadal e Messi che sono quelli su cui sospetto di più), ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Perchè allora si dovrebbe estendere il tutto anche al campo collegiale, poichè molti arrivano al piano di sopra già corazzati, e si deve pensare che lo facciano tutti. Ma molti sono arrivati dall’Europa o a volte hanno fatto il percorso inverso, e non mi sembra che a quel punto le prestazioni fisiche siano così peggiorate.

    Detto questo, potrebbe esistere il nesso “sono dopati –> spingono il loro corpo oltre il limite –> prima o poi pagano pegno” ma poi citi Kobe che si è infortunato a 35 anni, quindi in teoria dopo almeno 15 di doping spinto vista la fisicità del soggetto in questione, Noel che nemmeno ci ha giocato una partita in NBA (e quindi ritorniamo al discorso di prima)o Gallinari che non mi sembra sia così diverso da quando è arrivato in America atleticamente.

    Potrei inoltre capire anche il nesso “recuperano troppo presto perchè si dopano”, non credo che hanno piacere a far stare 18 mesi uno come Derrick Rose lontano dai campi con la stessa pubblicità che ormai ci aveva azzelliato i gioielli di famiglia perchè dovevano riempirlo di steroidi e farlo ritornare più forte di prima.

  13. Gerry says:

    @ Dreamtim

    Ovviamente il bene è reciproco. 😀
    E come sempre alla fine siamo molto vicini nelle posizioni, anche perché il vero bersaglio della questione Duncan non è la terapia in quanto tale, ma le modalità con cui si aggira il divieto in terra USA.

    @ Hispanico 82

    Dici bene: sospetto, per quanto ben calibrato, è la parola chiave che mi inchioda e limita ovviamente la portata delle mie parole.

    Ma io non cerco a tutti i costi (e non potrei trovare) un legame tra i tempi lunghi di recupero ed il doping, così come non è sempre dimostrabile il nesso tra infortuni e doping (anche se un po’ di letteratura medica esiste).

    Mi sforzo sempre di chiarire, come Luca e Saimon mi aiutano ad illustrare, che il mio bersaglio voleva e vuole essere la mancata trasparenza e la mal celata tendenza della NBA ad insabbiare a prescindere l’argomento “salute, infortuni e doping”.

    Atteggiamento che inesorabilmente sfocia in ipocrisia (o vera e propria menzogna, si veda Stern nel 2005) e non può fare altro che alimentare quei rognosi sospetti che in modo forse temerario sono presenti nel mio intervento e nella mia crociata, come semplice e pruriginosa conseguenza.

    Anche l’infortunio di Kobe, detto da uno che ha subito lo stesso problema proprio nel momento di massima ripresa dell’attività, potrebbe tranquillamente essere ricondotto alla nuova carriera (ed al nuovo corpo!) di Bryant dopo il lavoro in estate svolto a Dusseldorf, che ce l’ha riconsegnato in quelle smaglianti condizioni prima del crack.

  14. fad says:

    Gerry
    Interessante articolo (il doping sicuramente è abbastanza presente)
    Ma io non ho capito una cosa:se il doping può essere la causa di tutti questi infortuni,perché in passato dove sicuramente le sostanze dopanti le usavano ancora di più (non esistevano nemmeno i controlli) tutti questi infortuni non c’erano?La tua tesi secondo me qui cade.

  15. Gerry says:

    Perché è cambiato il gioco e sono cambiati gli interpreti ed il loro telaio, in questo quoto totalmente le conclusioni di Dreamtim.

    Il mio passaggio è un altro, che forse non riesco a spiegare.

    Non è il doping in quanto tale che causa questi infortuni, ma gli infortuni sono causati dal fatto che si gioca troppo, con tempi di recupero troppo brevi, in troppo poco spazio, a queste velocità, a quelle altezze, a questa intensità, con quel tipo di difese, con quel tipo di contatti.

    Tutte cose che palesemente non si trovavano nella pallacanestro del passato.

    Sono cambiati gli atleti e l’interpretazione del gioco, si è alzata l’asticella dei requisiti. E quindi i giocatori, per essere quello che sono e giocare a quel livello, si dopano, portando il loro corpo al limite ed anche oltre, spaccandolo.
    In questo il caso Kobe rientra perfettamente nella fattispecie e nella letteratura medica.

