Vincere è una abitudine.
Sfortunatamente, lo è anche perdere.
– Vince Lombardi.

Prosegue la lista delle figure più incisive dell’ultimo mese del 2009. È la volta dei peggiori.

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Coach O'Brien e la difesa imperfetta dei Pacers.

Coach O'Brien e la difesa imperfetta dei Pacers.

1. Jim O’Brien
Indiana Pacers: 30%, last ten: 2-8

Delle squadre che subiscono oltre 100 punti di media, i Pacers sono i peggiori per punti segnati dopo i Nets. Indiana riesce a contenere gli avversari ad un apprezzabile 45,5% dal campo, vanificato però dalle tantissime occasioni concesse: nessuno subisce più recuperi di loro (8,73) e solo ad Oakland lasciano più rimbalzi agli avversari di quanto non permettano i Pacers (45,6).

La difesa è il principale grande difetto dei Pacers e non è una novità. Coach Jim O’Brien ha ereditato una situazione non facile, un roster o troppo giovane o troppo logoro o poco capace. Con i continui infortuni, specie ai giocatori chiave del presente e del futuro (vedi Dunleavy e Granger), sarebbe anche ingiusto aspettarsi troppo. Ma neppure ad infermeria vuota gli eredi di Reggie Miller hanno mai dato segnali di aver aggiustato la difesa.

Quello che a mio giudizio deve essere il primo, secondo e terzo punto in cima alla lista delle cose da sistemare ad Indianapolis, non pare essere un pensiero ossessivo dell’allenatore dei Pacers. Solo due giorni il suo punto sulla situazione, come riportato dall’Indianapolis Star, metteva al centro la fase offensiva e la scelta dei titolari.

O’Brien progetta di continuare a cercare il giusto mix di giocatori. Sta considerando di mescolare il lineup un’altra volta dopo che i suoi starters sono stati strapazzati per la seconda partita di fila, quella persa a Miami 114-80. “Nelle ultime due partite non abbiamo attaccato bene. Con questa unità abbiamo fatto un discreto lavoro nelle tre partite precedenti, ma ora non sta funzionando. Dobbiamo continuare a ri-valutare tutto.”

Considerando che il contatore di sconfitte consecutive da oggi segna il numero 7, mi pare che sia da più di due partite che qualcosa non funziona.

Radmanovic è almeno un buon tiratore?

Radmanovic è almeno un buon tiratore?

2. Vladimir Radmanovic
Golden State Warriors: 29%, last ten: 2-8

Da quando ha lasciato i Clippers, Vladimir Radmanovic non ha collezionato belle figure. Scaricato dai Lakers prima e dai Bobcats poi, il serbo è finito a giocare nella Baia (primo brutto segno) nella trade che ha portato Stephen Jackson nella terra di MJ. Non che ci si aspettasse da Slalom un rendimento anche solo vicino a quello del giocatore partente, ma un contributo minimo quello sì. Alcune cose su un campo da basket le sa fare, no?

“Ora è riluttante a tirare. Se è in un periodaccio, capisco che sia un po’ più timido, ma non può passare una partita intera senza mai cercare di prendere i suoi tiri. Sta cercando di fare altre cose e lo rispetto per questo, ma non possiamo avere un giocatore che è uno zero totale in attacco.”

Per un giocatore che si è guadagnato una carriera in NBA come tiratore e, in generale, come discreto giocatore offensivo, sentirsi definire da coach Nelson uno zero totale in attacco suona come la condanna definitiva. Altro che Buon Natale!

Nel San Francisco Chronicles si legge pure che Nelson lo implora di dargli almeno una decina di punti a partita. Mica la Luna. Radmanovic sembra avere iniziato ad accontentarlo proprio questa notte, andando in doppia cifra contro i Lakers (11 punti con 9 tiri), per la prima volta dopo 12 partite.
Courage!

Caron Butler, futuro incerto a Washington.

Caron Butler, futuro incerto a Washington.

3. Caron Butler
Washington Wizards: 33,3%, last ten: 3-7

Prima di Natale Flip Saunder era convinto che i suoi ragazzi fossero pronti per infilare una striscia di almeno 5-6 vittorie consecutive. Nella sua ultima dichiarazione, post figuraccia contro i Suns, ha invece parlato di un progetto a lungo termine dal quale non ci si può allontanare. Mmm…

Con un roster di tutto rispetto ed alle spalle undici partecipazioni (su tredici occasioni) ai Playoff, la strada per la post-season non doveva apparire così in salita a coach Saunders. Uno che lascia ampie libertà d’azione ai giocatori di talento. Chi allora sta tradendo le aspettative?

