From Heat vs Pacers 93-97, del 24.5


Nel solo primo tempo vanno in lunetta quanto San Antonio e Memphis a fine partita.

Viuuuuleeeenza!

Viuuuuleeeenza!

La finale dell’Est è selvaggia, zozza, scorbutica, ingovernabile, scostante, come sono d’altronde anche molti personaggi che ne fanno parte, rappresentati dai rispettivi leader Born Ready Stephenson e Birdman Andersen.

Diciamo pure brutta.
Ma mai avrei pensato potesse essere o diventare anche equilibrata.

Indiana sta giocando alla pari di Miami. Ed in certi aspetti del gioco (Hibbert MVP) denota una supremazia ancestrale difficile da recuperare per coach Spoelstra con qualsiasi adeguamento, come i miglioramenti quasi a senso unico di gara 2 hanno già sbandierato.

Sbagliano, risbagliano, si tuffano, perdono palla, cercano contatti, si spaziano male, sbagliano ancora, palleggiano inutilmente, la danno dentro in extremis ed in emergenza. E talvolta si ritrovano a centrocampo dopo 21 secondi d’azione offensiva, rivolgersi Paul George per approfondimenti.

Ma stanno giocando la serie che vogliono loro, nonché l’unica che possono giocare.

Geniale nella sua verità la frase di Reggie Miller più volte reiterata dall’Avvocato a proposito dei “suoi” ragazzi: il loro migliore attacco è un tiro sbagliato, così possono prendere il rimbalzo offensivo.

Usciamo dall’equivoco: i Pacers in attacco giocano male, a tratti malissimo, per una semplice conseguenza della constatazione del personale a disposizione, chiaramente privo di funamboli palla in mano, passatori, tiratori e sopraffini lettori del gioco.

Ma proprio per questo hanno qualcosa di più speciale del comune, riuscendo a solleticare le viscere degli appassionati anche al netto dell’ormai sopito odio e della più celata operazione gufo verso i tre amigos.

Intensità, voglia, fisicità, istinti, voracità, prevaricazione, carnalità: sì, tutto bello e giusto, ma è ancora qualcosa di più, proprio perché pur non essendoci molto altro sono ad un fattore campo rispettato dalla più grande sorpresa degli ultimi 30 anni di NBA.

Qui c’è tessuto connettivo, la cultura Hoosiers, un’immedesimazione con lo Stato dell’Indiana e col suo popolo: povero, con poche attrattive, ma che vuole essere identificato col gioco della pallacanestro.

I Pacers ci credono, mettono il corpo ovunque, aggrediscono, menano, non hanno paura di niente e di nessuno, appaiono spigolosi anche davanti ad uno schermo. Rispettano ed amano il gioco, nelle loro limitate possibilità.

E soprattutto difendono, tanto e tutti, ognuno a modo suo, riuscendo a riportare LeBron in quella singolare dimensione che tanto ci ha fatto parlare in passato, forse inutilmente, e che sicuramente sembrava dimenticata: illegalmente disumano per 46 minuti, pietosamente umano negli ultimi due.
Come se gara 1 non fosse mai esistita.

Sono sempre stato in prima linea nel denigrare gli attacchi destrutturati, poco dinamici, poco continuativi, che spesso distinguevano nettamente le squadre per cui tifare da quelle a cui augurare una prematura uscita.

Ma questa Indiana porta per la prima volta nella storia una fattispecie inedita ad un livello così avanzato di playoff: è la rivisitazione dei Bad Boys di Detroit senza il talento dei Bad Boys di Detroit, senza le loro aspettative e con un po’ di cattiveria in meno.
Perché non possono fare altro, sono solo quello che possono essere.

Può anche finire 4-1 per Miami: per quanto questo 1-1 sia ben più pesante dello 0-1 contro Chicago, dipende sempre e solo dagli Heat.

Ma di sicuro, comunque vada, mai si era vista una squadra in finale di conference giocare così male ed al tempo stesso far venire così tanta voglia di giocare a basket.
Quella stessa voglia che a loro, nell’Indiana con un canestro sopra il garage di ogni abitazione, non passa mai per tutta la vita.

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11 Comments to “500 Miglia di passione”

  1. Zjk says:

    Ho le stesse sensazioni, i Pacers massimizzano ogni risorsa e giocano un basket per certi versi nuovo.

    Oltre ai vecchi Pistons mi ricordano anche quelli di Larry Brown per l’utilità che hanno tutti, solo che qui sono anche giovani ed erano tutti ancora meno affermati prima di questi playoffs.

    Io dico che vince Miami in gara 7.

  2. delsa says:

    tutto molto bello ma la verità è che lebron è costretto a giocare da solo. se solo entrassero 4-5 tiri da 3 della gente che deve metterli e che li ha sempre messi allora la serie sarebbe esattamente come ci si aspetterebbe: inesistente.
    e non ditemi che è la difesa di indiana perchè allen, battier, chalmers e cole sbagliano con metri spazio.

  3. giuppok says:

    questo è il sacrifico che fa miami per avere lebron e wade insieme, rinunciano ad un resto della squadra a buoni livelli

  4. garion says:

    non direi proprio che il resto della miami non sia di buon livello, anzi. e la partita appena trascorsa credo lo abbia dimostrato.
    le serate no capitano a tutti, ma prima o poi i piazzati di haslem (che è li per quello) e le scorribande di chalmers (idem) oltre al sempre presente birdman, dovranno iniziare a funzionare.
    e ancora non si è visto bene un certo ray (o un battier)
    poi haslem non farà sempre il 90%, però un pò meno lui e un pò più gli altri che son stati in sciopero bianco e direi che miami va in finale alla peggio con un 4-2
    e tanti saluti alla fisicità di indiana

  5. Vincentvega says:

    purtroppo mi trovo d’accordo con garion..onore a indiana,ma il resto di maiemi ha giocato troppo male per poter sperare che continuino così

  6. garion says:

    diciamo che come pronostico il mio ha fatto piuttosto schifo va 😀

  7. Francesco says:

    @garion
    Se ti puó consolare sei in buona compagnia…gara 7 non so in quanti se la aspettassero….

  8. garion says:

    veramente… a sto punto godiamoci lo spettacolo 😀 anche se penso che i pacers sarebbero una preda facile per gli spurs

  9. ThePoz says:

    “Non succede ma se succede” (cit.)

  10. Saimon says:

    Ahimè non è successo…….

  11. gasp says:

    Ma è quasi successo

    Gerry un articolo sulle imminenti Finals?Si preannunciano tra le più interessanti degli ultimi anni

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