Non sto capendo nulla delle mosse di Ainge a Boston e delle conseguenti prospettive. Buon segno per i tifosi Celtics.

Sorridete!

Sorridete!

Erano gli anni precedenti alla diabolica estate 2007: Danny Ainge ammassava giocatori e scelte al draft da cui chiaramente non avrebbe cavato fuori un uomo franchigia ed indicava con moderazione a coach Rivers l’unica via possibile da percorrere, ovvero quella della sconfitta.

Da tifoso biancoverde ancora fermo a zeru tituli ero irritato e fumantino.

Da un lato in campo non andavano solo ed esclusivamente i più giovani (Jefferson, Perkins, Tony Allen, West, Gomes, Gerald Green) per maturare ed essere messi in vetrina, ma senza alcuna apparente ragione venivano concessi preziosi minuti a ruderi assortiti come Ricky Davis, Raef LaFrentz, Wally Szczerbiak e Mark Blount.

Dall’altro Ainge non faceva una singola mossa coerente con la precedente, nella più evidente navigazione a vista che la storia recente della NBA ricordi, cavalcando di volta in volta occasioni o ispirazioni, ingolfando il cap senza lasciarsi possibilità di manovre e soprattutto agli osservatori di prevederle.

Nel 2007, punto di arrivo di quegli anni improduttivi di fuffa, finalmente era tutto pronto per l’assalto a Oden o Durant, col secondo peggior record NBA e tante palline per ottenere una delle prime due scelte al draft.

Arrivò puntualmente la quinta, coi sorpassi subiti nell’ordine di chiamata da Portland (Oden), Seattle (Durant) e Atlanta (Horford), nella proverbiale sfiga che si accanisce sui Celtics in lotteria, come se sconfitte e tanking non fossero degni della loro storia e gli si rivoltassero contro di default.

Ma nel pieno dello stato di panico, quale occasione migliore per esaltare colui che aveva fino al giorno prima cambiato rotta settimanalmente, elevando così la navigazione a vista al grado di scienza esatta?
Il resto è storia, nelle figure di Allen e Garnett giunti in Massachusetts nel giro di un mese.

Oggi mi sembra di essere tornato di colpo a quegli anni.

Non vedo un singolo giocatore nel roster di Boston in grado di spostare qualcosa nel futuro di questa Lega: Jeff Green, Bradley, Sullinger, Olynyk, Faverani, tutta gente favolosa come complemento di una contender, del tutto inadeguata per qualsiasi cosa in più.

La stella già presente non è Pierce ma Rondo, saggiamente tenuto a bagnomaria cavalcando un infortunio su cui come al solito l’NBA reitera un gravissimo silenzio che fa perdere credibilità al sistema. Ma questa è un’altra storia.

E come per il Capitano all’epoca, il metodo Ainge prevede anche per Rajon scenari di cessione, tuttavia senza urgenza e non in saldo perché la scadenza contrattuale nel 2015 coincide col momento fissato per la ripartenza.

Sì, 2015 domani come 2007 ieri.

Mi aspetto nei prossimi due anni un GM dei Celtics nuovamente in versione navigatore a vista, attivissimo a prescindere, immischiato in qualsiasi trattativa di mercato e con qualsiasi giocatori a roster che vivrà il suo momento di celebrità nella pagina dei rumors.

La procedura è sempre la stessa: scelte al draft (non necessariamente la prima assoluta, ma se capita non si butta via) e contratti tanto pesanti quanto inutili (Green, Lee e soprattutto Wallace) da inserire insieme ai più giovani per pareggiare i salari della controparte nella trade.

Nel frattempo, sconfitte.

Obiettivo semplice: almeno tre All Star contemporaneamente a roster (Kevin Love è chiaramente il primo obiettivo) ad ottobre 2015, non importa come. Poi la squadra si completa sempre in qualche modo col Posey o il P.J. Brown della situazione, come gli stessi tre amigos insegnano.

