Si sente parlare sempre più spesso di giocatore atipico e di ruoli interscambiabili.
Ma che giocatore può essere oggi considerato atipico nella NBA? E che cosa si intende per ruolo nella NBA del 2009?

Dan Peterson ci ha sempre insegnato a contare fino a 5 per arrivare al quintetto ideale ed alla pace dei sensi per un coach: 1 Play, 2 Guardia, 3 Ala piccola, 4 Ala grande, 5 Centro.
Oggi questo calcolo temo possa – lesa maestà! – considerarsi superato.

In ogni epoca è possibile trovare un’eccezione, eppure prima degli anni ’90 un giocatore oltre i 2.10 era concettualmente prima ancora che tecnicamente pensato come un centro, statico ed addetto a rimbalzi, stoppate e canestri da sotto.

Era proprio un fatto sillogistico, un teorema geometrico. Sei alto? Giochi in area e non puoi muoverti a più di 4-5 metri dal canestro. Da qualche anno se questo accade non solo non è più un’eccezione, ma è quasi una regola vedere quintetti composti solo da giocatori perimetrali.

Andrea Bargnani: atipico, eccezione o regola?

Andrea Bargnani: atipico, eccezione o regola?

Dice Federico Buffa:

Sono cambiati gli atleti. In tutti gli sport abbiamo un’evoluzione dal punto di vista numerico; nella pallacanestro te ne accorgi dalle posizioni in campo. Ci sono dei giocatori di 2.10 come Nowitzki, Bargnani, Steve Novak che tirano il 40%, il 50%, addirittura il 60% da tre punti. La loro presenza, il loro modo di interpretare la pallacanestro ha allargato il campo. E il gioco li insegue.

Oggi siamo forse ad una tappa successiva: ci stiamo avvicinando ad un basket in cui potrebbe non esistere più la distinzione tra shooting guard (2), small forward (3) e power forward (4).

New Jersey ha una pletora di giocatori che vengono utilizzati indifferentemente nei ruoli di 2, 3 e 4 a seconda dell’esigenza del momento: Douglas-Roberts, Simmons, Hayes, Yi Jianlian, Hassell, Terrence Williams.

Identica situazione a Chicago, con una versatilità dei giocatori in quintetto dal ruolo di guardia a quello di ala grande a tratti impressionante: John Salmons (2-3), Luol Deng (2-3-4), Tyrus Thomas (3-4), tutti in grado di difendere indifferentemente ed a prescindere su tre dei cinque giocatori che il quintetto avversario propone loro.

Sorvolo poi sui casi Mike D’Antoni e Don Nelson, pionieri incontrastati dello stravolgimento dei ruoli canonici, rispettivamente con Boris Diaw riscritturato centro da guardia/ala piccola che era e con una banda di 4 perimetrali frombolieri da 3 punti a muoversi attorno ad un pivot preferibilmente segnalato nei paraggi dei 2.15.

Il rookie DeMarre Carroll a Memphis è al momento il primo giocatore ad entrare in campo per i suoi Grizzlies. Bene, tra preseason e prime partite stagionali, questi sono i giocatori che ha sostituito:
D. Carroll enters game for R. Gay (ala piccola)
D. Carroll enters game for O. Mayo (guardia)
D. Carroll enters game for Z. Randolph (ala grande con Gasol centro)
D. Carroll enters game for M. Gasol (ala grande con Zach centro)

Qui si va oltre il concetto classico di combo, ovvero giocatori a metà strada tra due dei cinque ruoli classici. Siamo alla rivisitazione del Cerbero, il mostro a tre teste, elevando a scienza esatta l’ideale di duttilità.

Un indizio ancora più clamoroso dell’evoluzione del gioco tramite le posizioni in campo fa in questo inizio di stagione Cassazione: molte squadre hanno scalato o stanno provando a scalare un giocatore che era sempre stato considerato e utilizzato come ala piccola (3) nel ruolo di guardia (2).

Solo per i ragguagli più recenti: Andre Iguodala a Philadelphia, Wilson Chandler a New York, Corey Brewer a Minnesota, John Salmons a Chicago, Stephen Graham a Charlotte, Trevor Ariza a Houston, Mike Miller a Washington. Si sussurra anche di un rientrante Josh Howard a Dallas schierabile da 2 per fare spazio al quintetto con Marion da 3 e Dirk da 4.

Ci sarebbe poi un certo Kevin Durant che gioca come Kobe Bryant ma con 10 centimetri in più… ma forse questa è un’altra vicenda ancora più speciale.