    Il doping quindi è conseguenza e condizione sine qua non per essere all’altezza in questa NBA, ma è solo indirettamente la causa degli infortuni. Il filtro è appunto la prestazione oltre il limite che si cerca di raggiungere.

    Ed è questo circolo vizioso “atletismo-doping-infortuni” che l’NBA ha tutta l’esigenza di insabbiare.

  16. Kratòs says:

    “Le soluzioni di base sono semplicissime: controlli eseguiti da organo terzo a sua volta controllato dalla WADA, passaporto biologico ed esame del sangue invece delle urine, reperibilità in off season.”

    Ok, ma allora quello che manca sono i CONTROLLI (e siamo d’accordo, non c’è neanche da discutere), non la trasparenza sugli infortuni. È quello che al limite sta uccidendo la lega, non il fatto che non dicano precisamente perché il giocatore Tizio deve stare fuori per X mesi (che è un discorso in cui entrano in gioco anche fattori che con l’infortunio in sé non c’entrano quasi niente).

  17. fad says:

    Adesso è più chiaro,intendi che la causa scatenante di tutti questi infortuni sia una serie di fattori tra cui il doping.
    Nella nba di una volta c’erano quelle sostanze ma siccome il livello atletico medio era molto meno di quello attuale c’erano meno infortuni e quindi meno dubbi e a Stern e compagnia andava bene;adesso che la situazione è diventata insostenibile la Nba dovrebbe fare chiarezza per fermare l’emorragia.

    Secondo me dovrebbe diminuire il numero di partite e cambiare le regole così potranno continuare a dare l’illusione di una lega pulita senza addentrarsi a fondo.

  18. gasp says:

    Ma non è che gli infortuni recenti siano dovuti al lock-out?La preparazione fatta in fretta e furia,una marea di infortuni che hanno lasciato scorie pericolose nei giocatori che,non al 100 %,siano più soggetti a infortuni.

  19. Hispanico82 says:

    Ok Gerry, adesso il punto di vista è più chiaro. Capisco ma non riesco a condividere in pieno il tuo discorso.

    Perchè qui stiamo parlando di un fenomeno che colpirebbe tutta la Lega, quello del doping, che a mio modo di vedere avrebbe conseguenze più gravi ela possibilità di insabbiare tutto diventerebbe quasi impossibile.

    Poi non mi hai risposto su chi viene e va dall’Europa.

    Ma riprendo il mio discorso, facendo un parallelo. Anche io ho i miei sospetti, specie sugli sportivi spagnoli ed in particolare sul Barcellona nel calcio. Ecco, parliamo di 1 solo team ed in qualche modo le “conseguenze” si sono già presentate su un atleta: parlo chiaramente di Abidal.

    Se penso alla NBA, penso a questo punto ad un fenomeno diffuso di doping che, se ci pensiamo, alla fine eleva il gioco ma in sostanza non da un vantaggio competitivo a nessuno. Quindi ipotizziamo che Lebron, Rose, Kobe, Durant, si dopano per stare sempre ad alti livelli. Chiaramente anche gli Igoudala, i Bosh, i Noah devono doparsi altrimenti il loro livello sarebbe troppo basso rispetto ai top e come conseguenza di questa “catena” anche gli Evans, i Young, i Lin e gli altri devono doparsi sempre per non subire questo gap, dove già sei più scarso a livello di talento, se poi non ti bombi sembri un brocco.

    Ok, dato questo scenario, possibile che l’unica conseguenza (plausibile, come sostengo anche io) siano infortuni a legamenti/menischi/tendini poichè si è spinto il corpo così oltre? Possibile che nessuno patisca problematiche cliniche più serie in funzione di questo fenomeno di massa e quelli già ritirati che hanno giocato in una lega comunque iper-atletica non abbiamo manifestato problemi o non ci sia una gola profonda?

    E’ questo ciò che mi rende difficile pensare che sia un fenomeno così diffuso. E mi fa pensare che questi infortuni possano dipendere soprattutto da metodi di allenamento/calendario troppo fitto/avversari più atletici (magari tempo fa si guardava alla tecnica/tattica mentre adesso i canguri col pallone vengono preferiti)/predisposizione fisica ed, infine, in alcuni casi, da sostanze utilizzate per spingere al massimo.

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