Riuscirci per la seconda volta è più difficile, un po’ perché i rivali hanno imparato a conoscerti e temerti, un po’ perché Kevin McHale fa altro, un po’ perché devi anche testare il giovane capo allenatore, un po’ infine perché le motivazioni sono diverse ed inferiori.

Se non fosse per quella didattica esperienza del 2007, sarei nuovamente sul piede di guerra contro Ainge, che ai miei occhi sta sbagliando letteralmente ogni mossa recente, in primis modalità e tempistica dell’allucinante cessione di Pierce e Garnett.

Ma ora non ci casco più: se c’è una persona che può nuovamente riportare in alto Boston, a modo suo, inconcepibile e sconclusionato, quello è sempre e solo Danny Ainge.
E meno ci capiremo di quello che sta facendo, più precoce e vincente sarà la nuova dinastia in biancoverde.

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8 Comments to “Déjà vu”

  1. garion says:

    E si salta cosi a piè pari l’estate 2014 che fra free agent e draft risulta a dir poco raro? Non credo che sia il 2015 l’anno su cui puntare

  2. frinf says:

    è ovvio che comunque al draft 2014 ci si punta, ed in maniera selvaggia.

    il senso dell’articolo penso che sia: anche se il draft dovesse portare la solita sfiga, abbiamo speranze anche in un mare di mosse insensate da parte di ainge…

  3. Gerry says:

    Chiaramente si tratta di un percorso, il 2015 è solo il punto di arrivo per la formazione di un roster a tre stelle, ma nel frattempo ne vedremo di ogni colore.

    Le due prime scelte del 2014 ovviamente rientrano a prescindere nell’agenda, ma lo stesso Ainge ancora non sa con che destinazione.

    Mentre non vedo tutti questi free agent che possono essere appetibili per Ainge nell’estate 2014, anche perché non è proprio nella sua metodologia entrare nelle aste selvagge per i big con una decina di anni di carriera.

    Per capirci escludo categoricamente che Boston sarà in corsa per LeBron, Melo, Wade, Bosh, Gay o altri veterani in scadenza.
    A meno di grandi occasioni (ad esempio un Pierce che torna a Boston con un contratto al minimo, mondo delle fiabe permettendo).

  4. garion says:

    Capisco che non si punti a un wade o bosh, ma chi non punterebbe su melo o peggio lebron? Valgono i soldi spesi e boston è cmq un nome che attrae (con rondo annesso poi..)

  5. gasp says:

    Credo che LeBron non possa firmare per Boston perché è dal 2008 che c’e una rivalità non solo con Pierce ma anche con Boston,Melo più possibile ma nel 2015 non scade Durant?

  6. gasp says:

    Mi correggo 2016…comunque sempre dopo il fatidico anno in cui inizia la ricostruzione

  7. Saimon says:

    Mah ragazzi. In sti giorni mi son goduto Kansas-Duke, al draft 2014 con Wiggins, Parker (mamma mia!) e compagnia ci pensa chiunque.
    Anche escludendo che si peschi la 1, perchè la sfiga ci vede più che bene, la scelta di Boston al draft sarà in ogni caso abbastanza alta da poter portare a casa un giocatore di talento, data la profondità impressionante del draft.
    Dopodichè, un supertalento già ce l’hai in casa, un ottimo giocatore salvo imprevisti lo peschi, dopodichè ti butti nella corsa ai free agent o in qualche buono scambio del tipo stella scontenta x contrattoni da buttare. Insomma, nemmeno io so cosa sta facendo Ainge ora, ma se la mia palla di vetro funziona bene, ho motivi per sperare che il lavoro che dovrà fare nei prossimi mesi sarà forse meno difficile di quello che ha fatto 6 anni fa.

  8. skyliuker says:

    posso chiederti quali sono state, secondo te, le colpe di Ainge nella gestione dell’esodo Garnett-Pierce (e a stretto giro Rivers)?

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