Cambiano gli atleti, cambiano gli spazi, cambiano le regole. Senza che io riesca a ravvisare una gerarchia temporale tra questi tre elementi.

Si va più veloce, si va più in alto. Ed il gioco si adegua rimanendo apparentemente ancora fedele al suo modello, ma solo perché il modello su cui ci basiamo è quello contemporaneo che stiamo vivendo.

Si gioca sempre in cinque, ma all’interno dell’involucro i ruoli sono rappresentati da fattispecie totalmente differenti rispetto al passato, che evolvono centimetro per centimetro, chilogrammo per chilogrammo, senza che ce ne rendiamo conto.

Quando nel 2039 sentiremo in una telecronaca la frase non è più la NBA dei nostri padri, questa volta il Flavio Tranquillo di turno non si rivolgerà a noi ma direttamente ai nostri figli, che forse sogghigneranno beffardi e poco indottrinati provando ad immaginare cosa potesse essere il paleolitico basket che seguiva il babbo nel lontano 2009.

Per non farsi trovare allora impreparati e per non farsi sopraffare dalla nostalgia, è necessario adattarsi a nostra volta a questi cambiamenti e se possibile riconoscerli in anticipo.
Anche per poter rispondere all’erede monello che il papà aveva previsto tutto trent’anni prima.

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One Comment to “I ruoli nella NBA dei nostri figli”

  1. Mike says:

    io credo che l’unico vero tratto caratteristico innovativo sia quello dei sette piedi che si spostano fin oltre l’arco, fenomeno che oramai conosciamo da diverso tempo e a proposito del quale è inutile ora disquisire se abbia fatto bene o male al gioco oppure analizzare caso per caso i suoi prodotti.

    per quanto riguarda i giocatori multiruolo inviterei invece ad una analisi meno affrettata (se mi permetti il termine), ponendomi su posizioni più conservatrici: tali giocatori ci sono, non si può sostenere il contrario, magari anche in quantità maggiore rispetto alle epoche precedenti, ma allo stesso tempo credo che ci siano sempre stati. io non ricordo un solo numero 2 o 3 o 4 che abbia saputo fare un solo unico ruolo, role player a parte magari.
    non vorrei fare esempi perchè mi sembrerebbe riduttivo citare solo alcuni nomi (ne butto lì uno per decade: Kukoc anni ’90, Magic anni ’80, Hondo anni ’70, Cunningham anni ’60) che non rappresenterebbero le centinaia (migliaia?) di giocatori che nel tempo si sono avvicendati sul parquet.
    sostengo invece che il fenomeno ora è maggiormente sotto la lente d’ingrandimento per due fattori: 1) le maggiori possibilità atletiche che spesso combinano velocità, potenza e centimetri (aspetto che anche tu consideravi fondamentale); 2) staff tecnici che si sbizzarriscono nella sperimentazione di soluzioni tattiche in modo più esasperato rispetto al passato (aspetto trattato da te in modo diverso e non con la necessaria attenzione a mio avviso). e bisogna dire, che queste soluzioni tattiche figlie di Nelson prima e D’Antoni e co. poi, si sono rivelate al momento in cui scrivo fallimentari.
    ripeto e riparto da questo concetto: fallimentari. metà degli staff tecnici NBA può incaponirsi quanto vuole nel tentativo di cavare il meglio da ogni suo uomo a disposizione ma queste ricerche tattiche vanno a scontrarsi con soluzioni “di base” più tradizionali, sviluppate ovviamente in maniera incisiva, e in fin dei conti più concreta. la storia la scrivono i vincitori, e nel suo piccolo anche l’NBA rispetta questo “dogma”: fino a quando un Nelson o un D’Antoni (o un loro figlioccio o un altro “rivoluzionario”) non vinceranno il titolo, il gioco continuerà a seguire la stessa linea, discostandosi saltuariamente da essa disegnando poi quello che è il bello di questo sport.
    sarà perchè per me l’NBA è principalmente playoff, preferisco giudicare le evoluzioni storiche del gioco partendo dall’analisi delle squadre che vincono il titolo, poi di quelle vincono le Conference, le finaliste di Conference, dando a ciascuno il suo peso specifico.
    e a tal punto la mia domanda è sempre quella: quante e quali squadre hanno vinto il titolo senza fondarsi sull’asse pivot-play o comunque sostanzialmente affidarsi ad un lungo dominante su entrambi i lati del campo? se escludiamo il periodo in cui la presenza dell’ABA indeboliva la Lega, la risposta è 6, 6 squadre e tutte con lo stesso nome.
    perchè non è andata avanti quella rivoluzione?

    prometto alla prossima di commentare un pezzo di Mookie

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