Spinoso caso Knicks a parte, delle cinque squadre palesemente sotto le aspettative in questo primo scorcio di stagione, solo due mi stanno realmente deludendo oltre le più pessimistiche previsioni.

Perso? Nun sta' a guarda' er monociglio.

Perso? Nun sta’ a guarda’ er monociglio.

Dai Lakers, specie in contumacia Kobe, ci si aspettava veramente poco, anche se stanno provando a fare ancora meno. Nessuna sorpresa.
Ovviamente visto l’andazzo Bryant è già alle prese col dilemma Morettiano: mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

I Nets non preoccupano, si riprenderanno coi loro tempi. Sono come una macchina di 15 anni a cui chiedi di fare il rodaggio: tutto strano all’inizio, poi si torna a pieno regime. Forse.
Per quanto possa sembrare insensato per veterani del genere, devono comunque passare da questi attriti per assestare i componenti.

Dei Pistons mi sfugge dal primo momento come possano mettere insieme qualcosa di sensato e costruttivo nella NBA moderna con Josh Smith da 3 e due lunghi puri contemporaneamente in campo.
Certo che da qui ad essere penultimi assoluti..

Ma chi veramente sta facendo male e lascia pure la sensazione di non sapere come iniziare a far bene è Washington e New Orleans.

I Wizards avevano forse illuso tutti, me per primo, sulla veridicità dei numeri dell’anno scorso, quando Wall e Beal contemporaneamente disponibili produssero un record intorno al 60% di vittorie.

Invece giocano male, a strappi, accendono e spengono nel corso di uno stesso quarto, John non è quello dell’anno scorso ed hanno pochissimo dai più giovani in panchina, con le preoccupanti involuzioni di Seraphin, Booker, Maynor e Vesely.
E se ti aspetti il salto di qualità in un contesto perdente da Webster ed Harrington, vuol dire che hai un problema.

I Pelicans stanno riuscendo in un’impresa che sembrava impossibile non più di qualche mese fa, quando era senza dubbio tra i 5 capi allenatori più accreditati nella Lega: mettere in discussione la panchina di Monty Williams.

La Western è un girone dantesco e non meno di 10 squadre sono superiori a New Orleans, ma essere meglio solo di Sacramento e Utah è inaccettabile.

Holiday legge e seleziona male; Tyreke Evans fa più danni della grandine issandosi ormai ad uno dei casi più clamorosi e particolari di flop postumi della storia recente del gioco; Jason Smith.. fa il Jason Smith; Aminu pur in quintetto si conferma quello che ai miei occhi è sempre dovuto essere, ovvero un bust; Rivers, ovviamente, non pervenuto.

Ma oltre alla resurrezione apparentemente a pieno regime di un più che discreto Eric Gordon ed in attesa del recupero fondamentale per la chimica di Ryan Anderson, c’è almeno una nota positiva che poi è l’unica che veramente interessava in Louisiana e, per i più spregiudicati ottimisti, ai selezionatori per l’ingresso nella Hall of Fame.

Non c’era un solo indizio che potesse far pensare ad una mancata detonazione di Davis in questa stagione.

Ma Anthony sta facendo davvero le cose in grande ed è abbondantemente più avanti del previsto sulla tabella di marcia, specie in relazione a qualche incertezza di troppo (difesa uno contro uno, falli stupidi, letture offensive, gioco in avvicinamento) che aveva palesato nella stagione da rookie.

Resta indissolubilmente una fattispecie somatica nuova che mai aveva calcato un parquet in questo sport. Non ci sono Garnett o McGee che reggano il confronto: questo arriva nello spazio e nel tempo dove e quando nessuno era mai arrivato prima.

Il problema, per gli avversari, è che sta iniziando a capirci qualcosa del gioco nella propria metà campo e migliora vistosamente palla in mano (tocco prima classe dai 5-6 metri) e nelle soluzioni offensive (cresciutissimo per letture e passaggio).

Non sorprendiamoci se nel futuro prossimo lo vedremo inconsapevolmente realizzare una quadrupla doppia, magari sfruttando la doppia cifra in stoppate o addirittura recuperi.
Sorprendiamoci piuttosto se i Pelicans dovessero pure iniziare a vincere nel frattempo, perché i presupposti non sono ancora maturi.

D’altronde se Garnett ha impiegato nove anni per vincere la sua prima serie di playoff (e quattro per arrivare alle cifre individuali attuali di Davis), Anthony può prendersela comoda ancora per un po’.
Il problema è di tutti gli altri attorno a lui.

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3 Comments to “False start”

  1. HV83 says:

    Sono un simpatizzante dei Pelicans, la tua analisi mi pare molto corretta, la cosa che non riesco a capire è il perchè di certi contratti dati a giocatori che (almeno a mio modesto avviso) non sono mai stati decisivi (Gordon e Evans), per quanto riguarda Holiday invece il curriculum parla da solo (play off nel 2011 e nel 2012, All Star Game 2013). Per finire unica nota positiva AD, è stato più volte paragonato a Garnett, anche se mi pare diverso per caratteristiche tecniche, se rimarrà integro New Orleans ha trovato l’uomo franchigia per i prossimi 10/12 anni….

  2. Alade Aminu says:

    AHO’, te crepo ti mazzate!!

  3. gasp says:

    E Cleveland?Attualmente è sotto le aspettative.

    Comunque il monociglio dopo aver messo su qualche kilo di muscoli sembra esploso.

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