A giudicare dalle partite dei Wizards viste quest’anno, nessuno come Caron Butler mi sembra una pallida imitazione di quello ammirato in giorni diversi. A sensazione personale, non credo si tratti di una questione atletica e neppure tecnica, mi sembra piuttosto difetti di quella straordinaria intensità con cui si mangiava i parquet un paio d’anni fa.

La passata stagione, vuoi per l’infortunio vuoi per la situazione di classifica, poteva non essere molto stimolante per lui. Il giudizio di quest’anno, a roster completo e Arenas sano, sarà più veritiero. E per ora non è incoraggiante.

In qualità di blogger su Hoopsype, Caron ha scritto un post dal titolo Non è finita una settimana fa. Un linguista potrebbe sostenere che il testo e il sottotesto di questi paragrafi che riporto esprimono pensieri opposti.

Anche se i miei numeri sono un po’ in calo quest’anno, so che posso essere un giocatore efficace per gli Wizards e che posso fare quello che mi viene chiesto. Posso ancora segnare 20 punti, prendere 7 rimbalzi, dare alcuni assist, tutto mentre difendo sui migliori giocatori della Lega. So di poterlo fare e non mi preoccupano le voci di mercato.
Sono già stato scambiato un paio di volte in carriera e non fece altro che darmi motivazioni extra. Guardate alle mie statistiche.. ogni volta che sono stato ceduto, ho disputato un campionato migliore con la nuova squadra rispetto a quanto fatto con quella vecchia. Non vuoi essere ceduto, ma puoi cercare il lato positivo. So di averlo fatto.

Sono io ad essere malizioso, o le vedete anche voi le valigie?

Coach Jordan: non sono ancora i suoi Sixers.

Coach Jordan: non sono ancora i suoi Sixers.

4. Eddie Jordan
Philadelphia 76ers: 26,7%, last ten: 3-7

Di come i Sixers stiano giocando un basket brutto e poco corale ne ho già parlato di recente. Nonostante il cambio di sceneggiatura (nuovo coach) e di regia (cessione di Andre Miller) i Sixers cercano ancora di correre per sfruttare l’atletismo e l’abilità di concludere in campo aperto dei suoi principali attori in campo. Quando non lo fanno, gli isolamenti sono quanto di più probabile da osservare.

Philadelphia è in lenta ed inesorabile discesa, sia nel gioco che nei risultati.
La difficile conversione stilistica dei nuovi Sixers procede faticosamente, come sostiene anche Chris Mannix su Sport Illustrated.

“Quando si affidano al gioco in transizione sono un’ottima squadra – dice uno scout della Eastern Conference – Ma quando si mettono a giocare la Princeton sembrano smarriti”. Nel tentativo di risolvere il problema, Jordan si è progressivamente allontanato dal sistema leggi-e-reagisci in favore di un attacco più convenzionale. Se del cambio di registro sembra aver beneficiato qualcuno (Thaddeus Young, scomparso ad inizio stagione, nel mese di dicembre segna 18 punti con 8 rimbalzi di media) i risultati non cambiano.

Forse un gruppo giovane e tatticamente indisciplinato come quello attuale di Philadelphia necessita di più tempo e magari verrà il giorno in cui riconosceremo la mano di coach Jordan. Un profumo più familiare (o ingannevole?) è percettibile nei recenti passi avanti di Elton Brand, sempre più a suo agio in Pennsylvania, fino ad ergersi a giustiziere dei Blazers con 25 punti nel match di lunedì notte.

A Chicago ne sentono la mancanza, nel Michigan non fa la differenza.

A Chicago ne sentono la mancanza, nel Michigan non fa la differenza.

5. Ben Gordon
Detroit Pistons: 35,5%, last ten: 2-8

Con otto sconfitte consecutive i Pistons possono invidiare chiunque tranne i Nets (10 di fila and rising). La seconda grande rifondazione di Dumars parte dal duo di free-agent pagati a peso d’oro in estate. Ma se Charlie Villanueva sta portando fondamentali punti nel pitturato con percentuali lusinghiere (con un picco del 68,3% di media registrato undici giorni fa, cui fa da contraltare un 45% complessivo ed un 29% dalla lunga distanza), l’arma offensiva Ben Gordon sta conducendo una stagione senza infamia né lode, terzo marcatore (18,4 punti) dopo Stuckey e il recuperato Hamilton.

Le mie perplessità sul valore aggiunto che Gordon possa significare per i Pistons del presente e del futuro restano saldissime. E se penso che a Chicago hanno fatto slittare il povero Salmons in posizione di shooting guard e che i Bulls sono diventati all’improvviso la squadra che meno si affida al tiro dal perimetro dell’intera Lega, mi domando se non ci abbiano perso entrambe dal cambio di divisa estiva di Ben.

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